Meloni adesso lo ammette: con Trump pensava che sarebbe stato più facile

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A cura di Luca Pons
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Giorgia Meloni, intervistata dal New York Times, ha parlato del suo rapporto con Donald Trump: “È evidente che credevo che le cose sarebbero state più facili. Invece sono andate diversamente”. La premier ha parlato anche del fascismo, che ha definito un “periodo particolarmente complesso” per l’Italia.

Fin dall'inizio del suo secondo mandato a Washington, Giorgia Meloni ha insistito sulla necessità di costruire un solido rapporto con Donald Trump. Lavorare come un "ponte" tra Europa e Stati Uniti, assumere il ruolo di unica leader Ue in grado di parlare direttamente con il presidente Usa, rendere l'Italia centrale nei rapporti tra le due potenze e mantenere "l'unità dell'Occidente". Negli ultimi mesi, però, è diventato evidente che quella strategia è fallita. E oggi, in un'intervista al New York Times, l'ha ammesso la stessa presidente del Consiglio: "Credevo che le cose con Donald Trump sarebbero state più facili".

Meloni al New York Times: "Con Trump pensavo sarebbe stato più facile, è andata diversamente"

Nel giro di poche settimane, i continui attacchi di Trump all'Europa, al Papa e poi direttamente a Meloni hanno congelato i rapporti tra i due. A un anno e mezzo dalla sua entrata in carica, così, il tycoon statunitense ha apparentemente azzerato i presunti buoni rapporti con Meloni – dopo aver già pesantemente colpito l'Italia, così come l'Europa intera, a livello economico con i dazi. Le accuse che ha rivolto alla presidente del Consiglio e agli altri leader europei, soprattutto nelle ultime settimane, si sono concentrate soprattutto sulla guerra in Iran e sul mancato sostegno militare arrivato dagli alleati.

Meloni nell'intervista al quotidiano statunitense non è entrata nei dettagli. Ha riassunto così: "È evidente che che credevo che con Donald Trump le cose sarebbero state più facili, vista la nostra convergenza sull'immigrazione e la cultura woke". Invece, "le cose sono andate diversamente".

Tutti gli scontri tra Trump e Meloni

Un momento di tensione era arrivato già a gennaio, quando Trump aveva deriso l'impegno dei militari alleati (quindi anche italiani) in Afghanistan: "Sono rimasti un po' nelle retrovie, un po' lontani dal fronte". Ciò che non avevano fatto gli attacchi commerciali e le provocazioni militari sulla Groenlandia, lo aveva fatto un insulto rivolto anche ai 53 soldati italiani uccisi durante la guerra in Afghanistan: Meloni aveva risposto – anche a seguito della pressione dei partiti di opposizione – e aveva definito le parole del presidente statunitense "non accettabili".

Poche settimane dopo era iniziata la guerra di Usa e Israele in Iran, che aveva definitivamente reso l'amicizia con il tycoon uno svantaggio nei sondaggi. A marzo, non a caso, era stata fatta filtrare la notizia che il governo aveva negato l'uso della base di Sigonella agli Stati Uniti. Ad aprile, Trump aveva detto di essere "scioccato" da Meloni per la sua mancanza di "coraggio" sull'Iran. Era stato subito dopo l'ennesimo attacco a Papa Leone XIV, che la premier aveva criticato (anche in questo caso definendolo "inaccettabile").

A giugno, il G7 è stata l'occasione per una foto a margine che però, in fretta, si è ritorta contro Meloni. Prima Trump ha detto a un giornalista che la presidente del Consiglio l'aveva "implorato per una foto", scatenando la risposta piccata della leader di FdI ("Io e l'Italia non imploriamo mai"). Poi il presidente aveva concluso l'opera con un meme in cui affermava gli serviva un "ordine restrittivo" contro Meloni.

Da allora, a quanto pare, i due non si sono più sentiti per settimane. E Meloni, interrogata sulla possibilità di una nuova conversazione dopo la pausa estiva (anche perché non si è certo presa una pausa la guerra in Iran), ha esitato: "Beh, vedremo". Anche se, ci ha tenuto a sottolineare, la linea non cambia: "Continuo a credere che l'unità dell'Occidente sia una cosa molto importante. Non decido la strategia italiana sulla base dei miei rapporti personali".

Meloni parla anche del fascismo: un "periodo complesso"

Nell'intervista, Meloni ha anche risposto ad alcune domande sul fascismo. Ha definito il Ventennio un periodo "particolarmente complesso" nella storia d'Italia, aggiungendo: "Chiaramente, se guardiamo a questa storia oggi è una cosa. Se l'avessimo guardata standoci nel mezzo probabilmente l'avremmo vista diversamente, no?". Parlando della sua intenzione a non definirsi antifascista, invece, è tornata agli anni di piombo: "Conosco il nome e la storia di tutti i giovani sacrificati sull'altare dell'antifascismo". Non ha parlato, invece, del terrorismo di estrema destra.

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