Imane Fadil, la modella trentaquattrenne marocchina testimone chiave dell’accusa nel processo Ruby Ter, sulle cosiddette cene eleganti ad Arcore, è morta per un “mix di sostanze radioattive”. È quanto emerso dagli esiti degli esami tossicologici disposti lo scorso 26 febbraio dai medici dell'Humanitas di Rozzano ed effettuati in un centro specializzato di Pavia. Esiti che sono arrivati il 6 marzo e trasmessi immediatamente dallo stesso ospedale alla Procura di Milano. Lo ha appreso l’Ansa da fonti qualificate. Stando a quanto ricostruito, dopo aver effettuato sulla paziente tutti gli esami generali possibili, dato che lo stato di sofferenza e di agonia continuava, il 26 febbraio i medici hanno deciso di disporre accertamenti tossicologici ad ampio spettro, che sono stati effettuati in un centro specializzato di Pavia. Il primo marzo Imane è morta e quello stesso giorno sono state sequestrate le cartelle cliniche. Il 6 marzo è arrivato il referto tossicologico che parlava di sostanze radioattive, subito trasmesso dall'ospedale all'autorità giudiziaria.

Imane Fadil morta dopo un mese di agonia

La modella era ricoverata da fine gennaio – Imane Fadil è deceduta lo scorso primo marzo all'Humanitas dove era ricoverata da fine gennaio scorso. A darne notizia il procuratore di Milano Francesco Greco, spiegando anche che la giovane aveva detto ai suoi familiari e avvocati che temeva di essere stata avvelenata. Fadil è morta dopo “un mese di agonia”, hanno riferito in Procura a Milano. Secondo le indagini la modella, ricoverata prima in terapia intensiva e poi rianimazione, è stata vigile fino all'ultimo, nonostante i forti dolori e il "cedimento progressivo degli organi".

La nota dell'ospedale su Imane Fadil – “Al decesso della paziente, il primo marzo scorso, l'Autorità Giudiziaria ha disposto il sequestro di tutta la documentazione clinica e della salma. Il 6 marzo, Humanitas ha avuto gli esiti tossicologici degli accertamenti richiesti, lo ha prontamente comunicato agli inquirenti”, ha spiegato l'Humanitas di Rozzano. L'ospedale “ha messo in campo ogni intervento clinico possibile per la cura e l'assistenza” della paziente. Il procuratore Francesco Greco, dando oggi la notizia della morte di Fadil e delle indagini per omicidio volontario per un sospetto avvelenamento, ha spiegato che mai nelle settimane in cui la testimone del processo Ruby Ter era ricoverata e nemmeno il giorno della morte, l'ospedale aveva comunicato alcunché alla magistratura, sebbene non fossero state individuate le cause della morte e non ci fosse una diagnosi certa sul decesso. Con una nota l'ospedale ha dunque voluto precisare che la paziente era stata ricoverata il 29 gennaio in condizioni cliniche molto gravi. Al decesso della paziente “il primo marzo scorso, l'Autorità Giudiziaria ha disposto il sequestro di tutta la documentazione clinica e della salma. Il 6 marzo, Humanitas ha avuto gli esiti tossicologici degli accertamenti richiesti, lo ha prontamente comunicato agli inquirenti”. Per rispetto della privacy e dell'indagine in corso, “Humanitas non rilascerà ulteriori commenti su nessun aspetto di questa vicenda”.