La FIGC aspetta Guardiola: il progetto che va oltre il ct tiene Conte e gli altri sullo sfondo

Fino a quando l'Italia può aspettare la risposta di Pep Guardiola? Se la reticenza fosse stata certa, piena Malagò sarebbe stato molto più chiaro rispetto a quel "non fatemi dire nulla" pronunciato nelle ultime ore. Le indiscrezioni degli ultimi giorni raccontano di una trattativa complessa ma ancora in piedi, una situazione di stallo che impedisce di alzare finalmente il velo sull'identità del prossimo commissario tecnico che si ritroverà già in trincea tra Nations League (settembre/ottobre) e qualificazioni a Euro 2028 (ma se ne parla a marzo). "Non penso che l'annuncio arriverà durante l'assemblea di Serie A", ha aggiunto il presidente Federale lasciando intendere che la diplomazia è ancora al lavoro: non solo per vincere le resistenze del tecnico catalano (che ha richieste economiche a doppia cifra, pesanti davvero) ma anche per sondare in Assemblea di Lega gli umori dei presidenti delle squadre di Serie A sulla strada intrapresa e sull'altra da intraprendere rompendo gli indugi.
Da una parte c'è Pep Guardiola, che dopo aver lasciato il Manchester City ha scelto di prendersi una pausa di riflessione: non ha ancora detto no, altrimenti il suo diniego sarebbe già trapelato, né ha indicato quando scioglierà le riserve, vuole discutere con la famiglia e – al netto dei soldi, tanti soldi che chiede – ragionare bene se la spesa vale l'impresa, considerato che il suo non sarebbe un incarico di semplice ct ma di autentico scultore della nuova era del calcio italiano. Dall'altra c'è una FIGC che, almeno ufficialmente, non cambia linea. Prova ne è che finora non c'è stata alcuna accelerazione su altri nomi. Né su Andrea Pirlo (che ha il gradimento di Paolo Maldini) ma non è che riscaldi i cuori, né su Roberto Mancini che a un evento al quale c'era anche Malagò s'è lasciato sfuggire un sibillino "non dipende da me, quel ruolo piace a tanti", né su Antonio Conte, che pure resta il preferito dalla maggioranza dei club e ritenuto la soluzione in casa che offre ampie garanzie. Situazione di stand-by: nessuna virata su candidati che restano sullo sfondo, nessuna chiusura del dossier Guardiola nonostante le difficoltà siano evidenti.

Perché la FIGC non cambia ancora obiettivo nonostante i dubbi di Guardiola
La domanda non è tanto se il tecnico catalano accetterà oppure no. A breve sarà chiaro. Il vero interrogativo è perché la Federazione continui a considerarlo la priorità pur avendo a disposizione allenatori di primissimo livello. La risposta va cercata nel progetto che la FIGC ha immaginato per lui: un incarico destinato ad andare ben oltre quello di commissario tecnico e che, proprio per questo, renderebbe Guardiola un profilo diverso da qualsiasi altro candidato. Ecco perché non chiude con altri profili e continua a lavorare sotto traccia. Non è ostinazione o illusione onirica ma una scelta d'indirizzo preciso: prendere un allenatore di quel profilo e di quello spessore professionale per la storia che ha alle spalle, sarebbe come azionare le ruspe e spianare l'area dalle macerie per fare posto al futuro. Tabula rasa del passato e si riparte da zero valorizzando le under e la crescita di un settore giovanile d'eccellenza nel quale i talenti non sono moneta di scambio e plusvalenza ma solidi investimenti. Metterlo in testa anche ai presidenti delle squadre pure è una bella sfida.
Perché Conte non è la prima scelta (e non è una questione di curriculum)
La mancata accelerazione su Antonio Conte (e altri) non può essere interpretata come una valutazione sul suo valore. Il curriculum dell'ex tecnico della Juventus e della Nazionale parla da solo: campionati vinti, capacità di incidere nell'immediato e un profilo riconosciuto a livello internazionale. Proprio per questo il punto non sembra essere il confronto tra i meriti dei candidati. La differenza sta piuttosto nel tipo di incarico che la Federazione avrebbe in mente.

La storia di Conte racconta di un allenatore da elettroshock, perfetto nel breve periodo, che dà tutto, trae il meglio e ricava il massimo da quel che può in poco tempo. Però, ha un orizzonte che non va oltre il biennio e non è uomo di costruzione a lungo termine ma di risoluzione immediata. Una sorta di Mr. Wolf che risolve problemi e magari è disposto a cambiare, perché a un certo punto della propria vita professionale pure aggradano sfide differenti, ma conserverà sempre la sua indole di uomo solo al comando.
L'ex di Juve, Inter e Napoli rappresenterebbe una scelta orientata soprattutto al risultato sportivo della Nazionale maggiore. Guardiola viene considerato il profilo capace di accompagnare una trasformazione più profonda del movimento calcistico italiano. È questa prospettiva che spiega perché, almeno finora, la FIGC non abbia deciso di puntare con decisione su altri nomi. Quanto a Mancini, paga anche il voltafaccia improvviso a fronte della ricca esperienza in Arabia. E Pirlo? Suggestivo prendere un "professore" e metterlo alla testa di una "scolaresca" di giovani promesse ma cosa ha fatto per meritare un incarico del genere?
Il vero progetto della FIGC: Guardiola sarebbe molto più di un ct
Coordinamento tecnico federale. Metodologia condivisa. Rapporto con Coverciano. Sviluppo degli allenatori. Dialogo con le Nazionali giovanili. Costruzione di una filosofia comune. Sono le fondamenta sulle quali edificare la nuova dimensione del calcio tricolore. In altre parole, non soltanto scegliere il prossimo commissario tecnico, ma affidare a una figura di riferimento il compito di lasciare un'eredità destinata a durare negli anni. È proprio questa visione di lungo periodo a rendere Guardiola un candidato diverso.

Perché Guardiola potrebbe essere l'unico ad accettare un ruolo così
Proprio la nuova fase della sua vita potrebbe rappresentare uno degli elementi che rendono questa proposta diversa da qualsiasi altra. Nel podcast realizzato con OKX, Guardiola ha raccontato di aver riscoperto una quotidianità che per decenni gli era stata preclusa: più tempo con la famiglia, meno obblighi, nessuna preparazione quotidiana delle partite e la possibilità di vivere senza il ritmo incessante imposto dai grandi club. "L'unica cosa che so fare è giocare a calcio o allenare. Ma voglio scoprire una vita diversa, essere felice e completo anche facendo altre cose", ha spiegato bene Pep.
Il ruolo di commissario tecnico comporta finestre di lavoro concentrate durante la stagione e il progetto immaginato dalla FIGC gli consentirebbe di incidere sullo sviluppo del movimento senza subire la pressione continua della Premier League o della Champions League. È probabilmente questa la convinzione che continua a spingere la Federazione a insistere. E ad aspettare.