Renzo Ulivieri: “L’attacco a Pirlo mi ha dato fastidio. Ma non mi piace chi sponsorizza le scommesse”

La corsa verso la panchina della Nazionale Italiana si è improvvisamente trasformata in un ‘caso'. Andrea Pirlo, indicato fino a poche ore prima come il principale candidato alla successione di Gattuso, è uscito di scena per la vicenda che lo lega al ruolo di testimonial di Fonbet, società di scommesse operativa sul mercato russo. Ma, a dirla tutta, già nei giorni precedenti l'opinione pubblica e molti tifosi avevano espresso pareri molto duri nei confronti dell'ex calciatore di Brescia, Inter, Milan e Juventus: una vicenda che ha acceso il dibattito tra opportunità, etica, politica e comunicazione, lasciando spazio a polemiche ben prima di una decisione ufficiale della FIGC. Lo stesso allenatore bresciano, oggi allo United FC (squadra degli Emirati Arabi Uniti), ha raccontato nelle scorse ore sui social di "non essere più in corsa per l'incarico" e quindi la situazione si è completamente riaperta, generando ulteriore caos perché al momento potrebbero essere in bilico anche le posizioni di Maldini e Leonardo appena nominati nell'organigramma tecnico della Federcalcio a guida Giovanni Malagò.
In attesa del Consiglio Federale di domani a Roma il presidente dell'Associazione Italiana Allenatori, Renzo Ulivieri, a Fanpage.it invita tutti alla prudenza e ad analizzare la vicenda in ogni sua sfaccettature.
Presidente, cosa sta succedendo in Federazione in merito alla scelta del CT e sul caso che ha coinvolto Andrea Pirlo?
"In questo momento non lo so. Oggi pomeriggio i presidenti delle componenti si ritrovano a Roma e domani c'è il Consiglio Federale. Le risposte arriveranno lì, perché è una questione che spetta al presidente federale. Noi, come componenti, per statuto non abbiamo questo tipo di competenza".
Che idea si è fatto di tutta questa vicenda? È sembrato tutto piuttosto paradossale, soprattutto per il caso Fonbet emerso solo ora…
"Nessuno lo sapeva. E come avrebbe potuto saperlo? Se Pirlo o altri non lo avessero detto, era impossibile. Adesso hanno lavorato gli avvocati della Federazione e hanno fatto le loro valutazioni insieme a chi deve decidere".

Pirlo ha fatto sapere non essere più il candidato principale per la panchina della Nazionale. Non le sembra un modo discutibile di gestire la situazione?
"L'ho appreso anch'io dalle notizie di questa mattina. Noi componenti veniamo informati con un po' di ritardo rispetto a queste vicende. Aspettiamo di capire cosa verrà deciso. Al momento non conosco tutti gli elementi".
Al di là del caso specifico, come giudica il rapporto sempre più frequente tra ex calciatori e brand legati alle scommesse?
"Se devo essere sincero, non mi piace. E non parlo di Pirlo, ma in generale. Noi, come Associazione Italiana Allenatori, siamo impegnati anche nella lotta alla ludopatia. Dietro il gioco patologico ci sono persone con problemi seri e questo è un tema che ci riguarda da vicino".
La gestione della comunicazione sul nuovo CT poteva essere migliore?
"È una gestione particolare. Credo che i giudizi vadano dati alla fine, quando sarà fatta la scelta definitiva. Solo allora si potrà capire se ci sono stati errori di comunicazione e, eventualmente, correggerli".

L'ha infastidita il modo in cui una parte dell'opinione pubblica si è subito schierata contro la candidatura di Pirlo dopo il ‘no' di Guardiola?
"Sì, mi ha dato fastidio. Quando si è parlato degli allenatori ho sentito dire tante cose da persone che non conoscono davvero questo mestiere. Si è fatto un po' di tutta l'erba un fascio".
Lei conosce bene Pirlo anche per il suo percorso a Coverciano. Che allenatore è?
"Pirlo ha fatto il corso con me. Quando ho dovuto valutarlo ha preso il massimo dei voti. Di calcio sa tantissimo, direi al massimo livello possibile. Ma sapere di calcio è una cosa, fare l'allenatore richiede anche molte altre qualità".
E fare il commissario tecnico della Nazionale è ancora diverso?
"Assolutamente sì. È un mestiere completamente diverso. Il CT ha pochissimo tempo per lavorare. Prendiamo l'ultimo raduno: i giocatori sono arrivati, hanno fatto praticamente un solo allenamento vero e poi sono partiti per giocare. In Nazionale non conta soltanto quanto sei bravo tatticamente: devi saper scegliere i giocatori giusti e riuscire a trasmettere le tue idee in pochissimo tempo".

Quindi non basta essere un grande allenatore di club?
"Esatto. Pensiamo a Guardiola: è probabilmente il miglior allenatore del mondo. Ma quanto tempo avrebbe per lavorare con la Nazionale? È questo il punto. Il mestiere del commissario tecnico è diverso da quello dell'allenatore di club".
Negli ultimi giorni sono arrivate anche molte critiche agli allenatori italiani e alla gestione tecnica di Coverciano…
"Mi sono sembrate ingenerose. Basta guardare quello che succede all'estero. Al posto di Guardiola è arrivato Maresca, che viene dalla scuola di Coverciano ed è campione del mondo per club. Abbiamo allenatori di altissimo livello che escono tutti dalla nostra scuola. Poi possiamo discutere di altri problemi, come quello di chi allena senza avere il titolo, soprattutto nei settori giovanili. Quello sì, è un tema serio".
Quindi il problema non è la formazione degli allenatori italiani?
"Assolutamente no. Le metodologie sono all'altezza degli altri paesi e siamo continuamente confrontati con le regole UEFA. La tecnica viene insegnata. Se qualcuno non lo fa bisogna capire se è davvero qualificato per allenare".

Da presidente dell'AIAC, l'attacco mediatico nei confronti di Pirlo l'ha infastidita?
"Sì, mi ha infastidito. Però noi siamo anche per il rispetto delle regole e quindi aspettiamo di vedere come finirà tutta la vicenda. Il punto è che non si è discusso del Pirlo allenatore: si è parlato di tutt'altro".
Quindi il dibattito non è mai stato realmente tecnico, a suo modo di vedere?
"Esatto. Quando si è trattato di valutare Pirlo come allenatore io ho espresso il mio giudizio: di calcio sa in maniera infinita e al corso ha ottenuto il massimo dei voti. Poi la discussione è andata completamente su altri temi, non sulle sue capacità tecniche".