
Cameron Koczon interpreta lucidamente lo stato attuale dei contenuti sul Web:
[..] Il contenuto affonda le radici in uno dei molti siti e delle molte applicazioni che esistono sul Web. Siamo obbligati a spendere tempo prezioso [..] nella speranza di essere in grado un domani di risalire facilmente al contenuto interessante.
I “Siti Web” rappresentano il centro gravitazionale attorno al quale gli utenti orbitano, ma le opportunità generate dell’evoluzione del Web richiedono il superamento dell’ottimizzazione per le periferiche più in voga (tablet, smart-phone) ed il raggiungimento della flessibilità a livello atomico.
Il “content shifting” è una pratica che permette all’utente di estrapolare una porzione di contenuto dalla sorgente e renderla disponibile in altri contesti (Instapaper, per esempio). Per Koczon è un processo di liberazione del contenuto”, declinato nella fase di “distillazione” (estrazione dal contesto) e di “associazione” (inserimento nel nuovo contenitore).
La copia è liberata ed è legata all’utente: il suo destino è nelle sue mani
Questo è l’obiettivo: liberare il contenuto e lasciarlo nelle mani dell’utente, il quale può usarlo sul Desktop, nelle community o nei social network, per ricerche universitarie o per cultura personale, mediante una quantità indefinita di piattaforme e strumenti. Allora l’industria del software potrebbe allora concentrarsi sullo sviluppo di applicativi basati sul mercato del “content collections“.
Dal punto di vista del copyright, perché gli autori dovrebbero permettere la copia del proprio contenuto?
Lo farebbero ben volentieri se fosse prevista una ricompensa per ogni “copia”. Il problema centrale dunque non è “permettere di copiare” quanto il “come ricompensare“.
Abbiamo un numero illimitato di strumenti per condividere e virtualmente nessuno per pagare.
Questi sono i veri nodi da sciogliere: attribuzione e ricompensa.
L’attribuzione del contenuto dovrebbe essere sempre legata al contenuto stesso. Sul Web ciò non solo non accade, ma il contesto è completamente caotico. Un esempio banale sono le foto che fanno il giro dei “Wall” di Facebook perdendo le informazioni sull’autore dopo un paio di livelli di condivisione.
Se uno dei modelli attualmente più utilizzati per monetizzare contenuto sul Web consiste nel riconoscere una retribuzione sulla base del traffico generato, perché non estendere questo concetto anche al contenuto liberato? Se l’attribuzione del contenuto accompagnasse sempre il contenuto stesso, sarebbe facile ricompensare l’autore. Se le informazioni di attribuzione, contenuto e pubblicità viaggiassero sempre insieme, condividere sarebbe piacevole e conveniente.
Se così fosse, gli autori di post di qualità, di Nyan Cat o di altri “meme” potrebbero sfruttare la paternità dell’opera e diventare milionari.
Fonti:
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