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La Corte dei Conti e la Stretto di Messina Spa: cosa dice la politica sulle indagini sul Ponte

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La notizia è arrivata mesi dopo lo stop della Corte dei Conti, che ha messo il freno per l’ennesima volta al progetto del ponte sullo stretto di Messina. La procura di Roma indaga per reati molto gravi: corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio. Sono tre gli uomini finiti al centro dell’inchiesta, di cui ieri i carabinieri hanno perquisito case e uffici: Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti; Vincenzo Virgiglio, imprenditore; Giacomo Saccomano, ex dipendente della Stretto di Messina Spa ed ex referente della Lega in Calabria, nonché uomo vicinissimo a Matteo Salvini. L’ipotesi è che gli ultimi due abbiano cercato informazioni riservate dal primo – e avrebbero provato a fare lo stesso anche con altri magistrati – promettendogli in cambio il loro appoggio per l’ottenimento di cariche pubbliche dopo la pensione.

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L'inchiesta sul Ponte sullo Stretto

L’obiettivo era quello di condizionare la Corte dei Conti in favore del progetto della Stretto di Messina Spa. Nei mesi scorsi sono state intercettate una serie di telefonate in cui Virgiglio, l’imprenditore, faceva sapere di essere entrato in posesso di informazioni sui controlli che la Corte dei Conti stava facendo. A quel punto avrebbe informato Saccomanno, della società. Va precisato che l’amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, ha dichiarato di essere completamente estraneo ai fatti, di aver accolto con sorpresa le notizie riportate dalla stampa. E ha anche aggiunto che la società, oltre a essere disponibile a collaborare con gli inquirenti per capire tutto, è anche determinata a portare avanti l’impegno per realizzare il ponte.

Ad ogni modo, questo tentativo di assicurarsi la fattibilità del progetto non è andato in porto. A fine ottobre dello scorso anno è infatti arrivato il parere negativo della Corte dei Conti: i magistrati contabili ponevano una serie di dubbi e mettevano in fila diversi elementi negativi in merito al ponte sullo stretto di Messina, costringendo di fatto il governo a rivedere il tutto. E ricominciare quasi da capo.

Sempre in un’intercettazione, dopo lo stop della Corte, Miele diceva di non essere “assolutamente allineato a questi deficienti dei miei colleghi”. Raccontava di una spaccatura interna, ma rassicurava di essere comunque disposto ad aiutare “pure in questa fase”.

L'impatto politico

Ora chiaramente questa nuova grana apre a una serie di difficoltà. I partiti di opposizione – Movimento cinque stelle, Alleanza verdi e sinistra e Partito democratico, hanno chiesto alla Camera un’informativa urgente di Giorgia Meloni, per fare chiarezza sull’inchiesta della procura di Roma e sulle volontà del governo. Hanno anche chiesto a Matteo Salvini di smetterla di insistere su questo progetto, così da recuperare anche 13 miliardi di euro. Giuseppe Busia, il presidente dell’Anac, l’Autorità nazionale Anticorruzione, in un’intervista a Repubblica ha spiegato che “per un'opera così costosa i rischi di corruzione e infiltrazione mafiosa sono elevatissimi”. E ha denunciato che “anziché rendere più trasparente l'iter e aumentare i controlli, i diversi decreti sul Ponte, uniti ad alcune scelte normative generali, a partire dall'abolizione del reato di abuso d'ufficio e dal ridimensionamento del traffico di influenze, hanno indebolito le difese della pubblica amministrazione, cioè dello Stato e dei cittadini".

La posizione dell'Anac

Per Busia sarebbe servita una nuova gara d’appalto, quando questo governo ha deciso di riesumare il progetto del ponte sullo stretto, che ormai cercava di concretizzarsi da decenni. Secondo lui “una nuova gara avrebbe consentito una procedura più rapida e un iter molto più trasparente. E avrebbe evitato la spada di Damocle che pende ancora oggi su tutta l'operazione: il rispetto delle norme europee. Esse stabiliscono che quanto messo a gara non si può modificare in modo sostanziale e i costi non possono in ogni caso crescere più del 50 per cento. Per il Ponte, da 4 miliardi della gara iniziale, siamo passati a 8 miliardi di costo stimato nel 2012, fino agli oltre 13 miliardi oggi: anche se ci si riferisce solo al 2012, siamo al limite. Inoltre, inizialmente le risorse erano in maggioranza a carico del privato, ora invece è tutto a carico dello Stato" .

C’è anche chi, chiaramente, continua a difendere il progetto: il segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, ha ribadito che il ponte sullo stretto (che oggi è il cavallo di battaglia di Salvini, ma a suo tempo era il sogno di Silvio Berlusconi) ha detto che i progetto deve andare avanti, al di là di queste inchieste. E lo stesso lo ha sostenuto Alessandro Morelli, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega al Cipess, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile. Che ha detto che il progetto "va pienamente avanti, con l'obiettivo di realizzare la più grande infrastruttura del secolo non per il meridione di Italia, ma per il Paese e per l'Europa".

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