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Plasma "buttato" nelle Marche

Plasma buttato nelle Marche, anche l’Iss smentisce la Regione: “Sacche buttate per carenza di organico”

Il Centro Nazionale Sangue (CNS) – l’organismo che governa e coordina l’intero sistema trasfusionale italiano presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) – conferma che centinaia di sacche di plasma sono state eliminate nelle Marche per una grave carenza di organico.
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A due mesi e mezzo di distanza dallo scoppio dello scandalo del plasma che ha travolto la sanità nelle Marche, un documento riservato del Centro Nazionale Sangue (CNS) – l’organismo che governa e coordina l'intero sistema trasfusionale italiano sotto l'egida del Ministero della Salute e con sede presso l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) – smentisce la versione ufficiale sostenuta fino a oggi dalla Giunta regionale delle Marche, e in particolar modo dall'Assessore alla Salute Paolo Calcinaro – e dai vertici dell'azienda sanitaria: le centinaia di sacche di plasma eliminate non sono andate perse per una sfortunata coincidenza o per un "errore gestionale", ma a causa di una grave e strutturale carenza di personale all'interno dell'Officina Trasfusionale dell'ospedale Torrette di Ancona.

Fanpage.it ha visionato il rapporto di verifica ispettiva di 12 pagine redatto dal Centro Nazionale Sangue (CNS) il primo giugno, un documento che demolisce la narrazione ufficiale diffusa dall'ospedale nei giorni caldi dello scandalo. Il 30 marzo, infatti, l'Azienda ospedaliero universitaria delle Marche (Aoum) aveva dichiarato alla stampa che il disastro non era figlio di una carenza di organico: "Emerge con chiarezza che le criticità riscontrate non sono riconducibili a carenze strutturali o a insufficienza di personale. – scriveva l'Aoum – Bensì a una non adeguata rimodulazione organizzativa, a una gestione non efficiente delle risorse umane disponibili, non coerente con la dotazione assegnata". Una tesi volta a scaricare le colpe interamente sui livelli più bassi della catena di comando.

Peccato, però, che gli ispettori del CNS abbiano svelato una verità diversa. Il 25 marzo, all'indomani della pubblicazione dell'inchiesta di Fanpage.it, "l’azienda notificante segnalava che l’Officina Trasfusionale aveva conservato un numero non specificato di unità di plasma a +4°C per mancanza di spazio all’interno dei congelatori, con successiva eliminazione del prodotto. La notifica indicava la causa dell’incidente nella carenza di organico, che avrebbe reso difficoltosa la preparazione dei box per la spedizione all’industria di frazionamento". Insomma, mentre pubblicamente si dava la colpa a un errore dei singoli coordinatori, nelle carte ufficiali si ammetteva che il reparto – chiamato a gestire complessivamente circa 100mila donazioni annue, tra sangue intero e plasma da aferesi – era sguarnito.

L’ispezione sul campo, condotta il 22 aprile 2026, ha evidenziato una condizione di cronica vulnerabilità all'interno del Polo Unico regionale. Sebbene la pianta organica teorica dichiarasse 24 Tecnici Sanitari di Laboratorio Biomedico (TSLB), la realtà operativa era di numeri decisamente inferiori. Il passaggio del CNS sul reale stato delle forze in campo è esplicito: "Tale dotazione, pur consistente – anche tenendo conto dell'elevato grado di automazione delle attività – appare tuttavia non proporzionata rispetto al volume e alla complessità delle attività svolte e dunque non in grado di far fronte a potenziali situazioni di emergenza organizzativa (configurabili, ad esempio, in caso di assenza non programmata del personale)". Come se non bastasse, gli ispettori hanno rilevato un altro problema: i dipendenti non erano intercambiabili tra loro "in considerazione del fatto che i TSLB non hanno ricevuto la stessa formazione operativa e dunque non possono essere abilitati allo svolgimento delle medesime attività". Al primo imprevisto – una normalissima maternità – il sistema è semplicemente collassato, condannando al macero almeno 323 sacche di plasma.

Il report del CNS non risparmia nemmeno le contromisure d'urgenza che l'Azienda Ospedaliera e la Regione Marche hanno varato in fretta e furia nel tentativo di placare l’indignazione pubblica seguita allo scandalo del plasma buttato. Secondo l'analisi del Centro Nazionale Sangue, i vertici aziendali hanno provato a mettere una pezza disponendo ore di attività aggiuntiva per i tecnici di altri laboratori e annunciando l’assunzione di quattro nuovi tecnici, di cui tre a tempo determinato. Ma gli ispettori hanno svelato anche il trucco burocratico: quei tre contratti a tempo determinato servivano unicamente a sostituire altri tre contratti scaduti il 31 marzo, configurandosi come un "gioco di prestigio" a somma zero che non aggiungeva alcuna forza lavoro reale.

L'opinione del CNS al riguardo è piuttosto netta: "Si ritiene che i provvedimenti menzionati non consentano di risolvere in modo apprezzabile la criticità inerente alla copertura dei turni dei TSLB, in relazione a tutte le attività per essi previste all’interno della SOD Medicina Trasfusionale". Nessun potenziamento reale, dunque, ma solo un'operazione di facciata.

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