Avrebbero diritto a diventare agenti di polizia, ma gli idonei del concorso bandito a maggio 2017 sono stati esclusi dalle graduatorie a causa di una legge retroattiva che cambia i criteri di un procedimento già terminato. Si tratta di 455 ragazzi e ragazze, con un’età media inferiore ai 30 anni, che erano idonei con riserva del concorso per diventare agenti di polizia, ma che sono stati esclusi e non possono partecipare ai corsi di formazione a cui, anche secondo una sentenza del Tar, dovrebbero prendere parte. Così questi ragazzi, insieme ai sindacati, hanno chiesto alla politica di risolvere la questione, ma dal Parlamento non è arrivata una risposta sufficiente. Per questo motivo si appellano al governo e al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Sono i sindacati a rivolgere un appello a Conte per sanare questa situazione, accusando la politica “di non aver fatto nulla” concretamente, al di là di qualche emendamento in Parlamento che non ha avuto i risultati sperati. La Silp Cgil, il Sindacato italiani dei lavoratori di polizia, si rivolge direttamente a Conte: “La vicenda dei 455 ragazzi e ragazze idonei rischia di non trovare la strada da tutti noi auspicata. Una situazione assurda, con numerose e complesse conseguenze tecnico-giuridiche di non facile soluzione, nata con il precedente governo che ha decretato l'abbassamento dell'età per essere assunti in polizia coinvolgendo un concorso in atto. Il Parlamento ha obiettivamente fatto quello che doveva e poteva fare. Adesso la parola fine a questa vicenda può metterla solo e soltanto l'attuale governo. Per questo ci appelliamo al premier Conte perché centinaia e centinaia di ragazze e ragazzi non possono rinunciare al sogno, conquistato sul campo, di vestire la divisa della Polizia di Stato. Auspichiamo pertanto una soluzione da parte della politica e dell'amministrazione che renda giustizia a chi sta subendo una grave ingiustizia”.

La vicenda dei 455 futuri agenti esclusi dalle graduatorie

Questi 455 giovani sono risultati idonei al concorso per agenti di polizia bandito il 26 maggio 2017. Ma sono stati depennati da quella graduatoria per una legge entrata in vigore dopo, in seguito a un emendamento del Carroccio approvato dalla precedente maggioranza M5s-Lega. Una modifica che ha previsto l’applicazione retroattiva di una legge istituita dopo il bando. Quel concorso prevedeva l’iscrizione sulla base di due requisiti: un’età massima di 30 anni e il possesso della licenza di scuola media.

Poi è arrivato il decreto Madia che ha cambiato i criteri per i futuri concorsi, ma non per quello già bandito: il nuovo limite d’età è di 26 anni ed è necessario il diploma superiore. Nulla che avesse a che fare con il concorso del 2017, fino a che nel 2019 un emendamento della Lega al decreto semplificazioni autorizza l’assunzione di 1.851 agenti con lo scorrimento di quella graduatoria, ma sulla base dei nuovi requisiti, escludendo quindi chi ha tra i 26 e i 30 anni e chi non ha il diploma superiore. A maggio 2019, però, il Tar aveva ammesso con riserva gli esclusi, che dovevano essere reintegrati in attesa dell’udienza fissata per l’aprile del 2020. Così diventavano idonei con riserva e ad agosto avrebbero dovuto iniziare i corsi di formazione, da cui però sono stati esclusi i ricorrenti.

Nonostante l’esclusione ritenuta inspiegabile, gli agenti idonei non si sono arresi e hanno chiesto al Parlamento di intervenire, non ricevendo però una risposta sufficiente, motivo per cui ora si appellano a Conte. Facendo inoltre riferimento a una sentenza del Consiglio di Stato del 6 dicembre che ha respinto l’appello presentato alla decisione del Tar e ha sostanzialmente stabilito che questi 455 giovani devono partire il corso di formazione.

La manifestazione dei 455 idonei esclusi

L’appello a Conte viene reiterato anche dagli stessi idonei esclusi dalla graduatoria, che hanno anche organizzato una manifestazione per mercoledì 18 dicembre a Roma, in piazza dell’Esquilino. Quello che chiedono è una “soluzione reale”, che solo il governo può dare. Lanciando la mobilitazione i futuri agenti ricordano che anche il Consiglio di Stato si è pronunciato a favore dei loro ricorsi e sottolineano come dalla politica non sia ancora arrivata una risposta concreta, chiedendo quindi al governo di individuare una soluzione reale.