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Conflitto Israele-Palestina e in Medio Oriente

Cisgiordania, nel rapporto di Mediterranea le prove dei legami tra coloni e governo israeliano: “Sanzioni a tutti”

L’associazione italiana ha identificato e raccolto le prove dei crimini di alcuni tra i coloni più violenti in Cisgiordania. La connessione tra esponenti di governo ed estremisti ha creato un sistema unico. Necessarie sanzioni a tutto l’esecutivo Netanyahu.
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La violazione dei diritti umani e la commissione di crimini contro l'umanità contro la popolazione civile palestinese non sono opera di qualche Ministro estremista o di qualche colono violento isolato, ma sono perpetrate da un vero e proprio sistema che lega i coloni più violenti, le loro organizzazioni e gli esponenti del governo Netanyahu.

È questo l'esito del rapporto di Mediterranea Saving Humans, l'associazione italiana che per un anno ha monitorato tutti i giorni la regione della Massafer Yatta in Cisgiordania, dove è stato anche girato il documentario premio Oscar 2025, "No other land". Gli attivisti italiani hanno realizzato il primo rapporto internazionale sulla violazione dei diritti umani in quell'area, andando a classificare ogni violazione fatta da coloni ed esercito contro la popolazione civile palestinese, corredata di foto e video. Non solo. Grazie alle testimonianze e alle evidenze raccolte sul campo dai suoi attivisti, Mediterranea Saving Humans è riuscita a stilare una lista dei coloni più violenti attivi nella regione e in tutta la Cisgiordania, e come questi sono collegati al governo nazionale.

Tremila violazioni in un anno: "Disegno coordinato con il governo"

L'attività di osservazione di Mediterranea Saving Humans è durata 343 in tutto l'anno 2025, ed è già ripresa nel mese di gennaio per l'anno 2026. Complessivamente sono state registrate 2.999 violazioni dei diritti umani, in un territorio di 36 kilometri quadrati. Tra queste figurano 150 aggressioni fisiche, in cui i coloni, quasi sempre armati di bastoni e spranghe, hanno assaltato i villaggi palestinesi, per una media agghiacciante di un assalto ogni due giorni. Ed ancora 206 detenzioni arbitrarie di palestinesi, 62 demolizioni di case, 166 attacchi alle coltivazioni, stalle o pozzi d'acqua. Tra i villaggi più colpiti Um al Khair, At Twuani e Um Fagarah.

Nel rapporto vengono censiti anche 59 ampliamenti di colonie o avamposti, entrambi considerati illegali dal diritto internazionale, a testimoniare come l'espansione dei coloni, supportata dal governo israeliano, vada di pari passo con la pulizia etnica quotidiana. È un vero e proprio inferno quello che viene descritto nelle pagine del corposo rapporto dell'associazione italiana, che rappresenta la vita quotidiana degli abitanti di una regione palestinese della Cisgiordania.

A corredare il rapporto c'è anche un database enorme di video, foto e testimonianze su ogni violazione dei diritti umani commessa, in una architettura complessiva del rapporto che diventa un documento prezioso di prova per gli organi di giustizia internazionale. "Il quadro è quello di un disegno coordinato di colonialismo, in cui coloni e organizzazioni costruiscono materialmente, finanziariamente e ideologicamente l'Occupazione con il sostegno politico del governo Netanyahu" si legge nel rapporto.

A sinistra Yinon Levy, a destra Binyamin Zarviv, foto Mediterranea Saving Humans
A sinistra Yinon Levy, a destra Binyamin Zarviv, foto Mediterranea Saving Humans

L'elenco dei coloni più violenti: "Vanno sanzionati dall'Unione Europea"

Per la prima volta un'organizzazione italiana ha identificato e raccolto prove contro persone fisiche, tra i coloni più violenti, denunciandone pubblicamente le condotte. Non una denuncia generica e nemmeno un rapporto "top secret" da inviare agli organi di giustizia internazionale e ai governi, ma una vera e propria denuncia pubblica. L'elenco vede il nome, tra gli altri, di Binyamin Zarviv, militare dell'Idf ma e colono, a capo delle truppe nella zona della Massafer Yatta, accusato di aver ordinato ripetutamente ai suoi uomini di violare i diritti umani dei palestinesi. Arresti arbitrari, furti, pestaggi, Zarviv avrebbe dispensato ordini per tutto l'anno, tanto da diventare ben conosciuto in ogni villaggio della Massafer Yatta.

Binyamin Budnhaimer, responsabile della sicurezza della colonia di Avigail, accusato di aver sparato alle gambe ad un anziano, Sheeik Saed Al Amor, di 71 anni, nell'aprile del 2025, causandone l'amputazione. Il ferimento è avvenuto in presenza di diversi testimoni tra palestinesi e attivisti internazionali. Budnhaimer ha colpito l'anziano palestinese usando dei proiettili a grappolo, considerati arma da guerra. Ed ancora, Shimon Atiya, figura di spicco tra i gruppi più violenti dei coloni, responsabile della fondazione di avamposti illegali e di aggressioni a colpi d'arma da fuoco contro civili disarmati, commessi tra agosto, settembre e ottobre del 2025. Per loro Mediterranea Saving Humans chiede le sanzioni da parte dell'Unione Europea per crimini contro l'umanità.

I recidivi: i casi di Levy e Manne

Tra le figure osservate dagli attivisti di Mediterranea Saving Humans in Palestina, ci sono anche Yinon Levy e Isachar Manne, due figure di spicco del movimento dei coloni, che risultano già colpiti da sanzioni internazionali dell'Unione Europea. Ma, nonostante questo, Levy e Manne si sono macchiati di crimini gravissimi durante l'ultimo anno. Yinon Levy è stato identificato come l'assassino di Awda Hataleen, l'attivista non violento palestinese ucciso nel villaggio di Um al Khair il 28 luglio 2025. Il suo omicidio è stato ripreso da decine di smartphone. L'organizzazione italiana ha ricostruito non solo la dinamica del delitto ma anche il contesto in cui è maturato. Levy era stato colpito da sanzioni internazionali dell'amministrazione Biden nel 2024, e per lui si era mobilitata un'organizzazione dei coloni, Mount Hebron Fund, che presentandosi negli USA come un ente di beneficenza, ha raccolto 140 mila dollari in sostegno di Levy. Con l'arrivo dell'amministrazione Trump le sanzioni americane sono scomparse, sia nei confronti di Mount Hebron Fund, sia nei confronti di Levy, su cui però ci sono ancora le sanzioni dell'Unione Europea. Dopo la fine delle sanzioni, a gennaio del 2025, Levy è tornato a commettere crimini contro i palestinesi.

In particolare, gli escavatori di sua proprietà sono stati usati per l'ampliamento della colonia di Carmel, accanto al villaggio di Um al Khair. Il 28 luglio del 2025 Levy era nel villaggio palestinesi con i suoi escavatori impegnato a tagliare i tubi dell'acqua potabile e i cavi della corrente elettrica del villaggio palestinese. I residenti hanno provato a fermare le ruspe e Levy ha tirato fuori una pistola sparando sulla folla. Uno dei proiettili ha ucciso Awda Hataleen, colpendolo al cuore. Pochi mesi prima, nell'aprile del 2025 Levy aveva ricevuto in dono da Bezalel Smotrich, il ministro delle Finanze israeliano, 40 quod motorizzati per "proteggere" il suo avamposto illegale, la Meitarim Farm. Gli stessi quod, donati dal governo, sono stati ripresi dagli smartphone degli attivisti di Mediterranea mentre conducevano i coloni ad assaltare i villaggi palestinesi nei mesi successivi.

Il rapporto tra Levy e Smotrich dimostra in maniera concreta e fattiva, il legame politico ed il supporto concreto tra governo e coloni violenti. Isachar Manne, anch'egli già colpito da sanzioni dell'Unione Europea, per crimini contro l'umanità, nel corso dell'ultimo anno ha fondato un nuovo avamposto illegale, quello di Hiwara, pienamente tollerato dal governo israeliano. Per Levy e Manne Mediterranea Saving Humans chiede l'attivazione della Corte Penale Internazionale, per perseguire i crimini commessi, a partire dalla constatazione dell'inefficacia dell'azione penale israeliana che lascia completamente liberi e senza conseguenze i due leader dei coloni.

Binyamin Budnhaimer, foto Mediterranea Saving Humans
Binyamin Budnhaimer, foto Mediterranea Saving Humans

Le organizzazioni: "Si presentano come enti benefici"

Proprio poche settimane fa l'Unione Europea ha emesso sanzioni contro alcune organizzazioni di coloni e i loro dirigenti. Nello specifico, sono state colpite Regavim, la ong fondata da Smotrich, che si occupa della demolizione delle case palestinesi; Amana, una charity che possiede la ditta di costruzioni che edifica ed amplia le colonie; Nachala, che vede come leader la "santona" dei coloni, Daniella Weiss; e Hashomer Yosh, gruppo che si presenta come volontari che raccolgono i prodotti della terra nelle colonie ma che in realtà animano gli assalti ai villaggi palestinesi. Il rapporto di Mediterranea Saving Humans dedica ampio spazio proprio a Regavim e Amana, considerate il braccio politico ed economico dei coloni e che rappresentano anche la connessione con i leader dell'attuale governo di estrema destra in Israele. L'organizzazione italiana ha analizzato però anche Mount Hebron Fund, che assume anche il nome di Mount Hebron Council. Una organizzazione che si presenta come un ente di beneficenza e chiede donazioni in Europa e negli Stati Uniti per sostenere "piccole comunità" e "piccoli agricoltori".

In verità, come si legge nel rapporto di Mediterranea Saving Humans, i fondi raccolti da questa organizzazione vanno a supportare le colonie in generale, e nello specifico anche le attività dei coloni più violenti, proprio come Levy e Manne. Vengono chieste sanzioni dall'Unione Europea per Mount Hebron Fund e per il Mount Hebron Council, articolazione della stessa organizzazione, che si presenta come il consiglio regionale delle colline di Hebron, un ente amministrativo dei coloni che è parte integrante del consiglio degli Yesha, cioè l'organizzazione, diretta da Israel Ganz, che racchiude gli enti amministrativi di tutte le colonie. È proprio il Mount Hebron Council ad espandere quotidianamente le colonie nella Massafer Yatta, commissionando lavori e implementando ed incoraggiando il furto dei territori palestinesi.

Sanzioni per il governo: "È un sistema unico"

"Il collegamento tra coloni, apparato militare e governo israeliano non è episodico né informale: è strutturale, politico e istituzionale. Non si tratta soltanto di una contiguità ideologica, ma di una vera integrazione funzionale all’interno del sistema di occupazione e annessione della Cisgiordania" spiega a Fanpage.it Damiano Censi, coordinatore dei progetti in Palestina di Mediterranea Saving Humans. L'organizzazione italiana chiede di sanzionare l'intero governo Netanyahu, oltre che i coloni violenti identificati e le organizzazioni che li supportano.

Si tratta di un sistema unico secondo gli attivisti italiani: "Gli avamposti e le colonie non sono realtà autonome o spontanee: costituiscono strumenti strategici di frammentazione territoriale e di pulizia etnica graduale. La violenza dei coloni svolge una funzione precisa: rendere impossibile la permanenza delle comunità palestinesi nelle proprie terre. Per questo riteniamo che la responsabilità non possa essere limitata ai singoli autori materiali delle violenze. Esiste una responsabilità politica e istituzionale diretta da parte del governo israeliano e degli apparati che sostengono economicamente, militarmente e giuridicamente il progetto coloniale" sottolinea Censi. L'associazione italiana ha dato vita ad un osservatorio permanente che sta continuando a funzionare nella Massafer Yatta, grazie allo sforzo continuo degli attivisti presenti in quelle aree in maniera permanente. Un impegno che è stato già colpito da Israele con il ritiro, nel gennaio scorso, dei visti di ingresso per quattro attivisti italiani che erano già stati nei territori palestinesi e che non possono più tornarci.

"L’identificazione dei coloni coinvolti nelle violenze documentate nel rapporto di Mediterranea è avvenuta attraverso un processo rigoroso di raccolta e verifica delle prove, il lavoro di identificazione individuale è stato possibile grazie all’incrocio di una pluralità di fonti concomitanti. I dati raccolti sul terreno sono stati collegati a procedimenti giudiziari già avviati dai palestinesi vittime delle aggressioni, a documentazione legale disponibile presso avvocati e organizzazioni che difendono le comunità palestinesi, oltre che a informazioni pubbliche e materiali prodotti dagli stessi coloni" sottolinea Censi. È la prima volta infatti che si è riusciti ad arrivare, da parte di una organizzazione straniera, ad una identificazione così precisa delle responsabilità soggettive rispetto ai crimini commessi contro i palestinesi.

"L’analisi dei dati mostra una sistematicità delle violenze e un coordinamento di fatto tra coloni armati, avamposti illegali e presenza militare israeliana. È proprio questa dimensione sistemica che il rapporto intende dimostrare davanti alle istituzioni europee", spiega Censi. Il parlamento europeo è uno degli organi a cui sarà trasmesso il rapporto, così come alla Corte Penale Internazionale, alle agenzie territoriali dell'Onu, alla relatrice speciale per i diritti umani in Palestina delle Nazioni Unite, Francesca Albanese.

La parte giuridica del rapporto è stata curata da Luigi Daniele, esperto di diritto internazionale e docente all'Università del Molise, tra i più assidui studiosi del fenomeno dell'occupazione illegale dei territori palestinesi. "Abbiamo un dovere, come stati, di sanzionare l'intero governo israeliano, è scritto nel Trattato di Roma" spiega a Fanpage.it, Luigi Daniele. "Il trasferimento diretto o indiretto di popolazione dell'occupante sul territorio occupato è un crimine internazionale. Vogliamo che sia finalmente sanzionato il sistema di apartheid e la depalestinizzazione che Israele sta commettendo. Siamo ormai davanti ad una annessione, non c'è modo di fingere che queste consolidate politiche statali siano attribuibili a uno o due ministri, sono politiche che coinvolgono tutto l'esecutivo, e le sanzioni sono un dovere giuridico", conclude il giurista.

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