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Plasma "buttato" nelle Marche

Scandalo plasma nelle Marche, Mastrovincenzo (PD): “Regione sapeva della carenza di personale ma non ha fatto nulla”

Sangue sprecato nelle Marche, l’intervista al consigliere regionale Antonio Mastrovincenzo (PD): “Grave carenza di personale da anni, violati i protocolli Agenas. La Regione sapeva tutto dal 2024, ora serve una commissione d’inchiesta vera”.
Intervista a Antonio Mastrovincenzo
Consigliere regionale del PD.
A cura di Davide Falcioni
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Nessuna responsabilità politica e amministrativa, nessuna carenza di organico e un solo capro espiatorio: l'allora direttore dell'officina trasfusionale dell'Ospedale Torrette di Ancona, il dottor Mauro Montanari. È questa, in estrema sintesi, la conclusione a cui nei giorni scorsi è arrivato il Nucleo Ispettivo istituito dalla Giunta Regionale delle Marche per fare "luce" sulle cause che hanno dato origine allo "scandalo sangue", con la distruzione di almeno 323 sacche di plasma e il "riciclo" a scopi di "ricerca" di altre 932 unità.

Una ricostruzione, quella del nucleo ispettivo nominato dall'assessore alla salute Paolo Calcinaro, che tuttavia fa acqua da tutte le parti e che anche il consigliere regionale del PD Antonio Mastrovincenzo, rigetta con forza: per l'esponente dem, infatti, la commissione di verifica è un organismo privo di indipendenza, composto da figure gerarchicamente legate a chi dovrebbe essere indagato, e quindi istituita prevalentemente allo scopo di scagionare i vertici politici e dirigenziali della sanità marchigiana. Le opposizioni, al contrario, chiedono una Commissione d'inchiesta per fare vera chiarezza, ma su questa proposta il Governatore Francesco Acquaroli ha ripetutamente alzato le barricate. C'è qualcosa che la Giunta deve nascondere? E perché negare la massima trasparenza ai donatori marchigiani?

Consigliere Mastrovincenzo, partiamo dalla relazione pubblicata, almeno parzialmente, dal comitato di verifica sullo "scandalo plasma" istituito dalla Giunta Regionale delle Marche all'indomani della pubblicazione dell'inchiesta giornalistica. Che idea si è fatto di questo documento?

Partiamo da un dato di fatto: per ora conosciamo solo una parte della relazione del comitato di verifica, per questo ho inoltrato un accesso agli atti per richiedere il testo integrale del documento. Ma, per rispondere alla sua domanda, l’idea che mi sono fatto è che l’esito fosse ampiamente scontato. Sin dal primo minuto in cui è scoppiato questo scandalo, c’è stato un tentativo maldestro, sia politico che amministrativo, di individuare un unico capro espiatorio. La Commissione tecnica nominata dalla Giunta è composta da professionisti degnissimi, ci mancherebbe, ma non possiamo ignorare un dato strutturale: sono figure che dipendono gerarchicamente da quegli stessi vertici che potrebbero avere corresponsabilità, seppur indirette, in questa vicenda. È un corto circuito evidente. Inoltre, trovo gravissimo che nell'indagine condotta dalla commissione non siano stati ascoltati gli operatori che lavorano quotidianamente nell’officina trasfusionale a Torrette.

Antonio Mastrovincenzo
Antonio Mastrovincenzo

Proprio oggi i sindacati, a partire dalla Cgil (che ha proclamato lo stato d'agitazione), sono tornati all'attacco parlando di una carenza di personale che era stata segnalata a più riprese…

La carenza cronica di organico è il peccato originale di questo disastro. Proprio oggi la categoria della Cgil ha ribadito come questo sia il nodo mai sciolto, ma anche quella della Cisl nelle scorse settimane ha sottolineato come i disservizi fossero legati a una mancanza di organico strutturale, denunciata e segnalata più volte. E qui c'è un dato oggettivo che smonta la narrazione della "sorpresa" o dell'emergenza imprevedibile. Esiste un protocollo Agenas del settembre 2024 che parla chiaro: per le officine di lavorazione del sangue in Italia, lo standard medio previsto è di 14 operatori per garantire la sicurezza e la continuità dei processi. Nelle Marche, invece, si viaggiava costantemente tra gli 8 e i 10 operatori. Eravamo sotto la soglia di sicurezza di quasi il 40%.

Lei però questo problema lo aveva sollevato ben prima che esplodesse il caso mediatico. Ci ricorda cosa accadde nel 2024?

Sì, nel 2024 presentai un’interrogazione puntuale in Consiglio Regionale. Già allora evidenziavo le criticità che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Sottolineavo la carenza di personale, ma anche un'anomalia gestionale: il Dipartimento Trasfusionale è una struttura interaziendale che dipende dal Dipartimento Salute della Regione per la parte strategica, ma risponde all’ospedale di Torrette per gli obiettivi economici e sanitari. Questo sdoppiamento crea una "terra di nessuno" dove le responsabilità si diluiscono. Chiedevo una nuova regolamentazione e un’organizzazione interna diversa, richieste che arrivavano anche dall'Avis. All'epoca, l'allora assessore Saltamartini riconobbe che la situazione era critica e annunciò trionfalmente il potenziamento della struttura e un nuovo regolamento organizzativo. Sa che fine ha fatto quel regolamento? Non se ne è saputo più nulla. E peraltro una nuova organizzazione e un potenziamento della struttura era stato richiesto anche dalla precedente Direttrice del Dipartimento, in servizio fino alla fine del 2024.

Sembra esserci una contraddizione profonda: da una parte la giunta Acquaroli ha negato problemi di personale, dall'altra è sembrata correre ai ripari a disastro avvenuto. 

È una contraddizione clamorosa che suona come una confessione. L’assessore alla salute Paolo Calcinaro ha prima minimizzato, parlando di difficoltà superate, ma intanto hanno dovuto rallentare le donazioni e, guarda caso, proprio ora hanno rinforzato la struttura. Se tutto andava bene, perché correre ai ripari solo dopo l'inchiesta giornalistica? Il 27 febbraio scorso, il direttore del Dipartimento Antonio Draisci chiedeva di non rallentare la raccolta di plasma. Ma le carenze di personale erano evidenti già allora. Solo ora hanno ammesso implicitamente che servivano più tecnici di laboratorio. E c’è di più: nel Piano di attività dell’ospedale di Torrette per il 2026 non era prevista alcuna assunzione a tempo indeterminato per i tecnici di laboratorio. Zero. Non c’era la minima intenzione di investire sul personale tecnico di questa struttura, nonostante Calcinaro stesso abbia dichiarato che a Torrette sono stati assegnati più di 2 milioni di euro per il potenziamento del personale.

C'è un dettaglio che lei ha sollevato in aula e che riguarda i numeri della raccolta. Perché, nonostante i problemi tecnici, si è continuato a spingere sull'acceleratore delle donazioni?

Questo è uno degli aspetti più cinici della vicenda. I dati riportati da Calcinaro dicono che le donazioni di plasma sono cresciute dell’8,6% nel primo trimestre del 2026. A febbraio, mentre l’officina era già in affanno, si continuava a chiedere plasma. Perché? Secondo Draisci, era necessario evitare un danno "d'immagine". Fermare le donazioni avrebbe significato ammettere il fallimento del sistema. Hanno preferito raccogliere il sangue dei marchigiani sapendo di non poterlo lavorare, pur di non dare un segnale di debolezza politica.

Parliamo di date. L'11 marzo 2026 si tiene una importante riunione alla quale erano presenti l'assessore Calcinaro, il Direttore Draisci e il dottor Montanari, all'epoca direttore del Dipartimento Regionale di Medicina Trasfusionale delle Marche e direttore dell'officina trasfusionale dell'Ospedale Torrette di Ancona. Proprio in quei giorni iniziano le eliminazioni sistematiche delle sacche. Cosa pensa sia successo durante quella riunione?

La coincidenza delle date è quantomeno sospetta. Ho fatto un ulteriore accesso agli atti per avere il verbale di quella riunione. Voglio capire cosa si sono detti e, soprattutto, chi ha deciso cosa. Sembra strano che l'assessore Calcinaro non avesse capito la gravità della situazione e quali potessero essere le conseguenze. Dalle mail emerse sulla stampa si capisce che all’interno del Dipartimento in molti sapevano che il plasma veniva buttato, e la cosa è andata avanti per giorni. Non è stato un incidente di un pomeriggio…

Oltre allo scandalo etico e sanitario, c'è un tema economico non indifferente. Di che cifre parliamo?

Il danno è enorme. Ogni chilo di plasma, ha un valore di mercato stimato intorno ai 108 euro. Se quel plasma non viene destinato alla produzione di farmaci emoderivati salvavita, ma viene smaltito come rifiuto speciale o destinato alla cosiddetta "ricerca", il danno è doppio: perdi il valore del bene e paghi per distruggerlo. Parliamo di centinaia di migliaia di euro di potenziali entrate perse o costi vivi. E non basta dire che alcune sacche sono state mandate "alla ricerca": bisogna vedere quale ricerca, con quali protocolli e se non sia stato un modo per "alleggerire" il numero delle sacche in realtà non utilizzate È un possibile danno erariale su cui spero la Corte dei Conti faccia luce.

Il 12 maggio si deciderà sull'istituzione di una Commissione d'inchiesta regionale, richiesta dalle opposizioni. Il presidente Acquaroli ha già fatto capire di essere contrario. C’è il rischio di un insabbiamento?

Se ci sarà un diniego, sarà un atto di una gravità inaudita. C’è una volontà politica evidente di non far emergere corresponsabilità che noi riteniamo palesi. Ricordo ad Acquaroli che tra il 2015 e il 2020, quando governava il centrosinistra, furono istituite due commissioni d’inchiesta importanti: una su Banca Marche e una su Aerdorica. In entrambi i casi, per garantire la massima trasparenza, la presidenza fu assegnata alle minoranze. Negare oggi una commissione sul plasma significa voler nascondere la polvere sotto il tappeto. Se si punta solo a trovare un singolo colpevole tecnico per salvare la faccia alla politica, noi non ci staremo.

Un’ultima questione riguarda il clima interno. L'assessore Calcinaro è molto presente sui social e sui media, ma sembra che ai tecnici coinvolti sia stato imposto il silenzio. Cosa ne pensa?

Noto un assessore che "pontifica" dal primo minuto, emettendo sentenze e cercando di indirizzare la narrazione. Se si vuole la trasparenza, bisogna lasciare libertà di parola a tutti. Calcinaro è stato il primo a dire che la commissione d’inchiesta non serviva perché c’era già quella della Giunta, che però è una cosa totalmente diversa e non indipendente. La cosa più odiosa, però, è la gogna a cui sono sottoposti gli operatori. In alcuni passaggi della relazione sembrano quasi colpevolizzati per aver preso le ferie o per non aver accettato turni supplementari. Ma stiamo parlando di persone che vengono da anni di turni massacranti in una struttura sotto-organico che non possono essere "usati"per coprire i fallimenti della programmazione politica. Ed è l'ultimo atto di questa squallida vicenda.

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