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Elezioni amministrative 2026

Comunali Venezia, il candidato del csx Martella: “Destra ha fallito, la città non può vivere solo di turismo”

“La destra a Venezia è stata fallimentare”, lo dice a Fanpage.it il candidato del campo largo Andrea Martella che il 24 e 25 maggio sfiderà alle urne l’assessore uscente al Turismo, Simone Venturini, appoggiato dal centrodestra. Il suo programma per la città va oltre il turismo: “Venezia non può dipendere solo da quello”.
Intervista a Andrea Martella
Senatore del Pd e candidato del campo largo alle amministrative di Venezia
A cura di Giulia Casula
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"L'esperienza del governo Brugnaro a Venezia è stata deleteria", lo dice a Fanpage.it il candidato del centrosinistra Andrea Martella che i prossimi 24 e 25 maggio si sfiderà alle elezioni comunali con l'assessore uscente al Turismo, Simone Venturini, appoggiato da FdI, Forza Italia e Lega. Il senatore Pd critica aspramente l'ultimo decennio di amministrazione della destra, denunciando una gestione accentrata e autoritaria che ha indebolito la città. "In questi anni Venezia si è fatta più fragile, più costosa, più diseguale, più difficile da abitare. Ha perso residenti, servizi, qualità urbana, fiducia nel futuro".

La sua proposta per la città, dice, va oltre il turismo. "Venezia non può dipendere solo da quello", osserva. Tra le priorità del suo programma ci sono: costruire una "nuova politica per l'abitare e per la residenzialità", diversificare l'economia veneziana, migliorare la "qualità della vita dei cittadini, con servizi sociosanitari di prossimità, welfare territoriale, trasporti che funzionino, sostegno a famiglie e anziani".

Onorevole Martella, la sua candidatura è sostenuta da una coalizione che tiene assieme diverse forze progressiste (Pd, M5s, Avs, Iv, +Europa, Rifondazione Comunista). Venezia può essere uno degli ultimi banchi di prova per il campo largo prima delle politiche?

Per me Venezia viene prima di tutto. Qui c’è una città che chiede cambiamento dopo undici anni di governo fallimentare della destra, e attorno a questa esigenza concreta si è costruita una coalizione ampia e plurale, di forze politiche e civiche, con sensibilità diverse ma con un impianto comune molto forte, incentrato su una visione di futuro per la città. Ci unisce un’idea chiara: Venezia non può continuare a essere governata con una concezione padronale e con un metodo che ha impedito il confronto e la partecipazione. Serve una svolta vera. Se dalla nostra esperienza giungerà anche un messaggio politico – che vale anche a livello nazionale – sulla capacità di essere un'alternativa credibile di governo, tanto meglio. Ma il punto di partenza non è stato il "campo largo", è stata la volontà di offrire a Venezia un progetto serio, politico e civico insieme, capace di tenere assieme anime e provenienze diverse per costruire un nuovo progetto. Quando una coalizione nasce attorno ai bisogni reali delle persone, poi può esprimere anche una grande forza politica.

Parliamo del suo programma. Quali sono le priorità principali per la città su cui intende lavorare?

Le priorità riguardano la vita concreta dei veneziani. Il turismo deve essere governato con intelligenza ed equilibrio, regolando i flussi turistici e intervendo sugli affitti brevi. Perché quando diventa monocultura finisce per svuotare la città dai suoi residenti e impoverirla. Un'altra priorità è costruire una nuova politica per l'abitare e per la residenzialità. Ho detto fin dall'inizio della campagna che ripopolare Venezia è la condizione di tutto il resto. Oggi continuiamo a perdere residenti, giovani, famiglie, lavoratori. Espulsi dalla carenza di case accessibili e affitti sostenibili, in una città che ha oltre 2500 alloggi pubblici sfitti che dobbiamo recuperare e rimettere in circolazione. Favorendo social housing e contratti di lunga durata, e supportando le nuove famiglie.

Va poi migliorata la qualità della vita dei cittadini, con servizi sociosanitari di prossimità, welfare territoriale, trasporti che funzionino, sostegno a famiglie e anziani. Una città più semplice da vivere. Al centro della nostra agenda di lavoro c'è anche la sicurezza, che io considero un diritto fondamentale. Un tema che non si affronta con gli slogan e neppure con la demagogia. Si costruisce con controllo del territorio, maggiore presenza e coordinamento delle forze dell’ordine e vigili di quartiere. Ma anche con un grande lavoro di rigenerazione urbana e con un forte investimento sui servizi sociali. Puntando a intercettare le difficoltà prima che diventino emergenze.

Un altro grande capitolo da affrontare è il lavoro. Venezia non può dipendere solo dal turismo. Serve puntare su altre economie, capaci di creare lavoro qualificato, stabile, ben pagato. Sulla riconversione di Porto Marghera, lo sviluppo del porto, un maggior raccordo con l’università, l’innovazione. E anche sulla cultura e l’artigianato come filiera produttiva diffusa. Ma in cima a tutto c’è il pensiero su come garantiremo il futuro di Venezia quando il Mose non basterà più. Un tema enorme e fondamentale: già da oggi dobbiamo ragionare su come garantire la salvezza di Venezia nei prossimi decenni.

Si candida dopo dieci anni di governo del centrodestra. Come giudica l’operato di Brugnaro?

Il mio giudizio è netto. In questi anni Venezia si è fatta più fragile, più costosa, più diseguale, più difficile da abitare. Ha perso residenti, servizi, qualità urbana, fiducia nel futuro. C’è stata molta propaganda, e molta enfasi sul decisionismo, sull’idea dell’uomo solo al comando. Ma troppo spesso è mancata una visione vera, capace di tenere insieme città storica, terraferma, isole, laguna, dimensione metropolitana. Soprattutto, è mancato un metodo democratico e aperto di governo. Le Municipalità sono state svuotate, la partecipazione è stata umiliata, troppe decisioni sono state prese in modo accentrato, con poca trasparenza e poco ascolto. E poi ci sono i risultati concreti: sicurezza tangibilmente peggiorata, crisi della casa aggravata, welfare indebolito, costo della vita cresciuto, turismo non governato, conflitti d’interesse diventati una questione enorme e mai affrontata fino in fondo. Il punto, per me, non è dare un giudizio morale. È dire con chiarezza che questo ciclo si è esaurito. E che la continuità con Brugnaro proposta oggi da Venturini non è una garanzia: è il problema.

In queste settimane Venezia è finita al centro di due polemiche che hanno coinvolto i piani alti del governo Meloni. Mi riferisco al licenziamento di Beatrice Venezi da direttrice musicale del Teatro La Fenice e allo scontro tra il ministro Giuli, Pietrangelo Buttafuoco e Salvini sulla Biennale di Venezia. Come commenta?

Io vedo un punto comune molto evidente: sia sulla Fenice sia sulla Biennale è emerso un cortocircuito tra Roma e Venezia che ha fatto danno alle istituzioni culturali della città. Sulla Fenice si è consumata una vicenda nata male e proseguita peggio, segnata da forzature, arroganza, logiche amichettistiche e da un atteggiamento sbagliato del sindaco Brugnaro, anche presidente della Fondazione. Il nostro Gran Teatro meritava rispetto, condivisione, serenità, non di essere trascinato in una vicenda che ne ha leso immagine e dignità. Sulla Biennale, al di là dei dettagli, il punto è identico: una grande istituzione internazionale veneziana non può essere esposta alle guerre di potere della politica.
Questi episodi dicono una cosa semplice: Venezia è una capitale culturale internazionale, ma proprio per questo ha bisogno di autonomia e di una regia pubblica tra le sue istituzioni culturali. Per questo ho dichiarato, fin dall’inizio, che con noi Venezia tornerà dopo 11 anni ad avere un assessore alla cultura. Una scelta politica precisa: la cultura a Venezia non può dipendere dall’umore del momento o dalle incursioni della politica romana. Venezia deve essere una città in cui non solo si espone ma anche si produce cultura.

I sondaggi la danno in vantaggio sull’avversario di centrodestra. Mi riesce a dire, brevemente, perché i cittadini veneziani dovrebbero votarla?

Perché noi rappresentiamo un cambiamento credibile, concreto, necessario. Dopo undici anni in cui la città si è indebolita, io propongo una direzione diversa: più casa, più servizi, più qualità della vita, più lavoro vero, più sicurezza affrontata con serietà e non con propaganda, più attenzione ai residenti, più capacità di governare il turismo, più rispetto per l’ambiente e per la laguna. E anche un altro modo di governare: più ascolto, più trasparenza, più partecipazione, Municipalità con veri poteri, un Comune meno padronale e più vicino alle persone. Ma credo che il motivo del consenso che registro ogni giorno, tra la gente, sia anche un altro: penso che i veneziani condividano l’idea che ho sempre dichiarato, e cioè che non mi candido per gestire l’esistente ma per affrontare di petto le grandi questioni che fin qui non sono state risolte, e per cambiare davvero.

Le giro la domanda. Se invece Venezia dovesse rimanere al centrodestra, quale sarebbe alla fine il rischio peggiore per la città?

Il rischio peggiore sarebbe continuare a perdere tempo mentre la città perde pezzi. Continuare con l’esperienza fallimentare della giunta Brugnaro-Venturini vorrebbe dire prolungare un modo di governare che ha già mostrato i suoi effetti deleteri. Mentre non abbiamo bisogno di immobilismo né di continuità. Vorrebbe dire restare dentro una logica di ordinaria amministrazione mentre Venezia ha bisogno di scelte grandi: sulla laguna, sul dopo-Mose, su porto Marghera, sulla vocazione internazionale della città, sulla costruzione di un'economia diversificata. In una parola: il rischio peggiore è la continuità verso il declino. E io penso che Venezia non possa – né voglia – più permetterselo. Noi dobbiamo riportare Venezia ad essere la grande capitale che merita: una città che dialoga con il resto del mondo.

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