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Elezioni amministrative 2026

Comunali, l’analisi dei flussi elettorali di Gigliuto (Piepoli): “Più dei partiti conta il candidato”

Le elezioni comunali del 24 e 25 maggio non mostrano vincitori netti a livello nazionale, ma il peso delle dinamiche locali e delle leadership personali. Ecco come si sono spostati i voti degli elettori in sei dei capoluoghi di Provincia al voto secondo i dati Opinio Rai. “La cosa più importante delle amministrative è il candidato”, spiega Livio Gigliuto dell’Istituto Piepoli.
Intervista a Livio Gigliuto
Sondaggista e presidente dell'istituto Piepoli.
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Le elezioni comunali di domenica 24 e lunedì 25 maggio non restituiscono una fotografia nitida di vincitori e vinti sul piano nazionale. A emergere è piuttosto una geografia elettorale segnata da dinamiche locali, leadership personali e dalla capacità dei candidati di intercettare consenso oltre i tradizionali confini degli schieramenti. "Non ci sono stati dei grandissimi spostamenti né delle rivoluzioni", osserva Livio Gigliuto, presidente dell'Istituto Piepoli, contattato da Fanpage.it.

Secondo i dati dei flussi elettorali, diffusi dal Consorzio Opinio Italia per Rai, in sei capoluoghi di provincia, ogni città rappresenta un caso a sé: alcuni candidati riescono a riconfermare il sostegno del proprio elettorato, mentre altri intercettano le istanze di aree politiche differenti. Dai flussi elettorali analizzati anche dall’Istituto Piepoli emerge così un elemento comune: nelle amministrative conta soprattutto il profilo del sindaco, "più di quanto non succeda alle regionali, in cui il voto è politico", commenta Gigliuto.

Il caso scolastico di Venezia e l'impresa "semplice" di Venturini

Proprio l'elezione a Venezia del candidato del centrodestra, Simone Venturini, è stata spinta dall'elettorato che per due volte ha portato alla vittoria dell'ex sindaco, Luigi Brugnaro. L'87% di chi aveva votato Brugnaro nel 2020, infatti, ha affidato la sua preferenza a Venturini. Un dato che non sorprende, dal momento che il neo eletto ha ricoperto per due mandati il ruolo di assessore alle Politiche della residenza e al Turismo; due deleghe sensibilissime per la città di Venezia. La vittoria di Venturini, nonostante abbia animato il dibattito politico nazionale, non deve sorprendere, secondo l'analista Gigliuto: "Quello che è il caso di cui più si parla, è in realtà il più scolastico, perché Venturini ha fatto la cosa più semplice che deve fare un erede di un'amministrazione uscente, cioè mantenere i propri voti".

Anche l'elettorato di centrosinistra è rimasto piuttosto compatto. Il 90% di chi aveva votato per Pier Paolo Baretta, candidato dell'area progressista nel 2020, ha votato per Andrea Martella, il nome scelto per questa tornata. Nelle fila di chi ha sostenuto Martella c'è anche una cospicua fetta (58%) di coloro che, alle precedenti elezioni, avevano votato per altri candidati. "Per vincere le elezioni è necessario attivare un altro flusso di elettori, oltre a quello del proprio schieramento – precisa il sondaggista – Martella è riuscito in quest'operazione, ma i voti non sono stati sufficienti, perché doveva recuperare i voti degli scontenti di Brugnaro, se esistono".

Reggio Calabria, Cannizzaro è riuscito dove il Csx a Venezia ha fallito

Il voto di Reggio Calabria rappresenta, invece, l'altra faccia della medaglia rispetto a quanto avvenuto a Venezia. Qua l'elettorato del centrosinistra del 2020 si è sostanzialmente diviso. Il 45% di chi aveva votato Giuseppe Falcomatà (Pd) nel 2020 ha votato per Francesco Cannizzaro, il candidato del centrodestra che ha vinto le elezioni. C'è però un altro 45% di quello che è stato l'elettorato di Falcomatà che ha votato Domenico Battaglia, il candidato del centrosinistra che ha sostituito l'ex sindaco nei mesi precedenti alle elezioni.

La vittoria eclatante di Cannizzaro, che ha chiuso le elezioni al primo turno con il 65,68% di preferenze, è stata dettata anche da un'altra cospicua fetta di elettorato. Il 90% di chi aveva votato per l'allora candidato del centrodestra nel 2020, Antonino Minicuci, ha confermato la sua preferenza verso questo schieramento. Tra le fila degli elettori di Cannizzaro ci sono poi tutti coloro i quali nel 2020 non scelsero né Falcomatà né Minicuci: il 64% di chi aveva votato per altri candidati in quell'anno, il 24 e 25 maggio 2026 ha scelto Francesco Cannizzaro.

"Cannizzaro a Reggio Calabria è riuscito a portare a sé tutti i voti del centrodestra dell'altra volta, ma questo non sarebbe bastato – ricorda Gigliuto – Infatti è riuscito a portare a sé anche la metà di coloro che avevano votato per Falcomatà: evidentemente è riuscito a raccogliere il malcontento che c'era sul territorio".

Arezzo verso il ballottaggio: il peso del terzo polo sul risultato

Tra i soli sei capoluoghi di Provincia in cui si andrà al ballottaggio c'è anche Arezzo. Si sfideranno alle urne i prossimi 7 e 8 giugno il candidato del centrodestra, Marcello Comanducci, che ha ottenuto il 43,81% dei voti al primo turno, e Vincenzo Ceccarelli, il candidato del centrosinistra, che si è fermato al 32,36% dei voti. In questa partita, però, gioca ora un ruolo fondamentale il candidato del terzo polo, Marco Donati, che ha preso il 20,49% di preferenze.

Osservando i flussi elettorali, i due schieramenti di centrosinistra e centrodestra sono rimasti piuttosto compatti. Comanducci ha riconfermato il 77% delle preferenze tra coloro che avevano votato nel 2020 il precedente candidato di centrodestra ed ex sindaco, Alessandro Ghinelli. Dall'altra, Ceccarelli ha riscosso la fiducia del 72% di quanti, poco più di 5 anni fa, avevano votato l'ex candidato del centrosinistra, Luciano Ralli. Per quanto riguarda Donati, invece, il candidato riformista è riuscito a erodere una fetta di consenso tanto del centrodestra (15%), quanto del centrosinistra (22%), ma anche a convincere chi si era astenuto nel 2020 (20%).

Secondo Livio Gigliuto sarà proprio Donati l'ago della bilancia al ballottaggio: "Teoricamente dovrebbe essere decisivo, ha sicuramente il potere di spostare una parte dei consensi, però poi la gente voterà il candidato che preferirà". L'analista ricorda inoltre che il posizionamento di Donati verso uno dei due candidati non è prevedibile: "Non è scontato che Azione, se proprio deve scegliere un lato, sia parte del campo largo".

Il risultato di Prato e il "record man" Matteo Biffoni

Prato non regala particolari sorprese, specialmente tra l'elettorato progressista. Nella città toscana l'87% di chi aveva votato per Ilaria Bugetti nel 2024, ha scelto di votare il candidato del centrosinistra, Matteo Biffoni. Politico che l'analista dell'Istituto Piepoli definisce "un record man di preferenze" e la cui vittoria conferma "che la cosa più importante nelle elezioni amministrative è il candidato".

Già due anni fa in città era stato sperimentato con Bugetti un primo accordo di campo largo tra Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra, la stessa coalizione che ha poi sostenuto Biffoni. Un segnale di fiducia in quella proposta politica, nonostante l'ex sindaca si sia dimessa in seguito a un'inchiesta a suo carico per corruzione.

Dall'altra parte, il candidato del centrodestra, Gianluca Banchelli, ha avuto minor successo nel raccogliere interno a sé quello stesso elettorato che aveva sostenuto il precedente candidato della sua coalizione, Gianni Cenni. Solo il 64% di chi scelse Cenni nel 2024, ha votato per Banchelli.

Il modello De Luca a Salerno e il legame con il territorio

Non si può parlare di record man e di elezioni comunali senza pensare a Vincenzo De Luca e al suo legame, apparentemente indissolubile, con Salerno. Dopo aver ricoperto la carica di presidente della Regione Campania, De Luca torna alla guida della sua città per la quinta volta. Un'elezione che è riconoscimento personale, ma che eredita anche il mandato del precedente sindaco, Vincenzo Napoli. Il 69% di chi votò Napoli nel 2021, infatti, ha accordato la sua fiducia a De Luca. Anche l'ex sindaco si era candidato senza simboli di partito, stessa scelta che ha fatto il neo eletto primo cittadino. De Luca, però, è riuscito a intercettare anche le preferenze del 30% di chi cinque anni fa votò la candidata del Movimento 5 Stelle, Elisabetta Barone.

"Non c'è dubbio sul fato che De Luca ha un legame strettissimo con l'elettorato della sua città – precisa l'analista – ma addirittura a riesce a raccogliere quasi il 60% nonostante non avesse nessun partito del campo largo a suo sostegno e nonostante ci fosse un candidato sostenuto sia da Avs che dal Movimento 5 stelle". Una precisazione che Gigliuto fa per dire che "chi non voleva votare De Luca ed è di sinistra aveva un'alternativa", ma "il modello De Luca ha un consenso territoriale col quale bisogna fare i conti".

Perché a Messina bisogna tenere d'occhio i partiti locali

È proprio il consenso territoriale ad accomunare il caso di Salerno con quello di Messina. Qui il sindaco uscente di Sud chiama Nord, Federico Basile, è stato rieletto confermando il 71% delle preferenze di chi lo aveva votato nel 2022. Il candidato del centrodestra, Marcello Scurria, invece, è riuscito a portare con sé solo il 49% di chi alla precedenti elezioni aveva votato l'allora candidato della sua area, Maurizio Croce.

Un risultato che conferma la rilevanza del legame con il territorio nel caso delle elezioni amministrative. "Ci siano alcuni contesti territoriali in cui i personaggi del territorio riescono a stare meglio dei partiti", precisa il sondaggista. Un elemento che, secondo Gigliuto, può avere rilevanza in vista delle prossime politiche: "Uno dei temi sarà il posizionamento dei piccoli partiti locali, come Sud chiama Nord, che ha paventato vicinanze con entrambi i poli".

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