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Omicidio Chiara Poggi: il delitto di Garlasco

L’avvocato di Sempio e Nuzzi “smontano” il biglietto con la parola “assassino”: “Era appunto per uno spettacolo”

Il biglietto con la parola “assassino” era un appunto preso da Sempio per lo spettacolo “La fabbrica degli innocenti”. All’uomo accusato dell’omicidio di Chiara Poggi avevano chiesto di riprodurre un audio che rappresentasse il momento in cui aveva scoperto di essere indagato per l’ennesima volta.
A cura di Susanna Picone
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Tra le tante notizie di questi giorni su Garlasco e sulle indagini, ormai chiuse, su Andrea Sempio, c’è anche quella di un biglietto recuperato dai Carabinieri in un sacco della spazzatura gettato dall’indagato e che, secondo chi indaga, conterrebbe appunti che si ricollegano a quanto avvenuto il giorno dell’omicidio di Chiara Poggi.

Ma sia Liborio Cataliotti, l’avvocato che insieme alla collega Angela Taccia difende Sempio, sia il giornalista Gianluigi Nuzzi, hanno una spiegazione diversa di quel biglietto. Era solo, a loro dire, un appunto preso da Sempio che serviva per uno spettacolo.

L’avvocato Cataliotti lo spiega in questi termini: “L'appunto che inizia con la scaletta ‘cucina, sala, tv' e finisce con la parola ‘assassino' era un appunto preso da Sempio funzionale a un breve contributo audio per lo spettacolo ‘La fabbrica degli innocenti’". Ad Andrea Sempio insomma avevano chiesto di produrre un audio che rappresentasse il momento in cui aveva scoperto di essere indagato per l'ennesima volta e lui nella scaletta aveva raccontato che era in cucina, che aveva visto la televisione, che aveva sentito il cane abbaiare.

“Si tratta lo dico con chiarezza dell'ennesimo travisamento dei fatti e della prova”, ha aggiunto il legale. Che spiega anche perché quel foglietto Sempio lo aveva buttato lontano da casa: ovvero perché "dietro l'Ipercoop dove peraltro lavorava, si poteva buttare il sacco dell'immondizia come indifferenziata”. A quel compattatore Sempio aveva accesso in quanto dipendente.

Di questo biglietto ha parlato anche Gianluigi Nuzzi. In un video diffuso su Facebook il giornalista spiega di fatto la stessa cosa di Cataliotti. “Mi è successo qualcosa che mi ha lasciato davvero sconcerto – dice Nuzzi -. Stamattina, in prima pagina sul Corriere della Sera, era riprodotto un appunto scritto a mano da Andrea Sempio. Il titolo: ‘Spunta un foglio con gli appunti del delitto'. E nell'articolo si riproduce quello che scrivono gli inquirenti: appunti che si ricollegano a quanto avvenuto il giorno dell'omicidio di Chiara Poggi”. Quindi il giornalista elenca le parole scritte nere su bianco e  riflette: “Chiara aveva un gatto, non un cane. Perché ha scritto cane? Ma sono davvero gli appunti dell'omicidio di Chiara? Allora mi si è accesa una lampadina: ho chiamato la collega Martina Maltagliati e ho scoperto che quell'appunto è esattamente la scaletta che lui si era messo a scrivere per fare una clip audio da dare a me per il mio programma teatrale ‘La fabbrica degli innocenti'. E questa scaletta rispondeva a una domanda: non ‘come hai ucciso Chiara', no. La domanda era: ‘Quando hai saputo delle accuse della prima inchiesta, cos'è successo? Puoi descrivere minuziosamente quei momenti?’”.

Nuzzi, che è in possesso di quell’audio, nel suo video riflette: “Attenzione a confondere un appunto scritto per rispondere a un giornalista con la confessione di un assassino”.

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