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Plasma "buttato" nelle Marche

Sangue appena donato trasportato in furgoni non a norma insieme al cibo: nuovo scandalo sanità nelle Marche

Succede nelle Marche: sangue e plasma viaggiano su furgoni insieme ai pranzi per i degenti degli ospedali e case di riposo, nonostante le temperature elevate e il rischio di contaminazioni incrociate.
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Non c’è pace per il sistema sanitario regionale delle Marche. Dopo lo scandalo delle centinaia di sacche di plasma buttate a causa di una carenza di personale all’Officina Trasfusionale di Ancona, un'altra bufera investe la sanità marchigiana, spostando questa volta l'epicentro del terremoto all'Azienda Sanitaria Territoriale di Fermo.

Qui, una clamorosa e sistematica commistione tra la logistica del vitto ospedaliero e il trasporto di materiale biologico rischia di mettere a repentaglio la sicurezza dei pazienti e l'integrità di risorse salvavita vulnerabili. Sacche di sangue e plasma, insieme alle provette dei prelievi ematici, vengono infatti trasportate ogni settimana all'interno di comuni furgoni insieme a pacchi contenenti i pasti per i degenti degli ospedali e gli ospiti delle case di riposo, in condizioni di enorme promiscuità. Si tratta di una possibile violazione dei rigidi protocolli che regolano il trasporto di sangue, aggravata da condizioni termiche che nei mesi estivi possono superare abbondantemente i 30 gradi all'interno dei vani di carico.

Questo scenario inquietante – di cui Fanpage.it è venuto a conoscenza grazie a diverse testimonianze che chiedono di restare anonime – si ripete da anni a Fermo e, nonostante le innumerevoli segnalazioni ai dirigenti, nessuno ha mai risolto la situazione. Le sacche vengono trasportate su comuni van non coibentati da dipendenti della Ast 4, ma in passato il servizio è stato appaltato per lunghi periodi anche a diverse società del territorio molto attive nella sanità locale.

I viaggi vengono effettuati quasi tutti i giorni secondo una routine che sfida le più elementari norme igieniche. Funziona così: due furgoni partono dall’ospedale di Fermo carichi di contenitori appena usciti dalla mensa pieni di pasti per degenti e anziani ospiti delle case di riposo, per poi raggiungere i presidi sanitari territoriali di Porto San Giorgio, Porto Sant’Elpidio, Montegranaro, Petritoli e Montegiorgio. Di volta in volta, lungo il percorso, i conducenti scaricano i pasti per i pazienti ricoverati e nello stesso vano caricano gli zaini contenenti sacche di sangue e plasma appena donati, oltre ai contenitori per il cibo del giorno precedente, ormai vuoti. Il tutto viene poi riportato in ospedale: i contenitori in mensa, sangue ed emoderivati al centro trasfusionale di Fermo. Questa promiscuità dura da anni.

Proprio a fronte di questa situazione, poco più di un mese fa il sindacato Fials (Federazione Italiana Autonoma Lavoratori Sanità) ha inviato una lettera al Direttore Amministrativo della AST Fermo Riccardi Paoli, al Direttore Sanitario Elisa Draghi e all’Ufficio Relazioni Sindacali. La missiva, di cui Fanpage.it è venuta in possesso, denuncia con fermezza la perdurante e gravissima situazione:

"È documentabile come la promiscuità con la quale ormai di prassi vengano effettuati trasporti di sangue ed emoderivati (in mezzi non idonei per tale funzione) unitamente ad altre tipologie di carico anche di natura alimentare, sia inaccettabile sotto il profilo normativo, legale e di garanzie delle basilari norme di igiene. A questo, l’organizzazione sindacale segnala l’ingiustificato e ingiustificabile rischio di ammende molto onerose, perdita di punti della patente e segnalazioni, al quale codesta AST espone i propri autisti da troppo tempo, che ne pagherebbero in solido, nel caso di controlli delle autorità competenti".

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La continuità tra sacche di sangue e plasma e alimenti e persino altro materiale è nota da tempo: risale infatti al 2021 una segnalazione protocollata – che Fanpage.it ha potuto visionare – che documentava con tanto di foto il trasporto di contenitori per sangue in un furgone sporco, utilizzato anche per movimentare materiale edile.

Le foto cartacee contenute in una segnalazione protocollata alla Ast di Fermo risalente al 2021. I contenitori rossi sono adibiti al trasporto di sangue. Sono evidenti le scarse condizioni igieniche del mezzo.
Le foto cartacee contenute in una segnalazione protocollata alla Ast di Fermo risalente al 2021. I contenitori rossi sono adibiti al trasporto di sangue. Sono evidenti le scarse condizioni igieniche del mezzo.

L'assurdità di quanto accade a Fermo balza all'occhio analizzando la stessa normativa regionale e nazionale. La Deliberazione della Giunta Regionale n. 301 del 29 marzo 2017 stabilisce chiaramente che il trasporto di plasma, sangue ed organi è classificato come trasporto sanitario semplice di tipo B. La norma regionale impone che tali attività siano svolte esclusivamente mediante veicoli e personale dotati dei requisiti di autorizzazione e accreditamento fissati dal Regolamento Regionale n. 3/2013. È possibile che gli stessi furgoni accreditati per il trasporto di cibo siano accreditati anche per il trasporto di sangue e plasma? Si stenta a crederlo.

Le fasi di raccolta e carico delle sacche di sangue su un furgone
Le fasi di raccolta e carico delle sacche di sangue su un furgone

A questo impianto si sovrappongono le Linee Guida per il trasporto delle unità di sangue del Centro Nazionale Sangue (CNS), le quali vietano in modo assoluto la promiscuità di carico. Il CNS stabilisce che i veicoli debbano avere un vano con pareti lavabili e sanificabili con disinfettanti profondi, un abitacolo per il guidatore preferibilmente separato dal vano di carico, essere dotati di chiusura a prova di manomissione e, soprattutto, di un Bio-Kit d'emergenza a bordo per trattare sversamenti accidentali di materiale biologico, catalogato come merce pericolosa.

Inoltre, le linee guida vietano il trasporto combinato di sangue con altri materiali che non siano campioni biologici isolati in appositi imballaggi terziari separati ed etichettati. Il cibo, i vassoi usati (carichi di batteri) e altro sono considerati contaminanti diretti. Secondo il Centro Nazionale Sangue "i soggetti che intervengono nelle diverse fasi del processo di trasporto devono essere adeguatamente formati, a cura di soggetti formalmente identificati, in relazione ai compiti da svolgere e alle procedure da applicare in situazioni ordinarie / di emergenza e in caso di deviazioni. La loro competenza in materia deve essere documentata e aggiornata". Le nostre fonti hanno negato di aver ricevuto qualsivoglia formazione.

Ma andiamo avanti. Il sangue intero deve viaggiare stabilmente intorno ai 4°C o 22°C (a seconda della lavorazione). Le linee guida del CNS impongono l'adozione di sistemi per la refrigerazione, la registrazione delle temperature (tramite data logger) e l'obbligo, per il centro trasfusionale ricevente, di visionare il grafico termico prima di accettare il sangue, accertandosi di volta in volta – soprattutto d'estate – che non vi siano stati sforamenti.

A confermare la piena consapevolezza del problema da parte dei vertici sanitari fermani infine è un recente retroscena amministrativo: l'Azienda Sanitaria ha formalizzato lo scorso inverno l'acquisto di due auto da una ditta toscana specializzata nell’allestimento di veicoli speciali destinati al soccorso e al trasporto sociosanitario. Una mossa che dimostra come la carenza e l'inadeguatezza dei mezzi attuali fosse un fatto ampiamente noto alla dirigenza. Il paradosso, tuttavia, è che questi nuovi veicoli speciali non sono stati ancora consegnati e, nel frattempo, la macchina dei trasporti non si è fermata per correre ai ripari. Ogni mattina, i viaggi con i furgoni della mensa avvengono regolarmente, come se niente fosse.

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