Comunali, Csx prova a riprendersi Fermo con la civica Malvatani: “Casa, salario minimo e una città aperta a tutti”

Meno di tre settimane separano la città di Fermo dalle elezioni comunali di domenica 24 e lunedì 25 maggio. Il capoluogo dell’omonima provincia delle Marche esce da dieci anni di amministrazione civica guidata da Paolo Calcinaro, che alla fine del 2025 è stato nominato assessore alla Sanità della Regione Marche nella giunta di Francesco Acquaroli (Fratelli d’Italia). La parabola fermana è sintomatica di una regione che negli ultimi cinque anni ha lentamente cambiato colore politico, passando da territorio “rosso” – governato per 25 anni dal centrosinistra – a baluardo del centrodestra.
Alle elezioni comunali, ormai imminenti, il centrosinistra prova a ripartire con una formula che in altre città italiane sembra aver funzionato – dalla Genova di Silvia Salis alla Perugia di Vittoria Ferdinandi – quella di una candidata civica sostenuta dal campo largo: Angelica Malvatani, 53 anni, giornalista del Resto del Carlino e insegnante di italiano e storia. Attorno al suo nome si sono raccolti il Movimento 5 Stelle, il Partito Democratico, Alleanza Verdi Sinistra, Rifondazione Comunista e Italia Viva. Si presenta alle elezioni di maggio 2026 con un programma incentrato su partecipazione, sociale, sanità e scuola.
Lei è un’insegnante di italiano e storia e una giornalista. Perché ha deciso di entrare in politica attiva proprio ora? E come si è arrivati alla convergenza, piuttosto ampia, sul suo nome all’interno della coalizione?
Sono prima una giornalista e poi un’insegnante. Questo percorso mi ha permesso di raccontare la mia città e la sua politica, e successivamente di raccogliere l’insoddisfazione degli adolescenti, di quei ragazzi che non trovano spazio e che non si sentono rappresentati da nessuna parte. Ho messo insieme questi elementi e ho ritenuto che l’esperienza maturata potesse fare la differenza, o quantomeno provarci. Con le liste civiche vicine al Partito Democratico abbiamo avviato un dialogo su alcuni valori comuni: l’attenzione al sociale, al lavoro e al diritto alla casa. Attorno al mio nome si sono poi raccolti anche Italia Viva, il Movimento 5 Stelle e Rifondazione Comunista.
La provincia di Fermo è considerata attualmente una roccaforte del centrodestra, come pensa di poter ribaltare questo dato e vincere le elezioni?
In realtà il nostro territorio non è mai stato di centrodestra, anche se negli ultimi anni si è registrato un forte astensionismo e una crisi dell’area che rappresentiamo. Contiamo sulla serietà e sulla chiarezza della nostra proposta e speriamo che i cittadini tornino a votare. Li abbiamo visti tornare in occasione del referendum costituzionale e a Fermo il “no” ha prevalso con una certa forza. Per questo confidiamo che siano proprio loro a tornare alle urne e a sostenerci.
Avete scelto “Fermo città comune” come nome della coalizione, cosa significa?
Significa, in primo luogo, una città aperta a tutti. Stiamo attraversando i quartieri da ormai due mesi e abbiamo costruito il programma insieme alle persone. La prima cosa che vogliamo fare è prenderci cura dei luoghi e dei cittadini: la giunta comunale dovrà riunirsi periodicamente nei quartieri per ascoltare direttamente le esigenze della popolazione. È questo il metodo di lavoro che proponiamo. Abbiamo inoltre proposto l’organizzazione degli “alveari di comunità”, spazi di incontro, prevenzione socio-sanitaria e presa in carico dei bisogni dei singoli quartieri, grazie al supporto del personale sanitario. Nel programma è prevista anche l’apertura di uno sportello per la casa, per garantire a tutti la possibilità di accedere ad affitti a prezzo calmierato. Nella nostra visione di città c’è poi un’attenzione particolare al centro storico, che, come accade in molte realtà italiane, sta lentamente perdendo negozi e vitalità. Infine, il lavoro è un tema centrale: per questo intendiamo introdurre il salario minimo comunale, fissando una retribuzione minima di 10 euro l’ora per gli appalti pubblici comunali.
Dal momento che vive la scuola ogni giorno, qual è oggi, secondo lei, la principale emergenza nel sistema scolastico locale? E cosa può fare un sindaco su un tema che è in gran parte nazionale?
Dobbiamo innanzitutto farci carico dei nostri ragazzi, che sempre più frequentemente manifestano il loro disagio, e quindi ascoltarli e renderli protagonisti. Per questo è necessario costruire dei servizi di accoglienza: una mensa, spazi per studiare, per stare insieme, per passare del tempo di qualità. L'altra cosa che vogliamo fare è aprire le nostre scuole anche d'estate, per costruire una rete di presa in carico che parla non solo di dopo scuola, ma anche di laboratori, di attività educative, di coinvolgimento.
Veniamo al capitolo sanità. Il nuovo ospedale di Campiglione di Fermo dovrebbe essere inaugurato entro il 2026. L’amministrazione uscente lo rivendica come un risultato, ma lei ha espresso dubbi. Qual è oggi il rischio principale su quell’opera?
Non prima di un altro paio d’anni, a mio avviso, ma sarà comunque la sfida delle sfide. Le criticità riguardano innanzitutto il traffico che si creerà in quell’area: per questo monitoreremo la qualità dell’aria e, successivamente, cercheremo soluzioni che passino attraverso il potenziamento del trasporto pubblico locale. L’altra fase da gestire è lo svuotamento dell’attuale ospedale, situato in pieno centro storico, che deve restare una cittadella della salute dedicata alla lungodegenza. Il sindaco dovrà farsi portavoce di queste due trasformazioni all’interno della conferenza dei sindaci, che è il luogo deputato, ma che negli ultimi anni è stata soltanto un momento di lamentela, con poca capacità di costruzione. Oggi invece abbiamo la possibilità di alzare la voce e dobbiamo essere sentinelle del territorio nei confronti di un assessore regionale alla Sanità che, peraltro, è l’ex sindaco.
In merito all'ex primo cittadino, Paolo Calcinaro, lui rivendicava una distanza netta dai partiti, mentre lei è una candidata civica sostenuta dal centrosinistra. Crede che questo posizionamento possa convincere i fermani e riportarli alle urne?
Il civismo che ha governato finora è stato un civismo “puro”. Poi, in realtà, il sindaco uscente è diventato assessore regionale in una giunta di centrodestra, compiendo una scelta di campo molto netta, che peraltro si era già delineata negli ultimi mesi di amministrazione. Questi cambi di casacca in corso d’opera, senza una chiara indicazione preventiva dell’area di appartenenza, a mio avviso non sono più credibili per l’elettorato. Noi ci siamo invece presentati fin da subito con chiarezza, perché anche quando si è civici su alcuni temi è necessario prendere posizione. Gli elettori conoscono le nostre posizioni. Ad esempio sulla legge 194, che a Fermo non viene pienamente garantita, dal momento che la totalità dei medici è obiettore di coscienza e ciò rende di fatto difficile l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza.