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Plasma "buttato" nelle Marche

Scandalo sangue nelle Marche, indaga anche l’ISS: “Incidente grave, plasma conservato a temperatura non conforme”

Il Centro Nazionale Sangue (CNS) – organismo che governa e coordina l’intero sistema trasfusionale italiano sotto l’egida del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) – ha aperto un’istruttoria per quello che viene ufficialmente classificato come un “incidente grave”. “Plasma stoccato a temperatura non conforme”.
A cura di Davide Falcioni
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La crisi del sangue nelle Marche compie un nuovo salto di livello. Mentre l'assessore alla Salute Paolo Calcinaro – nel corso dell'ultimo consiglio regionale di martedì 14 aprile – ha tentato di derubricare lo spreco di centinaia di sacche di plasma a un mero disguido tecnico e organizzativo, lo Stato ha deciso di rompere gli indugi e fare piena luce sulla vicenda. Fanpage.it è a conoscenza di un documento del Centro Nazionale Sangue (CNS) – l’organismo che governa e coordina l'intero sistema trasfusionale italiano sotto l'egida del Ministero della Salute e con sede presso l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) – che certifica l’apertura di un’istruttoria nazionale per quello che viene ufficialmente classificato come un "incidente grave".

La nota, firmata dalla direttrice del CNS Luciana Teofili, è stata inviata al dottor Antonio Draisci (Direttore del Dipartimento Salute della Regione Marche), alla dottoressa Giovanna Salvoni (Responsabile del Centro Regionale Sangue e referente dell'officina trasfusionale) e – per conoscenza – anche al Ministero della Salute; la comunicazione fa riferimento a una segnalazione inserita nel sistema informativo nazionale (SISTRA, Sistema Informativo dei Servizi Trasfusionali) il 25 marzo 2026, all'indomani della pubblicazione dell'inchiesta di Fanpage.it sull'eliminazione di centinaia di sacche di plasma nell'officina trasfusionale di Ancona a causa di una drammatica carenza di personale. L’oggetto della missiva non lascia spazio a interpretazioni: si parla esplicitamente di un evento avverso relativo allo stoccaggio di plasma a temperatura non conforme presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche di Ancona.

Questa comunicazione segna l’ingresso ufficiale degli organismi di vigilanza statali nella gestione della crisi. Il Centro Nazionale Sangue ha infatti decretato lo svolgimento di un audit ispettivo fissato per domani, 22 aprile. Un team di valutatori nazionali passerà al setaccio i laboratori di Ancona per verificare quali siano state le cause dello sperpero di quintali di plasma e se la Regione sia ancora in grado di garantire la sicurezza di un prodotto strategico come il sangue, dalla cui lavorazione le industrie del settore ricavano farmaci salvavita.

Con l’intervento del Centro Nazionale Sangue, la gestione della sanità marchigiana si ritrova stretta in una morsa investigativa senza precedenti. Non sono più solo i giornali e i donatori a chiedere conto del "plasma buttato", ma ben quattro diverse autorità che agiscono in parallelo: i NAS, che hanno già acquisito la documentazione interna; la Procura di Ancona, che indaga su eventuali profili di responsabilità penale; la Corte dei Conti, chiamata a valutare il danno erariale causato dallo spreco di un bene pubblico di valore inestimabile; il Centro Nazionale Sangue (CNS), per i profili di sicurezza sanitaria e conformità tecnica. A questi si aggiunge la commissione di verifica, istituita dalla Regione dopo lo scoppio dello scandalo. Da ultimo, potrebbe essere istituita anche una commissione di inchiesta richiesta dalle opposizioni in Consiglio Regionale con la finalità di accertare le responsabilità gestionali e politiche, oltre che di individuare soluzioni strutturali. Intanto nei giorni scorsi la CGIL ha inviato una comunicazione urgente ai vertici sanitari della Regione la CGIL rivelando un quadro allarmante e ben lontano dall’essere risolto all’interno dell’officina trasfusionale, con personale ancora costretto a turni massacranti e macchinari per la refrigerazione del plasma guasti da oltre 20 giorni.

Lo "scandalo sangue" trae origine dall'inchiesta giornalistica di Fanpage.it che ha svelato come, a causa di croniche carenze di personale mai risolte dalla giunta regionale, circa 600 chili di plasma siano stati smaltiti, in parte eliminati come rifiuti sanitari e in parte riciclati per non ben precisate finalità di "ricerca", anziché essere inviati alla produzione di farmaci. Nonostante i tentativi iniziali della Regione di ridimensionare i numeri, l'inchiesta ha mostrato una realtà ben più grave, fatta di sacche abbandonate a temperature inadeguate a causa della saturazione dei congelatori, circostanza che era stata ripetutamente segnalata sia all'assessore alla salute Paolo Calcinaro che ai dirigenti sanitari della Regione Marche senza che nessuno risolvesse la situazione.

L’audit di domani rappresenterà ora lo spartiacque: se il Centro Nazionale Sangue dovesse riscontrare gravi falle nei protocolli, le Marche potrebbero perdere l’autonomia nella gestione del proprio sangue, trasformando una regione che era un fiore all’occhiello nazionale nella raccolta di plasma in un ente di fatto commissariato e inaffidabile.

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