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Meloni vuole il voto subito: no all’ONU, sceglie la Fashion Week e la propaganda sul burqa

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Giorgia Meloni è tesa, nervosa, e sembra essere sempre più proiettata verso elezioni anticipate il prima possibile.

Il decreto sul tetto massimo dei migranti nelle classi italiane e quello sul burqa sono il segno di come la Presidente del Consiglio stia soffrendo l'opposizione da destra di Vannacci, che sistematicamente ogni due o tre giorni esce con una dichiarazione e riesce ad imporre al dibattito pubblico italiano i suoi temi.

La destra di governo lo insegue perché i sondaggi lo danno in forte ascesa. Così Forza Italia si trova schiacciata in una gara tra chi è più duro e puro nella destra post-fascista e una Lega che, con Salvini sotto pressione interna tra chi vuole tornare alle origini della Lega Nord, impone battaglie sul fisco e sulla politica estera filo-putiniana.

Che Meloni sia nervosa si è visto chiaramente nell'attacco scomposto al Presidente della Repubblica di qualche giorno fa quando, ospite di Bruno Vespa, ha rotto ogni prassi istituzionale e ha utilizzato una vecchissima circolare ministeriale di quando Mattarella era ministro della Pubblica Istruzione. Una forzatura per piegare un atto che, per detta dello staff del Quirinale, aveva tutt'altro intento e soprattutto arrivava in un contesto totalmente diverso, visto che parliamo del 1990. Pur di recuperare terreno su Vannacci, Meloni ha scelto lo scontro diretto con il Colle.

Il piano sembra chiaro: campagna elettorale identitaria sui migranti e contro l'islamizzazione dell'Italia, promesse di tagli alle tasse (come l'abolizione del bollo auto) e sfruttamento dell'incidente sulla legge elettorale, bocciata alla Camera la prossima settimana, per tornare al voto il prima possibile. L'ipotesi è votare addirittura a gennaio, prima che gli effetti della manovra finanziaria siano visibili ai cittadini.

Ed è qui che si inserisce l'ultimo tassello: il rapporto deficit/PIL italiano è fermo al 3,1%, motivo per cui l'Italia resta sotto procedura d'infrazione europea. Meloni in questi anni ha gestito la politica di bilancio con estrema prudenza, tagliando sullo stato sociale pur di rivendicare riduzioni fiscali marginali. L'obiettivo era arrivare all'ultimo anno di legislatura per spingere sulla spesa pubblica in vista delle elezioni di primavera.

Il piano è saltato. Meloni e Giorgetti dovranno fare i conti non solo con i vincoli di Bruxelles, ma con una maggioranza di governo che esige risorse per le proprie bandiere elettorali: estensione della flat tax per gli autonomi fino a 100.000 euro e riforma delle pensioni. Misure che non possono essere coperte a bilancio, a meno di non voler tassare gli extraprofitti dei settori bancario ed energetico, arricchitisi durante la crisi.
Meloni su questo è stata chiara: la grande rendita non si tocca, la distrazione di massa passa per il burqa, la retorica anti-islamica e un giro alla Fashion Week, che paga di più di un discorso all'Assemblea generale dell'ONU dove avrebbe rischiato di incontrare Trump e fare l'ennesima figuraccia.
Insomma, Meloni è pronta per questa campagna elettorale.
Anzi, l'ha già iniziata.

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Il podcast daily di Valerio Nicolosi per Fanpage.it: ogni mattina alle 7, una finestra sul mondo per capire cosa davvero sta accadendo. Politica estera, conflitti internazionali, migrazioni, politica interna e tematiche sociali raccontate dal giornalista con chiarezza e approfondimento. Con la voce di esperti e reportage direttamente dal campo - Palestina, Ucraina, Mediterraneo, Africa, Stati Uniti, America Latina e molto altro - SCANNER porta le storie dove accadono, per offrirti ogni giorno un’informazione completa, immediata e dal vivo.

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