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Sub italiani morti alle Maldive

Sub morti, intervengono i sommozzatori finlandesi. Le Maldive: “Non c’era richiesta per l’immersione in grotta”

Riprendono oggi le operazioni di recupero dei corpi dei sub italiani morti il 14 maggio in una grotta alle Maldive. Intanto, proseguono le indagini per fare luce su cause e dinamica dell’incidente. Secondo il portavoce del presidente maliano, nella proposta di ricerca l’immersione in grotta non era menzionata.
A cura di Eleonora Panseri
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Le cinque vittime dell’incidente alle Maldive: Monica Montefalcone e sua figlia, Giorgia Sommacal, Gianluca Benedetti, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri.
Le cinque vittime dell’incidente alle Maldive: Monica Montefalcone e sua figlia, Giorgia Sommacal, Gianluca Benedetti, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri.
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Riprendono oggi, lunedì 18 maggio, le operazioni di recupero dei corpi dei sub italiani rimasti intrappolati il 14 maggio scorso in un sistema di grotte sottomarine nell’atollo di Vaavu, alle Maldive. A quanto si apprende, il team di subacquei finlandesi di Dan Europe si immergerà tra pochi minuti.

Questa mattina il team ha effettuato un briefing operativo alle 9 (ora locale), alle 11 è partito in barca per raggiungere il sito d'immersione, le operazioni inizieranno a breve. Il meteo sembra ottimale, ma si dovranno verificare le condizioni in acqua.

Gli speleosub si immergeranno con ‘rebreather‘ (un sistema di respirazione subacquea a circuito chiuso), miscela Trimix (azoto, elio, ossigeno) adatta alla profondità e scooter subacquei.

Le salme di Monica Montefalcone, 51 anni, docente in Ecologia all'ateneo di Genova, e di sua figlia Giorgia Sommacal, 23, della ricercatrice Muriel Oddenino, 31, e di Federico Gualtieri, 23, si trovano ancora disperse, forse bloccate in un cunicolo di una caverna distante dall'entrata. L'unico recuperato della guida Gianluca Benedetti, 44 anni, di Padova.

Sabato 16 maggio un militare del posto, il sergente maggiore Mohamed Mahudhee della Maldives National Defence Force, è morto dopo aver accusato un malore in immersione. Sulla dinamica dell'incidente che ha portato alla morte dei 5 sub sono in corso indagini delle autorità locali, anche la Procura di Roma ha aperto un'inchiesta.

Il portavoce del presidente maldiviano: "Proposta di ricerca non parlava di immersione in grotta"

Il team coinvolto nell'incidente aveva i permessi di ricerca, ma nella documentazione non compariva l'immersione in grotta e mancavano i nomi di due dei cinque sub coinvolti. Lo ha spiegato in un'intervista pubblicata dal Corriere della Sera Mohamed Hussain Shareef, portavoce del presidente maldiviano Mohamed Muizzu.

Shareef ha spiegato che il gruppo conduceva ricerche annuali alle Maldive da almeno quattro anni e aveva ricevuto il via libera per un progetto sui coralli molli e sui sistemi di barriera. Il punto critico, ha aggiunto, è che "la proposta di ricerca non faceva menzione" dell'immersione in grotta.

Secondo il portavoce, il limite dei 30 metri vale per le immersioni ricreative e non impedisce ai ricercatori di proporre immersioni più profonde. Tuttavia, stando a quanto riportato, il governo non sapeva che il team sarebbe entrato in una grotta, il cui ingresso si trova a 47 metri.

Shareef ha invitato alla prudenza nel giudicare le scelte della professoressa Monica Montefalcone, definita una subacquea molto esperta e una ricercatrice che aveva dedicato molti anni allo studio delle Maldive. "Vedremo i risultati dell'indagine", ha detto.

Chi sono i tre sub esperti del Dan Europe inviati alle Maldive

Domenica sono arrivati alle Maldive i tre soccorritori del Dan, sono una donna e due uomini finlandesi. Si chiamano Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist.

Il primo ha scoperto numerosi relitti storici della Seconda guerra mondiale nel Baltico e mappato sistemi di grotte complesse e guiderà il gruppo, Westerlund è specializzata in mappatura e riprese e da tempo collabora con gli altri due del team. Grönqvist, invece, è un vigile del fuoco, sommozzatore di soccorso e subacqueo tecnico, con un bagaglio di immersioni in miniera e in grotta.

Le scorse ore sono state "dedicate ai controlli delle attrezzature, alla logistica dei gas, alla valutazione ambientale e alla pianificazione dell'immersione, nell'ambito di un'operazione che rimane complessa e ad alto rischio in ambiente profondo e ostruito", ha spiegato Dan Europe, in coordinamento con la Mndf e con le autorità italiane a Malé.

"Il sito presenta caratteristiche operative complesse, con accesso a profondità tra 55 e 60 metri e un sistema sommerso di centinaia di metri con più camere e passaggi interni", tanto da rendere necessaria la pianificazione anche sul piano medico, ha spiegato Chiara Ferri, direttrice medica Dan Europe.

A Malè è arrivata anche Orietta Stella, subacquea e legale del tour operator verbanese Albatros Top Boat, che ha venduto il pacchetto per la crociera scientifica subacquea, che già ieri aveva precisato: "L'Albatros ha un contratto di affitto con una società maldiviana, la Island Cruiser Limited Company di Malé, proprietaria e armatrice della barca. È quella società la datrice di lavoro del personale di bordo, incluso l'istruttore capobarca Benedetti".

Ora la donna è a disposizione "per dare il supporto tecnico, logistico e conoscitivo a questa squadra di finlandesi. Come Albatros – aggiunge – abbiamo già fornito dei booster, difficili da trovare alle Maldive, che servono a ricaricare le bombole".

Rientrati in Italia i 20 italiani che erano a bordo dello yacht con le cinque vittime

Intanto, nella giornata di domenica sono atterrati all'aeroporto di Malpensa i 20 italiani che erano a bordo dello yacht Duke of York insieme ai 5 sub morti alle Maldive. I venti sono partiti dalla capitale Malè e hanno fatto scalo a Dubai, prima di arrivare in Italia.

Sono stati fatti uscire dall'aeroporto di Malpensa in maniera riservata, lontano da fotografi e giornalisti in attesa di parlare con loro. Il gruppo di ricercatori era sullo stesso volo di un ragazzo di rientro dalle vacanze a Malè.

"Eravamo sullo stesso volo, è un gruppo di giovani – ha raccontato ai cronisti – anche io mi sono immerso il giorno della tragedia, mi dispiace tantissimo per le famiglie. Ovviamente, non ho parlato con nessuno di loro vista la situazione, ma ho saputo che erano dello stesso gruppo dei sub morti".

I legali della famiglia Gualtieri: "Escludiamo comportamento negligente"

"Federico era pienamente formato e qualificato per l’attività subacquea svolta, possedendo capacità tecniche, preparazione ed esperienza adeguate anche per immersioni di elevata complessità. Aveva infatti conseguito a far tempo dal 2011 abilitazioni e 23 brevetti specifici PADI, maturando inoltre una significativa esperienza pratica in immersioni effettuate in diversi contesti e condizioni operative, anche alle Isole Maldive".

Lo hanno scritto in una nota gli avvocati Antonello Riccio e Gianluigi Dell'Acqua, legali della famiglia di Federico Gualtieri di, uno dei sub italiani deceduti nel corso di un'immersione alle Maldive. "È sempre stato estremamente scrupoloso e prudente – hanno scritto ancora – tali elementi escludono l’ipotesi di un comportamento imperito, negligente o imprudente".

"Riteniamo sia prematuro in questa fase pensare di operare una ricostruzione delle cause dell’accaduto. Certo è che ad oggi non si sa chi abbia organizzato l’immersione, a quali scopi, e con quali attrezzature quindi non si è in grado di andare oltre semplici congetture", hanno spiegato.

"Sappiamo che sono in corso indagini approfondite da parte delle Autorità locali, che hanno acquisito documentazione e interrogato le persone presenti. Ci risulta inoltre che sia stato aperto un fascicolo presso la Procura della Repubblica di Roma e provvederemo a depositare una nomina per conto dei genitori di Federico per poter partecipare alle opportune verifiche tecniche e investigative", aggiungono i legali che assistono la famiglia di Gualtieri anche in qualità di amici di vecchia data.

"Anche alla luce di alcune voci critiche e delle prese di distanza circolate, invitiamo dunque a non formulare valutazioni affrettate o ricostruzioni che ad oggi non possono essere supportate da dati oggettivi, soprattutto nel rispetto delle persone coinvolte e del lavoro degli investigatori. – concludono – Continueremo a seguire con attenzione gli sviluppi della vicenda, confidando che gli accertamenti consentiranno di chiarire compiutamente quanto avvenuto".

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