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Marche, caos esami istologici: migliaia di pazienti oncologici senza referto da mesi per carenza di personale

Dopo lo scandalo delle centinaia di sacche di plasma eliminate un altro caso scuote la sanità regionale nelle Marche: migliaia di pazienti attendono i referti dei loro esami istologici, decisivi per stabilire se hanno o meno un tumore. I ritardi si calcolano in mesi e, ancora una volta, sono causati da gravi carenze di personale nei laboratori.
A cura di Davide Falcioni
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Aldobrando Pazzaglia
Aldobrando Pazzaglia

Nelle Marche la salute è diventata una lotteria i cui premi in palio sono una terapia o persino una diagnosi. Dopo il caso dell'eliminazione di centinaia di sacche di plasma a causa di una grave carenza di personale nei laboratori dell'officina trasfusionale dell'Ospedale Torrette di Ancona, l'ultima frontiera del collasso del Sistema Sanitario Regionale riguarda i laboratori di Anatomia Patologica: i referti degli esami istologici, quelli che dovrebbero dire a un paziente se quel "male" è un cancro o meno, non arrivano. E i ritardi, anche in questo caso dovuti alla scarsità di personale, non si contano in giorni, bensì in mesi, rischiando di compromettere l'accesso alle cure.

La storia di Ildo: 4 mesi di attesa per il referto di un esame istologico

Uno dei protagonisti – suo malgrado – di questo nuovo scandalo si chiama Aldobrando Pazzaglia, per tutti "Ildo", un uomo di 81 anni che ha passato una vita a servire lo Stato come Maresciallo dell'Aeronautica Militare. Residente a Camerino, una vita spesa nel sociale e oggi nonno felice, Ildo ha lanciato nei giorni scorsi un grido d'allarme con una lettera inviata prima al TG Regione, poi a Fanpage.it, facendosi idealmente portavoce di altre migliaia di pazienti che, come lui, attendono da mesi, e invano, il referto di un esame istologico, procedura diagnostica che – attraverso l'analisi microscopica di campioni di tessuto e in particolare delle cellule che lo compongono – permette di eseguire diagnosi differenziali tra tumori maligni e benigni, analisi delle alterazioni cellulari, diagnosi delle malattie autoimmuni e presenza di infezioni, talvolta anche gravi.

Ildo è stato sottoposto a prelievo istologico il 14 gennaio 2026 all'ospedale di Fabriano. L'uomo combatte già contro un linfoma follicolare in remissione dopo la chemioterapia, ma i nuovi sintomi e un valore del PSA esageratamente alto hanno reso necessaria una biopsia urgente. "A seguito di cure che non hanno dato risposte positive, nel reparto urologia dell'ospedale di Fabriano – dopo già una lunga attesa – il 14 Gennaio 2026 sono stato sottoposto a prelievo istologico per meglio definire interventi e/o appropriate cure, con rilascio di documento che attesta il ritiro del referto dal 19 Marzo, (dal personale sanitario, venivo informato che  potevo richiederlo anche qualche giorno prima)".

Ebbene, il referto di Ildo non è ancora pronto. E, come lui, allo scorso 28 aprile erano circa 2.800 le persone in attesa di un referto istologico fra gli ospedali di Jesi, Senigallia e Fabriano. "Non siamo masochisti – dice Ildo – ma dobbiamo definire la natura di mali che se non curati in tempo portano a conseguenze irreparabili. Questa è pura incoscienza e irresponsabilità, si sta attentando alla nostra salute, cosa molto grave, forse ancor più della rovina delle famose sacche di plasma. Ma cosa sta succedendo a chi ci governa, alla nostra sanità regionale? Questi stanno giocando con la nostra salute, questi sono i veri ladri della nostra salute, si erano completamente dimenticati di noi, è da gennaio che l'anatomia patologica della Ast di Ancona è in crisi. Ora ci fanno sapere che stanno lavorando per noi… quando forse è troppo tardi".

Abbiamo chiesto a Ildo un aggiornamento rispetto alla sua situazione, nelle speranza che il referto gli sia stato nel frattempo consegnato, pur con mesi di ritardo: "Ieri, giovedì 7 maggio, ho telefonato come quasi tutti i giorni, e dopo aver chiesto se potevo sapere se c'era qualche novità, mi hanno risposto che stavano esaminando i prelievi istologici di dicembre, quindi non si sa quanto tempo si deve attendere ancora".

Esami istologici
Esami istologici

I numeri ufficiali del disastro degli esami istologici: migliaia di "sospesi"

L'allarme di Ildo Pazzaglia trova conferma negli atti ispettivi depositati in Consiglio Regionale nei mesi scorsi. A partire dai primi di febbraio una serie di interrogazioni – a firma dei consiglieri del PD Fabrizio Cesetti, Enrico Piergallini, Valeria Mancinelli, Antonio Mastrovincenzo, Macaela Vitri, Leonardo Catena e Maurizio Mangialardi – tratteggia i contorni di un'emergenza sistemica che investe l'intera regione, soprattutto però le provincie di Ancona e Fermo.

Al 15 febbraio 2026, la situazione dei casi in attesa di essere campionati o refertati nella sola Ast 2, (provincia di Ancona) era la seguente:

  • Ancona: oltre 2.500 casi;
  • Senigallia: 1.000 casi;
  • Fabriano: 900 casi;
  • Jesi: 800 casi.

A quasi tre mesi di distanza solo parte di questi esami sono stati eseguiti: fonti interpellate da Fanpage.it confermano che migliaia di persone oggi sono ancora in attesa di ricevere il loro referto, un vero e proprio esercito di "sospesi".

Stando a quanto emerge dalla lettura degli atti ispettivi, all'interno dell'Ast 2 il sistema è collassato dopo che l'Anatomia Patologica di Torrette ha smesso di refertare per gli altri ospedali a causa delle proprie carenze di personale. In questo contesto, le testimonianze raccolte dai consiglieri regionali sono grida di dolore, come quella di questo utente che, circa un mese fa, raccontava la sua esperienza: "L'intervento per la rimozione dei nei, in Dermatologia, è avvenuto regolarmente prima di Natale. Ad oggi (dopo oltre 3 mesi, ndr) non ho ancora avuto l'esame istologico da parte del Laboratorio di Anatomia Patologica. So che tanti pazienti, a Fabriano, sono nella mia stessa situazione anche da più tempo. La politica e la Direzione Sanitaria dell'Ast devono potenziare questo servizio. Perché i vertici aziendali e regionali permettono e accettano questi ritardi, visto che parliamo di un servizio che fa la differenza tra la vita e la morte?". 

Drammatica anche la situazione nell'AST 4 di Fermo. Qui la dotazione organica attuale permetterebbe di processare circa 4mila casi annui, mentre la richiesta stimata del territorio è di almeno il doppio, tra i 7.500 e gli 8mila casi. Il risultato è un ritardo sistemico che vede pazienti dimessi a ottobre con la promessa di essere ricontattati, per poi ritrovarsi a febbraio senza alcuna notizia, con il sospetto di un tumore che continua a progredire indisturbato. Come già accaduto per il recente scandalo delle sacche di plasma mandate al macero, anche qui la radice del male è la cronica mancanza di "camici" nei laboratori. Riportiamo la testimonianza di un paziente risalente al 15 aprile: "Ho tolto un neo ad ottobre 2025 e l'ospedale (di Fermo, ndr) mi ha fatto sapere solamente più di quattro mesi dopo che questo neo purtroppo era un melanoma. Medici bravissimi hanno fissato una nuova operazione e ancora oggi a distanza di un mese e mezzo non sono in possesso di un nuovo referto da discutere con l'oncologo".

La risposta dell'assessore alla salute della Regione Marche

L’Assessore alla Sanità della Regione Marche, Paolo Calcinaro, ha attribuito il disastro dei ritardi nella consegna dei referti revalentemente a un intoppo normativo nazionale: il mancato inserimento nell'ultimo decreto "Milleproroghe" della norma che consentiva il rinnovo dei contratti ai medici pensionati. Una "scomparsa" (reintegrata successivamente) che ha lasciato sguarniti reparti vitali, costringendo la Giunta a correre ai ripari con esternalizzazioni d'urgenza e incarichi esterni nel tentativo di "andare in pari con l’arretrato". Il 18 marzo Calcinaro spiegava: "L'anatomia patologica di Fermo si è trovata in difficoltà e a fronte di questo l'Azienda ha messo in campo tre tipi di azioni: la prima, il conferimento di un incarico, i cosiddetti Co.Co.Pro, ad un professionista esterno che può far parte del reparto. Seconda, si sta ultimando la disponibilità del medico, in età pensionabile, ora che si può reinserire, dopo una sua determinata scelta di vita, ovviamente non si può obbligare e mi si dice che per i l mese di aprile sarà anch'egli pronto. Poi l'Azienda mi scrive che, e questa è la cosa più importante, l'ufficio personale dell'AST ha predisposto un concorso per anatomopatologo con contratto a tempo indeterminato. Credo che questa sia la risposta che possa essere più strutturale".

L'opposizione: "Nelle Marche diagnostica oncologica al collasso"

Ma per Fabrizio Cesetti, il consigliere di opposizione che ha guidato l'offensiva in Aula, queste sono solo giustificazioni tecnicistiche per un dramma che è "del tutto politico" e che era noto da mesi. "Riusciamo a immaginare come si sente una persona che viene operata per un adenocarcinoma e deve attendere l'esame istologico per programmare le future cure? Dorme la notte quella persona? E la sua famiglia?" ha incalzato Cesetti, chiedendo l'intervento immediato dei NAS e un'ispezione del Ministero della Salute per accertare eventuali responsabilità penali.

Non solo. Per Cesetti "mentre in aula Calcinaro rassicurava il Consiglio sull'arrivo di nuovi medici, gli atti amministrativi delle Ast dicono l'esatto contrario". Nel mirino del consigliere in particolare il caso di Fermo: "A soli dieci giorni dalle rassicurazioni fornite in aula, l'Ast di Fermo firmava un avviso pubblico per affidare ai privati la refertazione degli esami istologici. Si è preferito ricorrere ancora una volta all'esternalizzazione, con un bando ‘lampo' di tre giorni e un costo di oltre 27mila euro, anziché esplorare la disponibilità di altre strutture pubbliche meno gravate, come l'ospedale di Ascoli Piceno, che avrebbero garantito una sinergia interna al sistema regionale".

La crisi, tuttavia, ha una dimensione regionale e tocca punte drammatiche anche nell'entroterra: "Il problema non risparmia altri territori: all’ospedale Profili di Fabriano – spiega Cesetti – risultano giacenze di campioni istologici fermi da oltre 40 giorni. Esiste il rischio concreto di uno scadimento dello stato di conservazione dei materiali e l'impossibilità di pianificare gli iter necessari. Denuncio da mesi questa situazione sulla base di segnalazioni che mi arrivano quotidianamente dai cittadini di tutta la regione, ma la Giunta resta indifferente".

Insomma, migliaia di cittadini marchigiani vivono oggi in un limbo inaccettabile, prigionieri di un’attesa che può durare mesi anche solo per conoscere la natura di un sospetto melanoma o di un tumore. Eppure, le regole scritte dalla stessa Regione dicono altro: il Manuale di Accreditamento regionale stabilisce chiaramente che l’80% delle biopsie incisionali debba essere refertato entro appena 10 giorni lavorativi. Uno standard che, alla luce di referti consegnati dopo oltre 90 o 120 giorni dall'intervento, appare ormai come un miraggio. E, ancora una volta, il problema è la grave carenza di personale.

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