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Meloni contro le frasi sessiste e i deputati di Vannacci: l’intervento alla Camera prima del Consiglio Ue

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Prima di ogni Consiglio europeo, cioè quel vertice che riunisce i capi di Stato e di governo dell’Unione, Giorgia Meloni si presenta in Parlamento per spiegare quali saranno i temi in agenda e, soprattutto, quale sarà la linea dell’Italia nelle varie discussioni. I partiti, singolarmente o in coalizione, presentano poi delle risoluzioni su quel discorso che vengono poi votate e in questo modo si dà sostanzialmente mandato alla presidente del Consiglio per comportarsi in un modo o in un altro. Ovviamente un grande tema di questa sessione del Consiglio europeo sarà la guerra nel Golfo, che sta mettendo a rischio l’intera stabilità economica globale. Su questo fronte Giorgia Meloni ha ammesso le difficoltà. Ha addirittura detto, pur ribadendo che l’Italia sostiene questo dialogo altalenante tra Stati Uniti e Iran, di non sapere se un negoziato sia ancora possibile. E in particolare su Donald Trump, già qualche minuto prima, parlando di Ucraina, aveva ammesso un’altra cosa: cioè che le discussioni non fossero sempre facile. Tornando al Golfo, Meloni – che di solito in questi discorsi ha sempre toni molto trionfalistici, mentre oggi non ha nascosto dubbi e difficoltà – ha anche detto che sarebbe il momento di chiedersi in che direzione voglia andare la relazione tra Unione europea e Israele.

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I rapporti con Trump e Netanyahu

I rapporti con Trump e con Benjamin Netanyahu sono un tema molto delicato e complesso. Su cui si potrebbero davvero dire molte cose, riguardo alla postura dell’Italia, così come dell’Europa. Tutto il continente – al di là di qualche presa di posizione da parte della Spagna – non è intervenuto fermamente per anni, mentre l’esercito israeliano radeva al suolo Gaza. Così come non ha mai fatto nulla di realmente incisivo ogni volta che Trump ha preso il diritto internazionale e l’ha piegato a suo piacimento, che fosse con il Venezuela o scatenando il caos nel Golfo.

Le frase di Silvestri sulle ginocchiere

Oggi però, in Aula, quello che è spiccato è stato un altro intervento dell’opposizione. Quello di un deputato del Movimento Cinque Stelle, Francesco Silvestri, che si è concluso con, sostanzialmente, un insulto sessista. Ha detto che negli ultimi mesi, dopo il referendum, era sembrato che la linea del governo fosse quella di rialzare la schiena, rialzarsi da una posizione supina che aveva avuto nei confronti di Trump e di Netanyahu. E poi ha aggiunto, rivolgendosi direttamente a Meloni: “Lei non ha rialzato la schiena, lei ha semplicemente indossato le ginocchiere per stare più comoda”.

In replica, la presidente del Consiglio gli ha risposto dicendo che quello che l’opposizione non riesce ad accettare è il fatto che ci sia “una donna che è arrivata dove è arrivata senza mai indossare delle ginocchiere, senza favoritismi e senza scorciatoie”. E poi Meloni ha proseguito rivolgendosi al resto dell’opposizione chiedendo se il punto, nel ribadire il rispetto delle donne, sia davvero quello di fare battaglia perché lei vuole farsi chiamare “signor presidente”, rimanendo però impassibili ad ascoltare un collega che pronuncia frasi del genere.

Perché sono frasi sessiste

Parlando con la stampa, Silvestri poi si è difeso dicendo di non strumentalizzare quello che lui intendeva dire, cioè che sono anni che questo governo si inginocchia alle politiche di Trump e di Netanyahu. E ha ricordato di chiamarsi “Silverstri” e non “Silvestro”, cioè il senatore di Forza Italia finito al centro delle cronache per l’accusa gravissima di violenza sessuale. Fatto sta che l’espressione è indubbiamente sessista. Dire che la presidente del Consiglio ha indossato delle ginocchiere per stare più comoda è molto diverso rispetto a dire che il governo è andato a prostrarsi alla corte di Trump e altre metafore simili. Le ginocchiere rimandano a un immaginario sessista, di cui dovremmo semplicemente liberarci. A maggior ragione in Parlamento.

L'affronto ai vannacciani

Quando Meloni ha replicato a Silvestri, dai banchi della maggioranza è arrivata una standing ovation. Ma non è stato l’unico momento del discorso della presidente del Consiglio che è stato particolarmente apprezzato dalla coalizione di governo. C’è anche stato il riferimento ai vannacciani, ai deputati di Futuro Nazionale. Per la prima volta Meloni ha attaccato frontalmente gli esponenti della nuova creatura politica del generale Vannacci. Replicando a Pozzolo, deputato di Fratelli d’Italia poi passato a Futuro Nazionale, Meloni gli ha rinfacciato come il suo partito abbia votato ben sei volte contro la fiducia al governo, quindi allineandosi a Conte, Schlein, Renzi e compagnia. E poi ha concluso: “Di grazia, non mi si parli di vera destra, perché la vera destra non è mai funzionale alla sinistra”. E anche qui, applausi.

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