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Elezioni amministrative 2026

Il Pd cerca chi faccia l’assessore per un anno a Napoli senza scatenare una guerra tra correnti

Tre aree diverse del partito propongono candidati diversi. Difficile trovare anche un “nome civico”. Il sindaco Manfredi attende da giorni una proposta.
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Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli
Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli
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Ancora 48 ore e non è il titolo di un film: il Partito Democratico di Napoli chiede almeno un paio di giorni (ma il sospetto è che si scollinerà alla prossima settimana) per poter indicare al sindaco Gaetano Manfredi il nome di un suo assessore in giunta comunale. Ieri Manfredi, approfittando della giornata romana, ha incontrato Igor Taruffi, responsabile organizzazione nazionale Pd, la persona più vicina alla segretaria Elly Schlein. La speranza che da Taruffi potesse arrivare una indicazione è stata vana. Del resto – questo è il ragionamento – con una segreteria cittadina Dem freschissima, quella guidata da Francesco Dinacci, non è il caso che Roma metta bocca su questioni così locali e specialmente ora che c'è una situazione nazionale e internazionale ben più complessa e articolata della partita per un assessore comunale. Il problema è che a Napoli l'accordo non c'è, non si trova e non si cerca nemmeno.

Breve riassunto delle puntate precedenti di questa soap opera: quando Piero De Luca, il figlio dell'ex governatore Vincenzo, fu imposto da Roma come segretario Pd Campania affinché si chiudesse l'accordo sulla candidatura di Roberto Fico in Regione, per indorare l'amara pillola all'area Schlein (che a Napoli fa riferimento a Marco Sarracino) fu promesso che nel rimpasto di Manfredi l'assessore sarebbe stato di quell'area. Poi ci sono state le elezioni Regionali e in giunta con Fico sono andati due assessori Pd di area Schlein. Uno è l'ex sindaco di Portici Enzo Cuomo, l'altro è Andrea Morniroli, tecnico non iscritto al partito ma indicato dalla stessa segretaria nazionale.

Quindi, secondo le altre "anime" che si contendono ora questo posto a Palazzo San Giacomo, cioè il duo Mario Casillo, vicepresidente della Regione Campania e l'europarlamentare Lello Topo, nonché l'area che fa riferimento al presidente del consiglio regionale Massimiliano Manfredi, quell'accordo iniziale è saltato, non esiste più.

Tutte e tre queste correnti di partito propongono nomi validi per Palazzo San Giacomo. Sarracino pensa a Valerio Di Pietro, ingegnere gestionale, iscritto al partito e che con il deputato Pd ha condiviso anche la fase dei Giovani Democratici di Napoli. Topo e Casillo propongono con decisione il nome di Peppe Annunziata, già segretario del Pd metropolitano di Napoli, già vicesindaco di Poggiomarino, con esperienza politica e nella gestione amministrativa. L'area Manfredi propone l'attuale capogruppo comunale Gennaro Acampora, consigliere con una buon consenso sui territori. Se poi l'assessore fosse Acampora scatterebbe l'effetto domino: capogruppo diverrebbe Pasquale Esposito mentre l'altro consigliere Dem, Aniello ‘Bobò' Esposito, andrebbe alla presidenza della commissione consiliare Trasporti.

Nessuno vuol mettere mano in questo nido di vespe, pure perché in questo periodo c'è ben altro da definire, ovvero le liste per le elezioni Amministrative di maggio che coinvolgono molti grandi comuni della provincia partenopea. D'altro canto il sindaco Manfredi ha necessità di chiudere ora questa partita, anche perché del rimpasto sicuramente è certo un altro nome, quello di Carlo Puca suo spin doctor e papabile assessore all'Immagine di Napoli (ovvero al grande evento America's Cup di Vela 2027).

Le vie d'uscita sono due: o il Pd decide di non decidere e non propone nessuno (a Manfredi non cambia granché) oppure punta ad un "nome civico" che contenti un po' tutti. Questione di non poco conto: chi andrebbe a fare l'assessore per un anno e basta, senza garanzie sul futuro? È come salire sulla giostra quando la corsa è finita. Il sindaco di Napoli non ha intenzione di promettere a nessuno né firmare cambiali in bianco per un eventuale futura seconda Amministrazione Manfredi. Infine: la delega che andrebbe al Partito Democratico potrebbe essere quella al Personale, servirebbe quindi anche qualcuno capace di districarsi nella complicata materia.

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