Matteo Salvini alle celebrazioni per il 167esimo anniversario della fondazione della Polizia
in foto: Matteo Salvini alle celebrazioni per il 167esimo anniversario della fondazione della Polizia

Sono 455 ragazzi e ragazze. Giovani che hanno, mediamente, meno di 30 anni. E che erano risultati idonei al concorso per diventare agenti di polizia bandito il 26 maggio 2017. Oggi, dopo più di due anni, sono stati sostanzialmente depennati dalla graduatoria di quel concorso per una legge entrata in vigore dopo. E per questa decisione, deliberata con un emendamento proposto dalla Lega e approvato dal Parlamento quando la maggioranza era guidata da M5s e Carroccio, non otterranno il posto che, stando alla graduatoria, gli spetterebbe. Non saranno agenti di polizia, per colpa dell’applicazione retroattiva di una legge entrata in vigore dopo il bando del concorso. Sempre che i tribunali, come sta già avvenendo, non accolgano i loro ricorsi e non riescano a re-immettere questi futuri agenti nel corpo di polizia.

Il concorso di polizia e la nuova legge

Il concorso a cui hanno partecipato questi 400 giovani è stato bandito il 26 maggio 2017. Con alcuni, specifici, criteri, tra cui un’età massimo di 30 anni e la necessità di avere la licenza di scuola media. Dopo la pubblicazione del bando è arrivato il decreto Madia, che ha modificato età e titolo di studio richiesti per accedere al grado di agente della polizia di Stato: il limite diventa di 26 anni e il titolo di studio necessario è quello di diploma superiore. Una legge, comunque, che vale per i futuri concorsi, non per quelli già banditi. Intanto il concorso di maggio 2017 va avanti: si tengono tutte le prove e viene pubblicata la graduatoria.

L’emendamento della Lega

Si arriva così al 2019. A gennaio al Senato arriva il decreto semplificazioni (nulla a che vedere con il decreto per il riordino delle carriere approvato nella legislatura precedente). La nuova maggioranza è composta da Lega e M5s. E proprio alcuni esponenti del Carroccio – Augussori, Saponara, Campari, Faggi, Pepe, Pergreffi – hanno presentato un emendamento che autorizza l’assunzione di 1.851 agenti di polizia sulla base dello “scorrimento della graduatoria della prova scritta di esame del concorso pubblico per l’assunzione di 893 allievi bandito il 18 maggio 2017”. Proprio quello degli esclusi. Nell’emendamento si fa riferimento alla legge n. 335 del 1982 riguardante i requisiti: ma quella legge è stata modificata dal decreto per il riordino delle carriere. Quindi si applicano i nuovi requisiti: 26 anni d’età e diploma superiore. Cancellando dalla graduatoria tutti gli idonei che non rientrano in questi requisiti, nonostante il bando a cui hanno partecipato prevedesse diversi criteri.

L’emendamento ha seguito un percorso travagliato in commissione: prima è stato ritirato, poi dichiarato inammissibile e infine sostituito. Per ben tre volte. Alla fine, dopo un iter complicato, l’emendamento viene approvato il 29 gennaio nella versione 11.17 testo 4. Dopo il via libera al Senato, il dl semplificazione è approdato alla Camera dove è stato approvato ponendo la fiducia il 7 febbraio. Quindi senza alcuna modifica. Nonostante le proteste davanti a Montecitorio che si sono tenute a febbraio e a marzo, con la partecipazione anche di alcuni deputati.

Il concorso va avanti, ma i futuri agenti restano fuori

Intanto l’iter del concorso è andato avanti. Si arriva a maggio 2019: iniziano le prove di accertamento dei requisiti fisici, psichici e attitudinali degli idonei vincitori. A giugno, però, il Tar del Lazio ammette con riserva alle prove di accertamento dei requisiti coloro i quali abbiano presentato ricorso perché esclusi dai nuovi criteri. Per il giudice, quindi, devono essere reintegrati nelle graduatorie. In attesa dell’udienza fissata per aprile del 2020. I candidati vengono ammessi alle prove di accertamento e diventano idonei con riserva. Si va allora avanti con lo scorrimento della graduatoria e ad agosto vengono selezionati i vincitori che dovranno iniziare i corsi di formazione dopo l’estate. Da questa selezione, però, vengono nuovamente esclusi i ricorrenti, coloro i quali non rientrano nei nuovi criteri.

Gli agenti che hanno presentato ricorso vengono depennati. Iniziano così, a fine agosto, i corsi di formazione e i ricorrenti vengono esclusi. Riaccendendo la protesta di chi risulta idoneo a quel concorso, ma non vincitore a causa dell’applicazione retroattiva di una legge entrata in vigore dopo la pubblicazione del bando. Inoltre, ricordano ancora i ricorrenti, la loro protesta si basa sul fatto che le graduatorie dei corsi per il reclutamento del personale delle amministrazioni pubbliche rimangono in vigore per tre anni dalla pubblicazione.

La protesta dei sindacati: ‘Va cambiata la norma’

Per i sindacati non ci sono dubbi: “Questa norma va cambiata”. Lo dice chiaramente Daniele Tissone, segretario generale del Sindacato italiano dei lavoratori di polizia (Silp-Cgil), contattato da Fanpage.it. “Ci sono 400-500 ragazzi che aspettano”, con la speranza di essere reintegrati. Tissone spiega che con il Dl Madia “sono cambiati i requisiti d’età e del titolo di studio, ma qui si è attinto a una graduatoria del passato con requisiti diversi”. Una scelta – quella di attingere da quella graduatoria – ritenuta “giusta” dal segretario Silp-Cgil, perché permetteva di immettere subito nuovo personale. Ma non altrettanto corretta viene ritenuta la decisione di escludere gli idonei che non rientrano nei nuovi criteri.

Questo non vuol dire che ci si debba limitare a far rientrare quei ragazzi nella graduatoria: “Crediamo che serva anche un nuovo concorso per immettere altre persone”. E Tissone spiega anche il motivo per cui è necessario bandire nuovi concorsi: “Per tanti anni abbiamo assunto dal mondo militare, ma serve farlo anche dal mondo civile, ora il trend si sta invertendo. Dal mondo civile arrivano persone più giovani e ci sono più donne. Nei concorsi la presenza femminile è più alta, in alcuni casi arriva addirittura sopra il 50%. Oggi nella polizia le donne sono solo il 13%”.

Tissone invoca l’intervento della politica nell’immediato e non solo per risolvere il pasticcio sui futuri agenti esclusi: “Serve un piano straordinario di assunzioni, servono tempi veloci perché quelli della burocrazia sono lunghi e prevedono due o tre anni” per arrivare all’ingresso nel corpo. D’altronde, il segretario della Silp-Cgil ricorda che “c’è stato un taglio del turn over con i precedenti governi di centrodestra. Invece ora servono concorsi con cadenza fissa, la situazione ad oggi è critica”. E per questo si dovrebbe ripartire proprio dal reintegro degli idonei del concorso del 2017 che sono stati depennati dalle graduatorie per una norma entrata in vigore dopo la pubblicazione del bando e resa retroattiva da un emendamento della Lega.