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Donald Trump, in pieno stile Trump, è passato dall’annunciare attacchi violentissimi sull’Iran al comunicare un accordo in sole cinque ore. Alle 8.22 del mattino, Trump pubblicava questo post sul suo social:
“Gli Stati Uniti colpiranno duramente l'Iran (la cui Marina, Aeronautica, Radar, Difesa antiaerea e tutte le altre forme di difesa, insieme alla maggior parte delle sue capacità offensive, sono state DISTRUTTE!), QUESTA NOTTE. In un futuro non troppo lontano, prenderemo l'isola di Kharg e altri punti strategici per le infrastrutture petrolifere, assumendo il controllo totale dei loro mercati del petrolio e del gas, proprio come abbiamo fatto con il Venezuela, cosa che sta funzionando brillantemente sia per il Venezuela che per gli Stati Uniti d'America. Grazie per l'attenzione! Presidente DONALD J. TRUMP”.
Poi, all’1.28 del pomeriggio, scriveva:
“Visto che le discussioni con la Repubblica Islamica dell'Iran sono state portate ai massimi livelli della leadership iraniana e approvate, io, in qualità di Presidente degli Stati Uniti d'America, ho annullato gli attacchi e i bombardamenti contro l'Iran previsti per questa sera. Le discussioni e i punti finali sono stati approvati, sia a livello concettuale che nei minimi dettagli, da tutte le parti coinvolte, inclusi Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Pakistan, Bahrein, Kuwait, Giordania, Egitto e altri. Il blocco navale rimarrà pienamente in vigore fino alla finalizzazione di questo accordo – data e luogo della firma saranno annunciati a breve. DONALD J. TRUMP, PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI D'AMERICA”.
Trump cambia idea e annuncia l'accordo
Insomma, se a colazione annunciava un’escalation di attacchi sull’Iran, che da giorni in realtà è di nuovo sotto i missili statunitensi, e si spingeva fino a dire che avrebbe occupato l’isola petrolifera di Kharg, già a pranzo aveva cambiato idea e proclamato di fatto una vittoria. Sarebbe ormai la trentanovesima o quarantesima volta che Trump dice di aver trovato un accordo per porre fine alla guerra nel Golfo, cosa finora mai effettivamente avvenuta. Gli iraniani hanno sempre risposto, di fatto, prendendo per i fondelli la Casa Bianca e smentendo sistematicamente di aver raggiunto un’intesa sulla pace. Anche questa volta inizialmente la risposta è stata simile. Il capo negoziatore iraniano, cioè il presidente del Parlamento Mohammed Ghalibaf, ha commentato – e quindi preso seriamente – più che altro le minacce sugli attacchi, avvertendo Trump sul fatto che scelte sbagliate potrebbero creare una palude senza fine in cui gli Stati Uniti sarebbero rimasti impantanati per anni.
E anche l’agenzia Fars, vicina al regime, ha subito precisato (dopo il post di Trump) che l’accordo ancora non fosse stato accettato ufficialmente, visto che mancava il via libera della Guida Suprema Mojtaba Khamenei. Mano a mano che passavano le ore, però, la narrazione è cambiata: anche da Teheran hanno iniziato a confermare che un’intesa fosse vicina. Trump poi ha anche aggiunto che la firma potrebbe anche avvenire già nel weekend, forse a Ginevra, forse domenica, il giorno del suo 80esimo compleanno. Lui però non ci sarà, manderà JD Vance. Per l’Iran invece dovrebbe esserci Ghalibaf.
Cosa prevede l'accordo
Ma cosa prevede questo accordo?
Sia Reuters che Bloomberg hanno precisato che alcuni punti sarebbero ancora in via di definizione, ad esempio quello che riguarda la fine delle ostilità anche in Libano. L’agenzia iraniana Mehr però intanto ha specificato che la bozza del Memorandum di intesa sarebbe formata da 14 punti, che vanno dal cessate il fuoco stabile alla libertà di navigazione nello stretto di Hormuz. O meglio, si parla della riapertura di quella rotta e di una revoca del blocco navale entro 30 giorni. Ci sarebbe anche l’impegno degli Stati Uniti a rispettare la sovranità iraniana e a ritirare le proprie forze militari dalle zone limitrofe all’Iran. Ma non solo. Nell’accordo ci sarebbe anche una sospensione delle sanzioni statunitensi e internazionali, in primis sulle esportazioni di petrolio, così come lo scongelamento dei beni e gli asset iraniani bloccati all’estero. Ovviamente si parla anche di nucleare: l’Iran si impegnerebbe a rispettare il Trattato di non proliferazione, rinunciando quindi a qualsiasi programma militare atomico. C’è ancora da trovare la quadra in merito all’uranio arricchito. Sarebbe invece stata esclusa qualsiasi discussione sul programma missilistico iraniano.
Tutto in bilico
Questo è quello che ha raccontato l’agenzia di stampa iraniana, ma Trump già ha smentito in buona parte. Sul suo social ha scritto che le condizioni che Teheran ha fatto trapelare ai media – decisamente positive per l’Iran, addirittura si parla di investimenti statunitensi per la ricostruzione del Paese – sarebbero solo delle fake news che non hanno nulla a che fare con i termini che sono stati messi nero su bianco. Poi ha anche scritto che gli Ayatollah sono persone estremamente sleali con cui trattare, che non conoscono il concetto di buona fede. E ha concluso avvertendo l’Iran che farebbe meglio a rimettersi in riga, e a farlo in fretta. Le prossime 48 ore saranno decisive. E visto quante cose sono cambiate in un quarto di quel tempo, non è affatto da escludere che salti tutto in aria anche questa volta.
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