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La grazia a Nicole Minetti potrebbe essere revocata: tutti i passaggi spiegati dalla giurista

La grazia a Minetti potrebbe essere revocata. Lo spiega a Fanpage.it la costituzionalista Carla Bassu, che però precisa: “È uno scenario del tutto inedito. Bisognerà ricostruire la procedura dell’istruttoria condotta dalla Procura sotto la responsabilità del ministero della Giustizia”.
Intervista a Prof.ssa Carla Bassu
docente di diritto costituzionale comparato presso l'Università di Sassari.
A cura di Giulia Casula
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Il caso di Nicole Minetti che ha portato il Quirinale a chiedere pubblicamente ulteriori chiarimenti al ministero di Giustizia, rischia di essere l'ennesimo scivolone per il Guardasigilli Carlo Nordio. La grazia concessa all'ex consigliera regionale della Lombardia condannata per i casi Ruby e Rimborsopoli potrebbe essere revocata. Lo spiega a Fanpage.it la professoressa Carla Bassu, docente di diritto costituzionale comparato presso l'Università di Sassari.

Partiamo dall’inizio. Come funziona un provvedimento di grazia? 

Il provvedimento di grazia è un atto di clemenza individuale che spetta, secondo Costituzione, al presidente della Repubblica. È un istituto antico. La proposta può essere presentata da una persona condannata, che sta o che deve scontare una pena. Può presentarla anche un suo familiare, un convivente, i legali, i tutori. Addirittura ci sono casi in cui non è necessaria una domanda e quindi la grazia può essere concessa a prescindere che ci sia una domanda.

La richiesta viene indirizzata al ministero di Giustizia oppure direttamente al Presidente della Repubblica. È possibile che il condannato sia sottoposto a detenzione e in quel caso il competente è il magistrato di sorveglianza di riferimento che poi trasmette la domanda al ministero di Giustizia.

Una volta che la domanda è stata trasmessa cosa succede?

Si avvia la fase cosiddetta di istruttoria. Per evitare di intasare gli uffici del ministero e del Quirinale con domande prive di fondamento o dei requisiti necessari, si apre un'istruttoria, una raccolta di informazioni. La disciplina è contenuta nel codice di procedura penale in modo molto preciso.

Chi se ne occupa?

Il procuratore generale e il magistrato di sorveglianza. È una una procedura che combina pareri e documenti, che sono redatti o dal Tribunale di sorveglianza o dalla Procura generale presso la Corte d'appello. Il magistrato di sorveglianza interviene sempre se il soggetto che chiede la grazia o per cui viene chiesta è detenuto. Al di là di questo, il soggetto responsabile della fase istruttoria è comunque il ministero della Giustizia.

Nordio ha scaricato la responsabilità sulla Procura. Secondo quanto emerso finora però, l’intera pratica però sarebbe stata gestita dall’ex capo di gabinetto Giusy Bartolozzi, la stessa del caso Almasri. Quindi alla fine a chi spettava fare i controlli? Di chi è la responsabilità per le verifiche? 

La responsabilità è comunque del ministero della Giustizia che assume le informazioni da parte della Procura. Nel caso in cui qualcuno abbia agito in malafede e quelle informazioni risultino sbagliato la responsabilità è chiaramente personale. C'è però una concorrenza di responsabilità perché se è vero che la Procura raccoglie informazioni e istruisce la pratica da trasmettere al ministero è altrettanto vero che quest'ultimo ne prende atto. Quello che viene contestato in questo caso è il fatto che ci fossero degli elementi non coerenti con un profilo degno di chiedere chiedere la grazia. Quindi, bisognerà ricostruire la procedura dell'istruttoria condotta, in primo luogo, dalla magistratura e poi anche dal ministero di Giustizia. Una denuncia così circostanziata come quella presentata dai media non poteva essere trascurata dal Quirinale che ha dovuto chiedere dei chiarimenti.

Si può revocare la grazia? Se i dubbi sulla falsità delle condizioni che hanno portato al riconoscimento della clemenza a Minetti dovessero essere confermati il provvedimento potrebbe essere ritirato?

Siamo in uno scenario del tutto inedito, qualcosa che non è mai accaduto. Si deve procedere con molta cautela. Vorrei innanzitutto ricordare  la ratio della grazia. È un provvedimento di pieno potere presidenziale, però nel nostro ordinamento non esiste nessun potere che è totalmente arbitrario e discrezionale. Quindi anche il potere di grazia deve fondarsi su requisiti molto precisi. Teoricamente la possibilità di revoca non è disciplinata, a meno che non vengano violate delle condizioni espressamente previste dal provvedimento.

Sì, la procuratrice generale ha precisato che la grazia di Minetti è condizionata "alla non commissione nei successivi 5 anni di ulteriori reati".

È possibile che la grazia sia subordinata a condizioni di questo tipo. Per esempio appunto, che il soggetto graziato non commetta di nuovo crimini entro un determinato periodo di tempo. Ad ogni modo, se venisse provata la mancanza dei requisiti necessari o la non veridicità degli stessi, credo che il procedimento potrebbe essere rivisto. Ripeto, si tratta di uno scenario inedito. Certo è che non si tratta di un provvedimento irrevocabile e che nessun elemento può inficiare.

Un errore di questo genere cosa comporterebbe per il ministro Nordio e in generale per il suo dicastero?

Non è la prima scivolata. Questo ministero è stato protagonista di una serie di situazioni che hanno messo in seria difficoltà la credibilità dello stesso. Se fosse provata una responsabilità o una superficialità nell'acquisizione delle informazioni, sicuramente sarebbe una lesione dell'immagine del ministero che risulta già intaccata. È una questione molto grave che ha esposto il Quirinale a una visibilità mediatica che sicuramente avrebbe evitato in questa circostanza, costringendolo a manifestare in modo chiaro una richiesta formale. È un elemento su cui l'intero ministero e il governo dovrebbero riflettere.

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