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Con il caso della grazia a Nicole Minetti, il ministero della Giustizia porta nuovi guai al governo Meloni

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Una pena totale di 3 anni e 11 mesi, accumulata con due diverse condanne: quella per peculato nel processo Rimborsopoli e per quella per favoreggiamento della prostituzione nel processo Ruby-bis. Ecco la pena per cui Nicole Minetti era stata graziata dal presidente Mattarella appena qualche mese fa. Il primo processo riguardava l’inchiesta per uso indebito di rimborsi pubblici da parte di diversi politici in Regione Lombardia. Il secondo invece aveva a che fare con il caso delle Olgettine, delle cosiddette “cene eleganti” ad Arcore organizzate da Silvio Berlusconi e, più in particolare, il caso di Karima el Marough, la ragazza che nel 2010 finì in questura (era sospettata di furto e senza documenti) ma venne presto rilasciata grazie a una telefonata dello stesso Berlusconi, allora presidente del Consiglio, in cui diceva che si trattasse della nipote del presidente egiziano Mubarak e di evitare un incidente diplomatico. Visto che Karima – detta Ruby Rubacuori – all’epoca aveva 17 anni, Berlusconi chiese di affidarla proprio a Nicole Minetti.

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Piccolo flashback: prima di diventare consigliera regionale in Lombardia Minetti si era laureata all’università del San Raffaele di Milano e faceva l’igienista dentale. Ma aveva anche contatti nel mondo dello spettacolo, aveva avuto qualche ruolo in televisione, e lavorava pure come hostess nelle fiere di Publitalia, cioè la concessionaria pubblicitaria del gruppo Mediaset. Proprio in una di queste fiere aveva conosciuto Berlusconi che aveva deciso di candidarla (in un listino bloccato, in modo da garantire l’elezione) in Regione Lombardia.

Le condanne a Nicole Minetti

Ed è così che torniamo al 2010 e alle vicende giudiziarie durante anni. Alla fine di tutto, Minetti si prese due condanne definitive: 2 anni e 10 mesi per favoreggiamento della prostituzione nel processo Ruby bis e 13 mesi per Rimborsopoli. In totale 3 anni e 11 mesi. Flash forward ai giorni nostri: nel 2025 gli avvocati di Minetti presentano una domanda di grazia che viene accolta dal presidente della Repubblica nel febbraio 2026. La grazia è quella prerogativa che ha il capo dello Stato – messa nero su bianco nella nostra Costituzione – di annullare in tutto o in parte una pena. E, appunto, è stata concessa a Nicole Minett – dopo un parere favorevole del sostituto procuratore generale di Milano Gaetano Brusa e del ministero della Giustizia – per una ragione particolare. Cioè per via delle “gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore”, di cui non si sarebbe riuscita a occupare, se avesse dovuto scontare la pena.

Le inchieste giornalistiche e i dubbi sulla grazia

Nei giorni successivi alla notizia della grazia, il giornalista del Fatto Quotidiano Thomas Mackinson si è messo a indagare sulla vicenda e ha pubblicato una serie di articoli che hanno fatto traballare i presupposti con cui era stata concessa la grazia. È emerso che alcuni anni fa Minetti ha adottato insieme al compagno Giuseppe Cipriani un bambino uruguaiano, ma secondo le ricostruzioni del Fatto non si tratterebbe di un orfano o di un bambino abbandonato alla nascita. Anzi, Minetti e il compagno avrebbero fatto causa ai genitore per ottenere l’affidamento. Mackinson ha consultato gli atti del tribunale in Uruguay che si è occupato del caso e avrebbe scoperto che questo bambino, nato nel 2017, sarebbe stato affidato in un primo momento a un istituto che si occupa di bambini e adolescenti in condizioni di difficoltà, in quanto la madre era economicamente vulnerabile e il padre detenuto. Minetti e il compagno, che ha una casa in Uruguay, avrebbero fatto delle donazioni a questo istituto e nel 2021 (non si sa bene come, in quanto non ne avevano l’affidamento) avrebbero anche portato il bambino in questione negli Stati Uniti per delle cure mediche. E solo dopo ci sarebbe stata la battaglia legale con i genitori per togliere loro la podestà e adottare il bambino.

Ci sono diverse cose non chiare. Ci si chiede anche se nel frattempo il bambino sia guarito, oppure se abbia bisogno delle cure della madre adottiva – pur non essendo orfano – tanto da portare all’annullamento delle sue condanne. Il Quirinale allora, dopo che è stata pubblicata questa inchiesta del Fatto Quotidiano, ha sottolineato di non disporre di strumenti di indagine propri  e di essersi basato solo sulle informazioni che gli sono state trasmesse dall’autorità giudiziaria e dal ministero della Giustizia. A cui ora chiede chiarezza.

Scoppia il caso

Il ministero, da parte sua, ha fatto sapere di aver avviato delle verifiche. Il ministro Carlo Nordio oggi è stato visto entrare a Palazzo Chigi e il suo vice, Francesco Paolo Sisto, ha parlato con la stampa cercando di calmare le acque. Sisto ha spiegato che la palla ora è stata passata alla procura generale che farà i suoi accertamenti anche con l’estero, alla luce di questi nuovi elementi, e dopo si valuterà se confermare o ribaltare la proposta di grazia. Ma è normale che sorga la domanda sul perché questi elementi non fossero emersi prima o perché, nel caso in cui invece fossero emersi, siano stati ignorati. La procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, da parte sua ha confermato che questi accertamenti sono partiti e che potrebbero anche portare a una modifica del parere, che era stato positivo appena qualche mese fa.

È chiaro che, al di là del risultato di queste verifiche, il caso ormai è esploso. L’associazione nazionale magistrati lancia l’allarme sul fatto che il presidente Mattarella sia stato sostanzialmente ingannato, mentre le opposizioni si sono lanciate all’attacco sul ministro Nordio. Chiedendone per l’ennesima volta le dimissioni.

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