Andrea Marcucci, capogruppo dei senatori del Partito democratico al Senato, annuncia che il suo partito presenterà una mozione sulla Tav "per smascherare i bluff della maggioranza". Secondo Marcucci "l'Italia ha perso un anno inutilmente per le panzane dei Cinque Stelle e per le indecisioni di Salvini", sottolineando che un testo analogo per il via libero definitivo dell'infrastruttura "fu bocciato in Senato con il concorso determinante della Lega". Per i democratici, avverte inoltre, il voto sulla Tav deve avere come conseguenza obbligata le dimissioni del ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli.

Il sì di Giuseppe Conte alla Tav

"Non realizzare la Tav costerebbe molto più che farlo e lo dico pensando all’interesse nazionale che è l’unica stella polare che guida il governo", aveva affermato la scorsa settimana il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, confermando che l'esecutivo italiano è favorevole alla Torino – Lione. "Questa è la decisione del governo ferma restando la piena autorità e autonomia del Parlamento", ha aggiunto poi Conte spiegando che solo il Parlamento potrebbe adottare una decisione unilaterale che andrebbe a bloccare definitivamente l'opera. Conte aveva motivato la decisione con il fatto che l'Europa si sia "detta disponibile ad aumentare il finanziamento dal 40% al 55%, con un notevole risparmio per l’Italia", affermando che il nostro Paese potrebbe "avere un contributo della Commissione europea sulla tratta nazionale del 50%, anche in questo caso con un sostanziale risparmio".

Inoltre Conte aveva sottolineato: "La Francia si è espressa per la conferma della realizzazione di quest’opera. L’assemblea nazionale ha approvato la legge sulla mobilità con cui ha confermato l’impegno della Francia. Ne consegue che se volessimo bloccare l’opera non lo potremmo fare condividendo questo percorso con la Francia, per bloccare l’opera non potremmo confidare su un mutuo dissenso degli altri protagonisti, la Francia e l’Ue". Il presidente del Consiglio aveva concluso rimarcando nuovamente che solo il Parlamento potrebbe scegliere unilateralmente di bloccare la Tav.

L'opposizione di Luigi Di Maio e del M5S

Il capo politico del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio, commentando l'apertura di Conte alla Torino-Lione, si era rivolto agli elettori spiegando che l'infrastruttura poteva ancora essere bloccata in Parlamento, dove i pentastellati hanno ancora il 33%. "Conte ha detto che dal lato governo non  possiamo più fare nulla per fermare la Tav. Ma ha spiegato che chi potrebbe ancora fermarla è il Parlamento perché c'è un trattato internazionale di mezzo, ratificato proprio dal Parlamento. Solo il Parlamento può quindi tornare indietro. Il mio intervento di oggi è per dirvi che noi in Parlamento ci vogliamo andare e ci andiamo con la forza della coerenza ma anche con la forza politica del 33%. Abbiamo vinto le elezioni del 4 marzo, dicendo agli italiani che ci sono pendolari che ogni giorno per andare a lavoro impiegano anche 3 ore per fare 60 km. Con continui ritardi e treni che sembrano dei carri merci. E abbiamo sempre detto che la priorità non era mettere miliardi sulla Torino-Lione, ma in opere prioritarie per gli italiani. Più risorse recuperiamo sulla Tav in opere prioritarie da Nord a Sud, più aiutiamo le persone a migliorare la loro qualità della vita".

 Anche se il M5S, confermando la sua opposizione all'opera, ha annunciato di portare una mozione No Tav in Parlamento, la situazione sembra ancora bloccata allo scontro verbale fra le forze di maggioranza. "Diciamo sì alle opere pubbliche che servono agli italiani; diciamo no agli scempi, alle cattedrali nel deserto, alla cementificazione selvaggia", si legge sul Blog delle Stelle. La sindaca di Torino, la pentastellata Chiara Appendino, ha commentato: "Chiedere di far cadere il governo per la Tav, che comunque si farà anche se dovesse davvero cadere, non ha senso. Dobbiamo impegnarci per cercare di bloccarla in Parlamento e, nel frattempo, portare avanti altri provvedimenti".