A meno di dieci giorni dall’incoronazione del candidato alla presidenza del Consiglio del MoVimento 5 Stelle che avverrà a Rimini durante l'evento Italia 5 Stelle, l’M5s si dà delle regole per le candidature da presentare entro le ore 12 del 18 settembre, ovvero lunedì prossimo. Le condizioni per presentare la candidatura sono state pubblicate attraverso un post sul blog di Beppe Grillo, nel quale vengono specificate tutte le condizioni per poter correre alla carica di presidente del Consiglio per il MoVimento. Il garante Beppe Grillo sembra però volersi mettere al riparo da qualunque sorpresa. Ricordandosi del caso Genova e della vittoria di Marika Cassimatis, il cofondatore del M5s specifica alcune regole che gli permetteranno di avere – anche dopo il voto degli iscritti – un peso specifico rilevante nella decisione del candidato. E, nel frattempo, mette al sicuro Luigi Di Maio, candidato in pectore da tempo.

Il regolamento del MoVimento blinda il vicepresidente della Camera, consentendo anche a chi è indagato di potersi candidare. “Ai candidati a conoscenza di indagini o procedimenti penali verrà richiesto un certificato rilasciato ai sensi dell’art. 335 del c.p.p.”, si legge nel post. Ma non escludendo dalla corsa il candidato del caso: una svolta non da poco, ricordando come fino a prima del caso Raggi a Roma, il MoVimento non tollerasse alcun indagato al suo interno, né per correre alle elezioni né per poi proseguire il suo mandato in caso di elezione. Di Maio è indagato a Genova per diffamazione dopo la querela presentata dall’ex candidata a sindaco nel capoluogo ligure Marika Cassimatis.

M5s e il suo garante, comunque, vogliono essere sicuri di non andare incontro a una spiacevole sorpresa e quindi inseriscono alcune clausole che garantiscono al garante – ovvero Beppe Grillo – di poter intervenire nuovamente in caso di necessità. Il candidato alla presidenza del Consiglio, infatti, non deve aver tenuto “condotte in contrasto con i principi, valori, programmi, nonché con l’immagine del MoVimento 5 Stelle, del suo simbolo e del suo garante” e non deve essere attualmente “parte ricorrente e/o attrice in giudizi promossi avverso M5s e/o il suo garante”. Tradotto: non si può candidare chiunque abbia avuto contrasti, soprattutto legali ma non solo, con Beppe Grillo. Inoltre, non vengono chiariti prima quali possano essere questa condotte in contrasto con i principi e i valori del MoVimento: un passaggio generico che potrebbe consentire a Grillo di intervenire in caso di necessità e di risultato a sorpresa, al momento comunque difficilmente prevedibile.

Tra le altre clausole c’è quella di aver ricoperto almeno un mandato da portavoce nei consigli comunali, provinciali, regionali o in Parlamento: una regola che esclude candidati esterni o comunque novità assolute all’interno del MoVimento. E garantisce un minimo di fedeltà – dimostrata negli anni in carica – al M5s. Ovviamente, i candidati non devono essere mai stati iscritti ad alcun partito e non devono essersi dimessi durante il loro mandato precedente.

Il candidato vincente diventerà “Capo politico” del MoVimento e depositerà il programma elettorale sotto il simbolo M5s per le prossime elezioni. Ma, al di là del voto della rete che sceglierà chi sarà il candidato premier, queste regole – che richiamano anche al Regolamento del M5s in tema di presentazione delle candidature – permettono a Grillo, Casaleggio e in generale ai vertici del MoVimento di avere una garanzia in più nel caso in cui il vincitore non sia gradito. Una ambiguità che potrebbe aiutare in caso di eventuali ricorsi, come quelli che in ormai più di un caso di campagna elettorale sono stati presentati contro le votazioni online pentastellate.