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Elezioni amministrative 2026

Dopo la sconfitta a Venezia e Reggio Calabria cosa deve fare il campo largo per vincere: lo spiega l’analista

Dopo la sconfitta del centrosinistra a Venezia e Reggio Calabria, è chiaro che il progetto del campo largo da solo, non basta. Per vincere occorre puntare su altri fattori. Uno di questi è il territorio. Lo spiega bene a Fanpage.it Gian Piero Travini, analista politico di Piave Digital Agency.
Intervista a Gian Piero Travini
analista politico di Piave Digital Agency
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La vittoria di Simone Venturini alle elezioni comunali di Venezia era inaspettata, a differenza del trionfo di Cannizzaro a Reggio Calabria. In entrambi i casi però si è trattato di candidati ben radicati nel territorio che hanno saputo mobilitare l'elettorato di centrodestra e convincerlo a recarsi alle urne. Cosa che non è accaduta con il centrosinistra, nonostante il successo al referendum. Il progetto del campo largo da solo, non basta. Per vincere il centrosinistra deve puntare su altri fattori. Uno di questi è il territorio. Lo spiega bene a Fanpage.it Gian Piero Travini, analista politico di Piave Digital Agency.

A questa tornata di amministrative, 116 Comuni sopra i 15mila abitanti sono andati al voto. Secondo i dati elaborati da Alessandro Fava, data scientist di Piave, il centrosinistra prima del voto ne governava 54, circa il 47%, assieme ad altri due Comuni guidati dal Movimento 5 Stelle. Il centrosinistra è riuscito a vincere al primo turno in 39 Comuni: 28 di questi sono conferme, come ad esempio Prato, Andria, Mantova e Salerno. Undici invece, sono stati conquistati al primo turno (Pistoia e Avellino sono i più importanti). In altri, una trentina, tra i quali Chieti, Lecco, Arezzo e Agrigento, si andrà al ballottaggio. Restano infine, i Comuni prima governati dal centrosinistra e che sono stati persi: undici in totale. Tra questi, Reggio Calabria che insieme a Venezia rappresentano le due vere batoste incassate dal campo largo.

A Venezia tutti i sondaggi che davano Martella in vantaggio. Cos’è successo? Cosa è andato storto per il centrosinistra? 

Ci sono due dati che sono sempre molto difficili da recuperare da un sondaggio. I sondaggi non ti dicono come va a finire ma com'è la situazione in quel momento. Il primo dato di cui parlo è l'affluenza, che è più difficile da prevedere in assoluto. Infatti abbiamo visto che nell'ultimo periodo i sondaggi iniziano ad uscire assieme ai numeri sull'affluenza.

L'abbiamo visto con il referendum.

Esattamente. L'altro dato invece, sono le civiche. Il sondaggio fa fatica a intercettare le civiche, soprattutto se sono delle civiche di nuova formazione. La lista civica di Venturini è di nuova formazione perché Venturini era la prima volta che si candidava come sindaco. Ha performato come performò ai tempi la civica di Brugnaro. Questo dato qui non è stato intercettato.

Restiamo sui numeri di Venezia. Venturini è stato eletto soprattutto grazie alla sua lista. FdI si è fermato al 13%, la Lega al 5%. È stato davvero un trionfo del centrodestra?

Ti giro la domanda: è stata davvero una sconfitta del centrosinistra. Allora partiamo dal dato politico.  Martella e il centrosinistra di fatto non sono riusciti a rimobilitare sulla terra ferma il fronte del no al referendum. Si sono persi per strada circa 23.000 voti. Il centrosinistra ha funzionato nelle isole e sul Lido di Venezia. Nell'entroterra ha dominato il centrodestra. I voti che ha preso Martella sono più o meno gli stessi voti che sono stati presi dal centrosinistra a Venezia alle regionali in Veneto. Martella ha fatto quello che poteva fare. Chi ha overperformato è stato il centrodestra.

Ma è stata più una vittoria del centrodestra o di Venturini?

Di Venturini. È lui ad aver overperformato. Venturini è da quando ha 22 anni che fa politica a Venezia. È uno che è andato a cercare voto per voto. Questa non è stata un'operazione di centrodestra, non è stata un'operazione di palazzo, anzi. Tutto quello che poteva mettere i bastoni fra le ruote a Venturini non ha funzionato. Tutti i temi nazionali – dalla Biennale all'indagine su Brugnaro, fino alla Fenice – non hanno funzionato. Perché Venturini ha funzionato in mezzo alla gente, Martella no. Venturini è stato sottovalutato ma è stato riconosciuto come uno di Venezia. La città ha scelto uno della città, oltre che giovane. Gli elettori vogliono un ricambio generazionale.

Dopo il referendum, si guardava a queste amministrative come a un ultimo test in vista delle politiche. Cos'è cambiato rispetto al voto referendario e come dobbiamo leggere questi risultati rispetto alle prossime elezioni? 

A Venezia il centrosinistra si è perso 23.000 voti del referendum. Se vogliamo dare una lettura politica del voto di Venezia è che non basta fare il campo largo, serve anche altro. Il Pd ha retto ma il Movimento 5 Stelle sui territori è incosistente. Non è radicato sul territorio. Per farlo devi fare il lavoro che hanno fatto centrosinistra e centrodestra in questi anni: sessione, iscritti, lavoro casa per casa. Il punto però è che per sfondare nelle roccaforti al campo largo serve anche altro.

Che cosa?

Al centrosinistra, in generale, converrebbe ragionare bene sui collegi dell'uninominale e provare a fare una sfida sul territorio con gente del territorio. Dopodiché, questa resta una competizione amministrativa, molto specializzata, soprattutto questa qui. Il dato però è che la territorialità batte l'accordo di coalizione. Sul voto nazionale è un discorso un po' diverso. Sicuramente però, trovare il candidato giusto su un collegio uninominale può aiutare e far muovere la campagna elettorale. Ora la domanda da farsi è: il campo largo sarà in grado di smuovere quei voti che si è perso per strada con le amministrative? Se ne è in grado, allora può vincere anche su territori che storicamente non sono di centrosinistra. Sostanzialmente Venezia ci ha detto che il campo largo non basta su una situazione territoriale radicalizzata. La stessa cosa che ci dice Reggio Calabria.

Ovvero?

Il centrodestra rispetto al referendum ha overperformato, sia a Venezia che a Reggio Calabria. Il centrosinistra, rispetto agli elettori del No ne ha portati al voto solo il 65%. È un numero rende bene l'idea. Vuol dire che si è perso per strada un 35% di elettorato. Va detto che Reggio Calabria è un territorio particolare perché dagli anni 90 in poi, cioè  da quando c'è stata l'elezione diretta del sindaco, solo Italo e Giuseppe Falcomatà sono riusciti a imporsi sul centrodestra. In realtà Reggio Calabria è di centrodestra, è una roccaforte.

Quanto ha pesato il fattore Occhiuto?

Si c'è un forte legame con Occhiuto, soprattutto sul fronte della comunicazione, che sta cambiando. La Calabria è un laboratorio della comunicazione di centrodestra, forse un po' cringe però meno aggressiva.

Com'è andato invece il campo largo a Reggio Calabria?

Ha perso 12.000 voti rispetto al referendum. A Reggio Calabria però il centrodestra giocava una partita più semplice. È stato un territorio contendibile solo dai Falcomatà. A differenza di Venezia, che invece, può essere ancora contendibile dal centrosinistra e dove è il centrodestra a dover trovare il "nome giusto".

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