Maldive, i corpi degli italiani intrappolati nella grotta a 60 metri: “Sono in balia degli squali”

La speranza di riportare a casa i corpi dei subacquei italiani ancora dispersi nell’atollo di Vaavu si gioca ora su una squadra di tre super-esperti finlandesi arrivati questa mattina alle Maldive. Sono sub-speleologi di altissimo livello della DAN Europe, la stessa organizzazione che nel 2018 contribuì al salvataggio dei dodici ragazzi intrappolati nella grotta thailandese. Atterrati a Malé, stanno coordinando con la Guardia Costiera locale le operazioni di recupero, sospese giovedì dopo la morte del sergente maggiore Mohamed Mahudhy, uno dei sommozzatori più esperti delle forze maldiviane.
Al momento l'unico corpo recuperato è quello di Gianluca Benedetti.
La priorità è una sola, e Laura Marroni, vicepresidente e Ceo di DAN Europe, non usa giri di parole: “Trovare i corpi. E dobbiamo farlo in fretta”. In un’intervista a Repubblica, la responsabile dell’organizzazione spiega il perché dell’urgenza.
Purtroppo in acque calde, anche se non sappiamo esattamente che fauna c’è nella grotta, non possiamo escludere i rischi di predatori come gli squali o impatti di tipo ambientale. Durante recuperi del passato, in Egitto ad esempio, è accaduto il peggio. Ogni ora che passa è decisiva”.
La grotta di Alimathà, dove i cinque italiani sono scomparsi durante un’immersione, si trova a circa 60 metri di profondità. Un ambiente ostile: visibilità scarsa a causa del sedimento che si solleva facilmente, un corridoio di collegamento stretto tra le due cavità (appena 2,5-3 metri) e correnti imprevedibili. Le Maldive non sono una meta per immersioni tecniche profonde o speleologiche, e questo si traduce in attrezzature limitate sul posto. “Abbiamo fatto fatica anche a reperire l’elio”, racconta Marroni. “Là c’è poco: manca formazione e organizzazione per recuperi di questo tipo”.
I tre finlandesi scenderanno con rebreather, sistemi che riciclano l’aria e permettono permanenze prolungate sott’acqua, fino a quattro ore tra i 50 e i 60 metri utilizzando miscela trimix (ossigeno, azoto ed elio). Saranno equipaggiati anche con scooter subacquei per contrastare le correnti. Potranno spingersi oltre i 150 metri di profondità: tra i più competenti al mondo per operazioni di questo genere.
“L’aria non è la miscela perfetta per quella profondità”, sottolinea Marroni parlando della possibile dinamica dell’incidente. “Se è vero che andavano ad aria o con bombole da 12 litri, là sotto potevano starci appena cinque minuti. O prevedevano un passaggio rapido, o qualcosa li ha portati più in profondità del previsto, forse correnti o un imprevisto. In ambienti come le grotte, con scarsa visibilità, basta che una persona abbia un problema e tutto si compromette. Se perdi l’uscita, laggiù non torni più”.
Le indagini, sia maldiviane che italiane, sono in corso. La polizia ha sentito a lungo equipaggio e partecipanti. Nessuno, per ora, si azzarda a formulare ipotesi definitive. Ciò che è certo è che l’operazione di recupero è ad altissimo rischio, come avevano avvertito fin dall’inizio le autorità delle Maldive.
La missione, coordinata con il supporto offerto anche da Regno Unito, Australia e Stati Uniti, rappresenta l’ultima chance concreta di riportare a casa Monica Montefalcone, sua figlia, Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri; e provare a dare un po' di sollievo alle famiglie e ai compagni di viaggio.