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Tragedia dei 5 sub alle Maldive, l’ipotesi del mix di gas sbagliato: come funzionano le bombole da immersione

La manutenzione e la corretta ricarica delle bombole per le immersioni è un requisito fondamentale per la garantire la sicurezza dei sub. Dalla corretta miscela dei gas all’integrità degli erogatori, tutti questi aspetti verranno valutati per stabilire le cause della morte dei cinque sub italiani alle Maldive.
A cura di Niccolò De Rosa
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Mentre sono ancora in corso le operazioni di recupero di 4 dei 5 corpi degli italiani morti durante un'immersione alle Maldive, le autorità stanno cercando di ricostruire cosa possa aver causato la tragedia. Le vittime erano tutte esperte di esplorazioni subacquee e tra le ipotesi sul tavolo si fa strada la possibilità di un'anomalia nelle miscele di gas caricati all'interno delle bombole da sub. Anche l'ossigeno, infatti, in determinate condizioni, può diventare tossico e provocare un'iperossia, ossia un eccesso di ossigeno nel sangue, che a certe profondità può risultare fatale.

Le bombole utilizzate dai sub sono strumenti molto delicati e la loro manutenzione – dalla ricarica dell'aria per la respirazione subacquea, al trasporto e conservazione – richiede molta attenzione e un'estrema cura.

I sub non usano bombole d'ossigeno: cosa contengono

Per capire come funziona una bombola per le immersioni è bene innanzitutto usare il nome corretto. Nel linguaggio comune vengono chiamate "bombole d'ossigeno", ma per i subacquei la definizione è impropria. Le bombole utilizzate nelle immersioni ricreative non contengono infatti ossigeno puro: nella maggior parte dei casi custodiscono aria compressa, cioè una miscela composta per circa dal 21% di ossigeno, dal 78% di azoto e da una piccola quantità di altri gas. Di solito le miscele di gas più usate sono tre: il nitrox, un mix di azoto e ossigeno, il trimix, che prevede anche la presenza di elio, e l'eliox, che invece è composto solo da ossigeno ed elio. Il loro utilizzo varia a secondo della profondità della tipologia dell'immersione.

Il termine corretto da utilizzare sarebbe quindi "bombola subacquea", oppure "bombola d'aria compressa". L'ossigeno puro viene usato quasi esclusivamente in situazioni particolari, come nelle emergenze post immersione, per favorire l'eliminazione dell'azoto in eccesso dall'organismo.

Le bombole fanno parte del sistema SCUBA, acronimo di Self-Contained Underwater Breathing Apparatus, cioè l'apparato autonomo per la respirazione subacquea. Il sistema comprende la bombola che contiene il gas respirabile compresso, l'erogatore che riduce la pressione dell'aria rendendola respirabile e la valvola a richiesta che fornisce gas solo quando il sub inspira.

Come si respira sott'acqua

Il principio di funzionamento è relativamente semplice ma estremamente sofisticato dal punto di vista tecnico. All'interno della bombola l'aria viene compressa a pressioni molto elevate, generalmente tra i 200 e i 234 bar. Per avere un termine di paragone, si tratta di una pressione cento volte superiore a quella di uno pneumatico per automoibili. Le bombole sono costruite in acciaio oppure in lega di alluminio e possono avere dimensioni diverse in base al tipo di immersione da effettuare.

La parte superiore della bombola ospita la rubinetteria, il punto di collegamento con l'erogatore. Qui è presente anche la cosiddetta O-ring, una piccola guarnizione che garantisce la tenuta stagna tra i componenti. La valvola integra inoltre un disco di sicurezza progettato per rompersi in caso di sovrapressione, evitando conseguenze più gravi. Quando il subacqueo inspira, l'erogatore riduce automaticamente la pressione dell'aria contenuta nella bombola fino a portarla alla stessa pressione dell'ambiente circostante. In questo modo il respiro può essere naturale anche a profondità elevate.

Come si ricarica una bombola d'ossigeno

Arriviamo quindi al momento della ricarica che, seconda una delle possibili spiegazioni dietro il disastro, potrebbe essere stato il momento fatale per i cinque sub. Ricaricare una bombola subacquea non significa semplicemente pompare dell'aria all'interno di un contenitore. È un'operazione tecnica che richiede controlli rigorosi e personale qualificato. Le ricariche avvengono infatti in centri specializzati o negozi di attrezzature da diving autorizzati.

Il primo passaggio consiste nella verifica della conformità della bombola. Ogni cilindro deve essere sottoposto periodicamente a ispezioni visive e collaudi idrostatici. Una bombola troppo vecchia o priva di certificazioni aggiornate non dovrebbe mai essere riempita. Prima della ricarica viene eliminata l'eventuale aria residua e si controlla attentamente che non vi siano crepe, ammaccature o segni di corrosione. Anche la presenza di acqua all'interno rappresenta un rischio serio, perché può compromettere la struttura metallica.

Il controllo del regolatore d’aria è molto importante prima di ogni immersione
Il controllo del regolatore d’aria è molto importante prima di ogni immersione

A questo punto si utilizza un compressore per immettere la miscela di gas nella bombola. Proprio questa è una fase cruciale, poiché se eseguita in modo scorretto può contaminare l'aria che poi respireranno i sub sott'acqua. Le linee guida della Divers Alert Network (DAN), la più importante organizzazione internazionale dedicata alla sicurezza subacquea, specificano di assicurarsi che il punto di prelievo dell'aria non si trovi vicino a macchinari che generano altri gas, come velivoli a motore o generatori diesel, e che nell'area circostante non vi siano fonti di fumo.

Il compressore utilizzato deve essere calibrato in base al tipo di bombola e dotato di sistemi automatici di arresto. Una volta collegato il raccordo alla valvola, il riempimento avviene gradualmente, monitorando costantemente i valori di pressione.

Le regole di sicurezza per scongiurare i pericoli

Il DAN ricorda che oltre il 90% delle rotture delle bombole avviene durante il riempimento. Per questo motivo le ispezioni in questa fase sono considerate essenziali. Una bombola non deve mai essere caricata oltre la pressione di esercizio prevista dal costruttore. Un sovraccarico ripetuto può deformare il metallo e rendere il cilindro incapace di sopportare anche pressioni normali.

Particolare attenzione va prestata anche alla temperatura del dispositivo. Lasciare una bombola in un posto troppo caldo, come un'auto o il pontile di una barca esposta al sole, può far aumentare sensibilmente la pressione interna. Le bombole in alluminio, inoltre, possono subire alterazioni strutturali se esposte a temperature elevate per periodi prolungati. Un altro rischio riguarda la contaminazione interna. Residui di umidità, sporco o lubrificanti non compatibili possono provocare corrosione oppure, nel caso di miscele arricchite di ossigeno come il nitrox, persino incendi interni.

Il DAN raccomanda pertanto di conservare le bombole in posizione verticale, in ambienti freschi e asciutti, con la valvola chiusa e una piccola pressione residua all'interno. Prima di ogni utilizzo è importante controllare eventuali ammaccature, danni alla valvola o segni di corrosione, non solo per tutelare la sicurezza durante l'immersione, ma anche durante il trasporto: una bombola subacquea contiene un'enorme quantità di energia compressa e il rilascio improvviso di questa forza può causare una forte esplosione .

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