Cosa fare se il partner di un’amica o amico è una red flag? La psicologa “A volte, è dovere morale dire qualcosa”

C’è il partner che si intromette sempre, quello che monopolizza le conversazioni, quella che giudica ogni scelta con l’aria di chi ne sa più di tutti. Insomma, diciamolo, a volte i partner dei nostri amici ci risultano davvero insopportabili. Non per forza perché siano persone "sbagliate", ma perché qualcosa stona, irrita, mette a disagio. Ma quando è giusto dirlo apertamente? Quando l’antipatia è solo una questione di gusti personali e quando, invece, diventa un campanello d’allarme? Ne abbiamo parlato con Chiara Simonelli, psicoterapeuta e sessuologa presso la Fondazione Sapienza di Roma, per capire se esiste un modo emotivamente intelligente per affrontare il tema senza compromettere l’amicizia.
Quando è davvero opportuno dire a un amico che il partner non ci piace?
Dipende da diversi fattori. Il primo ha anche a che fare con quanto il partner ci viene imposto, se lo vediamo raramente, forse ci tratteniamo di più. Se invece è una frequentazione molto intensa, allora un discorso può diventare necessario. Naturalmente, dipende anche dal motivo per cui quella persona non ci sta simpatica. Se non mi piace come si veste, che importa? Se è un po’ "volgare", non è un problema; diventa diverso se ci sono elementi più seri.
Come distinguiamo tra una semplice antipatia e un vero campanello d’allarme?
Ci può essere la percezione di una manipolazione, di una persona poco limpida che manipola il nostro amico o la nostra amica. In questi casi si può fare qualche cenno, con molta circospezione, per capire se l’altro si è accorto di qualcosa o se è solo una nostra impressione. Però bisogna essere delicati, a volte la persona non vuole vedere la realtà, anche quando è sotto gli occhi di tutti.
Quali sono i rischi nel dire apertamente quello che pensiamo?
Se parliamo di situazioni davvero pericolose, come truffe, manipolazioni, identità false, allora c’è quasi un dovere morale di dire qualcosa, soprattutto se si hanno prove. Ma bisogna mettere in conto che l’amico possa non ascoltare, o addirittura allontanarsi. Quando una persona è innamorata può percepire qualsiasi critica come un attacco personale o come un tentativo di sminuire la sua felicità.
Qual è il modo più intelligente dal punto di vista emotivo per affrontare l’argomento?
Bisogna evitare giudizi e accuse, e parlare invece a cuore aperto, riconoscendo anche il proprio imbarazzo nel dire certe cose. Spiegare che si interviene perché si tiene all’amicizia e si farebbe lo stesso se si fosse a parti invertite. Evitare frasi umilianti o sarcastiche: a tutti può capitare di prendere un abbaglio, specie in momenti di fragilità.
Quanto conta il tempismo? Meglio parlare subito o aspettare?
Non si parla sull’onda della simpatia o antipatia. Alcuni di noi hanno un sesto senso, colgono segnali che non quadrano, ma non basta. Bisogna avere almeno qualche elemento concreto, perché l’altro, all’inizio, non è quasi mai disposto ad accogliere critiche sul partner. È importante aspettare di avere qualcosa di reale da condividere.
Dopo il confronto può crearsi distanza. Come si preserva l’amicizia?
Concluderei sempre dicendo: "Qualsiasi cosa, io ci sono". È fondamentale lasciare aperto il canale dell’amicizia, dare all’altro il tempo di digerire, elaborare, ripensare a quello che è stato detto. Può esserci una scossa iniziale, ma se l’amicizia è solida, regge.
E nei casi meno gravi?
Non siamo i custodi dei nostri amici. Se non ci sono situazioni parallele o dinamiche gravi, a volte farsi i fatti propri è la scelta migliore, intervenire su ogni scivolone rischia di creare più danni che benefici. Diverso è quando c’è una truffa amorosa, un interesse economico, una manipolazione vera: lì si parla, con affetto e delicatezza. In fondo, l’amicizia non è controllo né giudizio, ma presenza e tra il tacere sempre e l’intervenire su tutto, forse la vera maturità sta nel saper distinguere quando stiamo difendendo un amico e quando, invece, stiamo solo difendendo noi stessi.