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Elezioni amministrative 2026

Comunali Reggio Calabria, candidato csx Battaglia: “Il centrodestra è in difficoltà, la città può dare un segnale nazionale”

Alla vigilia delle elezioni amministrative di domenica 24 e lunedì 25 maggio, il candidato del centrosinistra a Reggio Calabria Domenico Battaglia rilancia la sfida per la guida della città tra continuità amministrativa e promessa di cambiamento. Dalle infrastrutture allo sviluppo dello Stretto, passando per giovani, lavoro e rapporti con il governo nazionale: ecco la sua visione per i prossimi cinque anni.
Intervista a Domenico Battaglia
Candidato sindaco del centrosinistra a Reggio Calabria ed ex sindaco facente funzioni
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Tra le sfide più osservate delle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio c'è quella di Reggio Calabria, uno dei principali capoluoghi chiamati al voto in questa tornata. A contendersi la guida della città è anche Domenico Battaglia, candidato del centrosinistra ed ex sindaco facente funzioni, sostenuto da una coalizione ampia che va dal Partito Democratico ad Alleanza Verdi e Sinistra. A Fanpage.it Battaglia rivendica i risultati dell'amministrazione uscente, ma prova al tempo stesso a delineare una nuova fase politica e amministrativa per Reggio: dal rilancio dell'area dello Stretto alle infrastrutture, dal turismo ai servizi sociali, fino al rapporto con il governo nazionale e alla prospettiva di una città sempre più centrale nel Mediterraneo.

Lei si presenta alla guida del centrosinistra dopo aver fatto il sindaco facente funzioni. Per convincere gli indecisi, come si riesce a proporre una reale svolta e discontinuità politica pur rivendicando la continuità con l’amministrazione uscente?

"Non esiste alcun asse ereditario che mi abbia portato a fare il sindaco. Sono qui perché ho vinto le primarie e oggi sono il candidato del centrosinistra. La continuità che rivendico è quella dei risultati raggiunti: il risanamento finanziario, la ritrovata credibilità istituzionale e la capacità di attrarre investimenti. Da queste basi solide può partire una nuova fase per la città: meno emergenze e più programmazione, maggiore coinvolgimento dei quartieri, anche grazie all’istituzione dei cinque nuovi municipi, e più attenzione ai giovani, non solo sul piano economico ma anche sociale e culturale".

Se dovesse indicare i tre pilastri del suo programma, quali sono le priorità infrastrutturali e di sviluppo su cui intende concentrare gli investimenti per cambiare il volto di Reggio Calabria nei prossimi cinque anni?

"Reggio, in questi anni, è stata un grande cantiere operativo. Il primo pilastro riguarda infrastrutture e mobilità: aeroporto, porto e collegamenti ferroviari devono diventare il motore dello sviluppo dell’area dello Stretto. Non basta inaugurare un nuovo terminal dell’aeroporto per dire di aver risolto i problemi: senza investimenti strutturali e una visione integrata il rischio è che resti una scatola vuota. Il Museo del Mare, il waterfront e il Parco Lineare contribuiranno a definire un nuovo skyline, proiettando Reggio come città vetrina del Mediterraneo, in una prospettiva strategica che guarda anche a Messina. Il secondo pilastro è il lavoro, attraverso il sostegno alle imprese, l’innovazione, il turismo e la valorizzazione delle eccellenze culturali e ambientali. Oggi l’economia reggina mostra segnali positivi: crescono export, manifattura e occupazione, mentre il turismo registra un aumento di arrivi e presenze, soprattutto straniere, grazie anche al percorso di destagionalizzazione legato all’offerta storico-culturale della città. Il terzo pilastro riguarda il miglioramento del decoro urbano e dei servizi sociali, rafforzando un welfare che rappresenta già un punto di forza. Vogliamo una città che non costringa più i giovani a partire. Per questo il Comune è stato tra i primi in Italia ad adottare la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG), uno strumento che consente di misurare in anticipo gli effetti delle politiche pubbliche sulle nuove generazioni, promuovendo equità e sviluppo sostenibile".

La sua storia politica affonda le radici nella Democrazia Cristiana e in un percorso moderato, ma oggi unisce una coalizione che va dal PD ad Alleanza Verdi e Sinistra. Come si tiene insieme un campo così largo senza rischiare la paralisi amministrativa il giorno dopo le elezioni?

"Lo si tiene insieme attraverso i contenuti, la responsabilità e una visione condivisa di città. La nostra coalizione nasce attorno a un progetto che vuole Reggio protagonista nel Mediterraneo. In questi anni abbiamo dimostrato che sensibilità diverse possono lavorare insieme quando ci sono serietà amministrativa, dialogo e rispetto reciproco. Io credo nella politica che unisce, non in quella che divide. La città ha bisogno di stabilità, concretezza e capacità di ascolto. La credibilità si costruisce nel tempo, con il lavoro quotidiano, il servizio e il rispetto delle istituzioni. Noi abbiamo governato con affidabilità e senso di responsabilità. La vera forza politica è stare accanto ai cittadini e comprenderne i problemi".

Reggio Calabria è uno dei capoluoghi più importanti al voto in questa tornata. Quanto pesa questa sfida sugli equilibri nazionali e quanto considera queste comunali un termometro dello stato di salute del governo Meloni?

"Reggio Calabria è una delle città capoluogo più importanti chiamate al voto e il risultato avrà inevitabilmente anche una valenza nazionale. Il referendum ha mostrato le difficoltà della coalizione che governa il Paese e, allo stesso tempo, la crescita del consenso attorno al campo progressista. Reggio non può andare contromano: una vittoria del centrosinistra significherebbe allineare la città a un progetto politico nazionale che guarda al futuro del Paese".

Reggio Calabria si trova al centro di grandi partite nazionali, dai fondi PNRR allo sviluppo del Mezzogiorno. Qualora venisse eletto, quale sarà la sua strategia per dialogare con la Regione e con il Governo nazionale, entrambi di centrodestra, garantendo a Reggio il peso politico ed economico che merita?

"Non ho mai concepito le istituzioni come luoghi di scontro permanente. Le sinergie istituzionali non dovrebbero avere colore politico. Il buon governo si costruisce attraverso la capacità di collaborare, sedersi allo stesso tavolo con spirito costruttivo e anteporre l’interesse della città a qualsiasi altra considerazione. Comune, Regione e Governo nazionale, ciascuno nel proprio ruolo, devono lavorare nella stessa direzione. Il mio compito sarà difendere gli interessi di Reggio con fermezza, ma anche con spirito di collaborazione istituzionale".

Si parla spesso di Reggio non solo come periferia d’Italia, ma come hub strategico e "capitale" del Mediterraneo, tra logistica portuale e area integrata con Messina. Qual è la prima mossa concreta per inserire davvero la città nelle rotte economiche europee?

"La prima mossa è costruire davvero un sistema integrato dello Stretto che metta insieme porto, aeroporto, università, logistica e alta formazione. Reggio e Messina, pur essendo periferiche nelle rispettive regioni, insieme rappresentano un’area di oltre un milione di abitanti con una posizione geografica straordinaria. In questo sistema rientra anche il porto di Gioia Tauro, uno dei principali hub del continente. Se trattato finalmente come un unico territorio strategico, lo Stretto può diventare la porta dell'Europa verso l'Africa e il Mediterraneo. Il nuovo waterfront e il Museo del Mediterraneo contribuiranno a rafforzare il ruolo culturale e turistico di Reggio, trasformandola in una città aperta, attrattiva e internazionale. Lo Stretto è uno dei corridoi marittimi più trafficati al mondo: questo vantaggio geografico deve tradursi in opportunità economiche e occupazionali. Un polo superiore dedicato ai trasporti intermodali potrebbe formare le professionalità richieste dal mercato globale e attrarre imprese della logistica. Allo stesso modo, università e centri di ricerca focalizzati sulle grandi sfide del Mediterraneo, clima, energia, sicurezza alimentare e migrazioni, potrebbero fare di Reggio un punto di riferimento scientifico e culturale ben oltre i confini nazionali".

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