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Sono ormai passate quarantotto ore dalla devastazione ai cantieri della Tav in Val di Susa, dove centinaia di manifestanti violenti e il blocco nero – i black block – hanno dato auto e camionette alle fiamme, lanciato bottiglie piene di benzina, frantumato vetri. Il questore di Torino, Massimo Gambino, ha parlato di una “deliberata aggressione alle forze di polizia, allo Stato e ai nostri valori della Costituzione, in particolare alla libertà di manifestare”. Sono più di un centinaio, precisamente 124, gli agenti delle forze dell’ordine rimasti feriti. Allo stesso tempo oltre 400 manifestanti sono stati identificati: ma le indagini sono complicate, non è per niente semplice capire chi ci fosse dietro quei cappucci e quelle maschere scure. I droni sono stati alzati sopra i boschi circostanti ai cantieri per sorvolare il corteo e quelle che poi sono diventate le violenze, ma tanti antagonisti indossavano passamontagna e vere e proprie maschere antigas.
Sappiamo che molti sono francesi, alcuni invece arrivano dal Belgio. Il questore ha detto che secondo lui “vogliono far diventare la Val di Susa il laboratorio europeo della guerriglia urbana”. Per poi aggiungere che quello non è stato un “esercizio della libertà di manifestazione, ma semplicemente violenza, con una escalation di azioni di guerra”. L’assalto vero e proprio è stato sabato pomeriggio, è durato circa un’ora. Nel weekend si stava svolgendo il Festival Alta Felicità, cioè tre giorni di musica, cultura e anche resistenza pacifica, contro la Tav e contro ciò che l’opera rappresenta. Ora bisognerà distinguere i manifestanti violenti, quelli che hanno lanciato le pietre e le bottiglie incendiarie, dai tanti ragazzi e ragazze – anche giovanissimi – che erano lì per la musica, le bancarelle e le esibizioni.
La reazione del movimento No Tav
In tutto ciò comunque il movimento No Tav ha esultato per quella che è stata descritta come “una grande giornata di lotta per la Val di Susa”, senza condannare le violenze. In un comunicato diffuso si legge: “Tutti i cantieri della Valle sono stati raggiunti e contestati, i dispositivi previsti dalle forze dell’ordine sono stati raggirati e superati grazie alla determinazione delle tante generazioni scese in piazza”.
Oggi in Val di Susa sono andati sia Giorgia Meloni che Matteo Piantedosi. La presidente del Consiglio ha pubblicato un video sui social, in cui la si vede incontrare diversi agenti e guardare di persona ai danni subiti dal cantiere.
Cosa ha detto Giorgia Meloni
In questo filmato dice:
“120 operatori delle forze dell'ordine sono rimasti feriti negli scontri di sabato scorso contro l'infrastruttura dell'alta velocità Torino-Lione. Uno scenario che si vede molto bene qui dietro: non è la scena di una guerra, è la scena di una presunta contestazione. Ma questo non è dissenso. Questa è violenza organizzata, premeditata, e come tale deve essere trattata. Noi faremo tutto quello che possiamo per assicurare queste persone alla giustizia e chiediamo anche, ovviamente, a chi ne è responsabile, alla magistratura, a tutti gli inquirenti, di fare il massimo del lavoro, perché uno stato normale non può tollerare una cosa del genere. Centoventi operatori di pubblica sicurezza che vengono feriti meritano una presenza delle istituzioni, è la ragione per la quale stamattina siamo qui col ministro dell'Interno Matteo Piantedosi a dire che lo Stato c'è, che non intende indietreggiare”.
Da parte sua il ministro dell’Interno Piantedosi aveva già rilasciato questa mattina un’intervista al Corriere della Sera, in cui diceva:
“Ormai è chiaro a tutti che esiste un’internazionale della violenza e del disordine che utilizza ogni tema per mettere in pratica teppismo e violenza allo stato puro. È inutile girarci attorno. Ecco perché, al di là di ogni altra analisi, sarebbe quanto mai opportuno che tutte le forze che si dichiarano democratiche prendano le distanze senza tentennamenti o infingimenti. La sfida che pongono questi violenti è tipicamente criminale: ci si approfitta delle libertà democratiche per porre in essere veri e propri atti di guerriglia. Ecco perché vanno condannati senza alcuna indulgenza”.
Le accuse (e le repliche) alla sinistra
Poi c’è chi, come il vicepremier Antonio Tajani, ha direttamente puntato il dito contro le forze di opposizione. Che, parlando della guerriglia e degli attacchi contro le forze dell’ordine ha denunciato come il tutto sia avvenuto “nell'assordante silenzio di una sinistra sempre più tollerante, se non addirittura connivente, con i teppisti, i violenti e i gruppi eversivi, da Bologna alla Val di Susa”. Dal Partito democratico, Elly Schlein ha risposto:
“Ci troviamo davanti a un governo i cui esponenti strumentalizzano fatti violenti per buttarli addosso alle opposizioni, nonostante sappiano che non abbiamo nulla a che fare con quelle frange vittime, di cui siamo bersagli. Perché strumentalizzano per accusarci di connivenze? Ci facciamo le domande giuste, invece di strumentalizzare ogni fatto per fini politici? Istituzioni e politica dovrebbero lavorare insieme per isolare la violenza. In quattro anni di governo hanno fallito miseramente sulla sicurezza”.
Strumentalizzazioni per attaccare politicamente gli avversari, da un lato. E dall’altro, strumentalizzazioni che potrebbero essere propedeutiche a un’ulteriore stretta al dissento, a reprimere il diritto a manifestare pacificamente.
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