La destra vuole cancellare le sanzioni Ue per i governi che non rispettano lo Stato di diritto

Il centrodestra italiano cerca di fare un favore ai Paesi che non rispettano lo Stato di diritto in Europa. È questo che emerge da una risoluzione approvata dalla maggioranza alla Camera, con 129 voti a favore. Nel testo, si chiede al governo di impegnarsi per fare in modo che dal 2028 l'Unione europea cancelli "i meccanismi sanzionatori previsti nei casi di asserita violazione dello Stato di diritto da parte degli Stati membri".
Una proposta che ha attirato subito la condanna di Avs, con la deputata Elisabetta Piccolotti: "Ci pare che la vostra mozione dica che lo Stato di diritto in Europa vale fino a un certo punto, cioè vale finché non incontra la volontà di persone come Orbán, finché non incontra la volontà di potenza di leader che puntano a soluzioni autoritarie".
Le risoluzioni non sono vincolanti. Questo significa che, dopo l'approvazione, non cambierà nulla nell'immediato. Il governo non è obbligato legalmente a rispettare l'impegno che l'Aula gli ha chiesto. Ma il testo rappresenta comunque una presa di posizione netta, sul piano politico.
Le punizioni dell'Ue per chi viola lo Stato di diritto oggi
Nel diritto europeo è molto importante il concetto di Stato di diritto. L'articolo 2 del Trattato sull'Unione europea, il testo fondamentale su cui si regge l'Ue, dice che l'Unione "si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini". Queste sono, in generale, le linee che non vanno superate.
Sulla carta c'è già da tempo una norma che permette di punire i Paesi membri che non rispettano questi principi, togliendo loro il diritto di voto. Ma non è mai stata messa in atto, soprattutto perché per farla scattare serve un voto all'unanimità di tutti i Paesi tranne quello punito.
Dal 2020 invece c'è un nuovo meccanismo, più flessibile: il cosiddetto Regolamento sulla condizionalità. Con un voto a maggioranza, si possono colpire i Paesi che non rispettano lo Stato di diritto sospendendo i fondi europei che gli spetterebbero. Questo meccanismo ha colpito la Polonia e soprattutto l'Ungheria dell'ormai ex premier Viktor Orban.
Ora si vorrebbe fare un passo ulteriore. Nel Quadro finanziario del 2028-2034, che traccerà le linee da seguire in quegli anni, c'è la proposta di inserire un'ulteriore stretta da questo punto di vista. Per alcuni fondi si vorrebbe richiedere a ciascun Paese di spiegare nel dettaglio i loro progetti, per assicurare che siano in linea con i principi dello Stato di diritto, e che rispettino le raccomandazioni sul tema che ogni anno la Commissione europea fa a ogni governo. In caso contrario, scatterebbe una sospensione di dodici mesi. Se niente cambia in quell'anno di tempo, i fondi sarebbero ritirati del tutto.
Il ‘no' della destra italiana
Su questo punto il centrodestra italiano ha deciso di mettersi di traverso. Perché, si legge nella mozione approvata oggi, bisogna "vigilare" per essere sicuri che questi meccanismi "siano ancorati a criteri oggettivi e misurabili e non a criteri politicamente sensibili e discrezionali". Mantenere un metodo il più possibile "aderente al sistema attualmente in vigore", senza altre strette. La proposta europea "desta preoccupazione" nel centrodestra, perché significa che le raccomandazioni della Commissione europea sullo Stato di diritto diventerebbero vincolanti, mentre invece dovrebbero "rimanere uno strumento preventivo".
La sostanza arriva negli impegni: si chiede al governo Meloni di fare il possibile "nelle competenti sedi decisionali dell’Unione europea" per fare in modo che "si espungano dalla proposta i meccanismi sanzionatori previsti nei casi di asserita violazione dello Stato di diritto da parte degli Stati membri". L'intenzione, messa nero su bianco, è di fare marcia indietro sulle sanzioni contro chi non rispetta lo Stato di diritto.
"State dicendo che l'Unione non deve intervenire con sanzioni quando uno Stato membro viola i principi democratici, viola l'equilibrio dei poteri, minaccia l'autonomia della magistratura, minaccia la libertà delle persone. Questo punto della mozione è completamente inaccettabile, dimostra tutta la vostra subalternità a Trump, a Putin, a Orbán e a tutta la filiera dell'internazionale nera e mette a rischio l'Europa", ha attaccato Piccolotti in Aula.