L’avvocato Viola: “In caso di illecito sportivo l’Inter potrebbe richiamare la sentenza UE come difesa”

Le recenti evoluzioni giudiziarie stanno ridisegnando i confini tra giustizia ordinaria e giustizia sportiva in Italia. La sentenza della Corte di Giustizia UE sul "Caso Prisma" ha dato ragione alla Juventus, stabilendo che quando una sanzione sportiva incide sull’attività economica e sulle libertà fondamentali protette dal diritto europeo, devono essere garantiti criteri di chiarezza, proporzionalità, motivazione adeguata e un effettivo controllo giurisdizionale indipendente. Di fatto, ha indebolito il tradizionale "muro" che separava i due ordinamenti.
Nello stesso periodo, nell’"Inchiesta Arbitri", la Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione per l’Inter e per Gianluca Rocchi, escludendo reati di frode sportiva e l’esistenza di un sistema volto ad alterare le partite. Gli atti sono stati però trasmessi alla Procura FIGC, che potrà valutare autonomamente possibili violazioni dei principi di lealtà, correttezza e probità sportiva.
In questo contesto, il nodo centrale diventa: nel malaugurato caso in cui la Procura federale deferisse l’Inter per illecito sportivo o per condotte non conformi ai doveri di probità, la società nerazzurra potrebbe invocare la sentenza della Corte UE come strumento di difesa? E fino a che punto quella pronuncia europea potrebbe fungere da scudo o da leva per contestare eventuali sanzioni? L’avvocato Luca Viola, esperto di diritto sportivo, che era già intervenuto ai nostri microfoni sull'inchiesta riguardante Rocchi e l'Inter, ora analizza in esclusiva a Fanpage gli scenari concreti, i rischi residui per l’Inter e le potenziali ricadute sistemiche di una sentenza destinata a influenzare l’intero impianto della giustizia sportiva italiana.

A fronte delle ultime evoluzioni dell’Inchiesta Arbitri, cosa può ancora rischiare l’Inter in chiave giustizia sportiva?
Prima di parlare di rischi concreti bisogna distinguere tra ciò che è già accaduto e ciò che potrebbe accadere. Al momento, sul piano della giustizia ordinaria, la Procura di Milano ha ritenuto che non vi fossero elementi sufficienti per sostenere l’accusa di frode sportiva.
Facciamo allora chiarezza, avvocato, sulle attuali posizioni di Gianluca Rocchi da un lato e dell'Inter dall'altro per la giustizia ordinaria.
Per Gianluca Rocchi è stata presentata una richiesta di archiviazione, sulla quale dovrà però pronunciarsi il giudice per le indagini preliminari, che in ipotesi potrebbe anche ordinare di procedere oltre. Per l’Inter, la Procura ha disposto l’archiviazione come conseguenza dell’esclusione del reato presupposto. Se non erro la parte sulla sala VAR è stata stralciata e inviata alla Procura della Repubblica di Monza.
E sul fronte sportivo?
Sul fronte sportivo, invece, gli atti sono stati trasmessi alla Procura FIGC e alla Procura Generale del CONI e questo non significa che l’Inter sia già stata riconosciuta responsabile, significa soltanto che la Procura federale potrà esaminare il materiale e decidere se archiviare, compiere ulteriori accertamenti oppure contestare specifiche violazioni e procedere con un deferimento.
Cosa può rischiare l’Inter? Se dovesse aprirsi un procedimento, quali saranno gli scenari possibili?
Il primo, ed è anche il più grave, sarebbe l'illecito sportivo. Significa dimostrare che qualcuno abbia cercato di alterare una partita o di ottenere un vantaggio in classifica. In questo caso il Codice di giustizia sportiva prevede sanzioni molto pesanti: dalla penalizzazione di punti fino, nei casi più estremi, alla retrocessione, all'esclusione dal campionato o persino alla revoca di uno scudetto.
Scenario plausibile?
Ad oggi questa ipotesi sembra difficile. La stessa Procura di Milano ha infatti escluso che ci siano prove di partite alterate o di un sistema organizzato per condizionare il campionato.
Il secondo scenario?
Il secondo, più realistico è una possibile violazione dei principi di lealtà, correttezza e probità previsti dal Codice FIGC.
In pratica, la giustizia sportiva potrebbe chiedersi non tanto se siano state truccate delle partite, ma se qualcuno abbia tenuto comportamenti non corretti nei rapporti con il designatore arbitrale.

La richiesta di archiviazione è stata richiesta dalla Procura di Milano e riguarda solo la giustizia ordinaria. Fosse accettata inciderebbe in qualche modo sul fronte sportivo cui sono stati girati gli atti?
Giustizia penale e giustizia sportiva sono due sistemi distinti. La prima deve stabilire se sia stato commesso un reato previsto dalla legge dello Stato. La seconda deve verificare se siano state violate le norme federali, che possono essere più ampie e più rigorose. In ogni caso le indagini che arrivano dalla Procura ordinaria incidono molto sul piano pratico e probatorio in merito a qualio fatti sono stati accertati, ma non determina automaticamente la chiusura del procedimento sportivo, anzi un comportamento può non essere penalmente rilevante, ma comunque risultare comunque contrario ai doveri di lealtà e correttezza sportiva.
L’archiviazione, se confermata, avrebbe un peso importante?
Avrebbe un peso notevole. La Procura di Milano ha svolto accertamenti durati circa due anni, utilizzando intercettazioni, testimonianze, pedinamenti e altri strumenti di indagine particolarmente incisivi. Al termine ha escluso l’esistenza di una combine, di un sistema organizzato e di condotte concretamente idonee ad alterare le gare. Come detto però queste conclusioni non vincolano formalmente il giudice sportivo.
Cosa potrebbe sostenere la Procura Federale nei confronti dell'Inter?
La Procura federale potrebbe sostenere che, pur non essendovi una frode penalmente rilevante, vi siano state interferenze incompatibili con la correttezza dei rapporti tra una società e il designatore arbitrale. Ma dovrebbe dimostrarlo sulla base di fatti precisi, individuando i responsabili e spiegando perché quelle condotte, pur prive di incidenza sulle gare, superino comunque la soglia dell’illecito disciplinare. In altre parole, l’archiviazione ordinaria non chiude automaticamente la porta alla giustizia sportiva, ma rende più stretto e delicato lo spazio nel quale quest’ultima può muoversi.
I pm hanno parlato di "sussistenza storica dei singoli episodi di interferenza sul designatore Rocchi" ma nessuna reale incidenza sulla regolarità delle gare coinvolte. Queste "interferenze", attestate anche dalle dichiarazioni dello stesso Rocchi ai pm, potrebbero essere ritenute rilevanti dalla giustizia sportiva a sfavore dell'Inter?
Potenzialmente sì. L’espressione “sussistenza storica” significa che, secondo la ricostruzione della Procura, alcuni contatti o tentativi di influenza sarebbero realmente avvenuti. Ciò che è stato escluso è che questi episodi costituissero un sistema strutturato di frode o fossero oggettivamente idonei e diretti ad alterare l’esito delle partite.
E' una distinzione fondamentale?
La distinzione è decisiva, infatti per configurare una frode sportiva in sede penale non basta che qualcuno esprima una preferenza per un arbitro o manifesti insoddisfazione per una designazione, ma occorrono condotte fraudolente concretamente orientate a incidere sulla regolarità della competizione.
E in sede di giustizia sportiva?
La giustizia sportiva, invece, potrebbe ritenere censurabile anche il semplice tentativo di instaurare un canale improprio di condizionamento in quanto la designazione arbitrale deve essere protetta da qualsiasi pressione capace di compromettere l’indipendenza, l’imparzialità e la credibilità del sistema. Tuttavia occorrerebbe capire chi ha effettuato l’interferenza, con quale finalità, se vi sia stata una vera pressione, se Rocchi abbia modificato le proprie decisioni, se la società fosse consapevole o promotrice della condotta e soprattutto se vi sia stato un vantaggio, anche solo potenziale per la Società.
Ad oggi qual è la posizione dell'Inter?
A favore dell’Inter pesa il fatto che gli stessi pubblici ministeri abbiano escluso una finalità di alterazione delle gare e non abbiano individuato gli esponenti societari che avrebbero concorso con Rocchi.

Nella malaugurata ipotesi si arrivasse alla condanna dell'Inter da parte della giustizia sportiva, la società potrebbe appellarsi alla recente sentenza della Corte di Giustizia UE che ha dato ragione alla Juve nell'inchiesta Prisma?
Premetto che ritengo inesatto dire che la Corte di Giustizia abbia semplicemente “dato ragione alla Juventus”. La Corte infatti non ha annullato le sanzioni del caso Prisma e non ha dichiarato innocenti i dirigenti coinvolti. La Sentenza si è limitata a rispondere al TAR Lazio, stabilendo quali garanzie devono essere rispettate quando una sanzione sportiva incide sull’attività professionale e sulle libertà economiche protette dal diritto europeo.
In parole semplici, cosa significa?
Che una federazione sportiva può punire, anche duramente, ma deve farlo seguendo criteri chiari e trasparenti. La sanzione deve essere giustificata, proporzionata alla gravità dei fatti e controllabile da un vero giudice, effettivo e indipendente, capace di esaminare i fatti, il diritto, la motivazione e la proporzionalità della sanzione e, quando necessario, di adottare misure provvisorie e far cessare la violazione.
Quindi l'Inter potrebbe utilizzare la sentenza?
La risposta è si, la società potrebbe collegarsi alla sentenza richiamandone i principi, ma non potrebbe utilizzare la sentenza come annullamento automatico della decisione sportiva. La sentenza europea potrebbe quindi diventare un importante strumento difensivo per contestare una decisione arbitraria, non adeguatamente motivata o priva di un controllo effettivo. Non sarebbe invece uno scudo contro qualsiasi sanzione sportiva.
In ultimo, quali scenari si prospettano da qui in avanti che potrebbero anche portare a cortocircuiti importanti di fronte alla sentenza della Corte di Giustizia Europea?
La sentenza potrebbe produrre effetti molto rilevanti sull’intero sistema della giustizia sportiva italiana e mi vengono in mente 5 scenari.
Andiamo per ordine, avvocato. Il primo?
Le tempistiche. La giustizia sportiva è costruita per decidere rapidamente, perché classifiche, promozioni, retrocessioni e partecipazioni alle coppe non possono rimanere in sospeso per anni. La giustizia ordinaria e amministrativa, invece, segue tempi normalmente più lunghi, potrebbe quindi succedere che una società venga penalizzata durante un campionato, perda una qualificazione o subisca conseguenze economiche immediate e che, successivamente, un giudice statale ritenga la sanzione illegittima e annulli tutto. A quel punto annullare realmente gli effetti potrebbe essere impossibile con il campionato già terminato, le coppe disputate e i premi distribuiti. Il semplice risarcimento economico potrebbe non riparare completamente il danno sportivo.
Si potrebbe parlare di un aumento del potere del giudice statale su quello sportivo?
Questo è il secondo scenario. Se il TAR concludesse che gli organi sportivi di ultimo grado non possiedono tutte le caratteristiche richieste dal diritto europeo (indipendenza, effettività etc), il TAR potrebbe dover esercitare un controllo più ampio di quello tradizionalmente riconosciuto, arrivando non soltanto a concedere un risarcimento, ma anche a sospendere o neutralizzare la sanzione con riduzione o eliminazione dell’autonomia della giustizia sportiva.
Il terzo scenario?
La prevedibilità delle sanzioni. La Corte europea ha richiesto criteri trasparenti, oggettivi, non discriminatori e proporzionati. Alcune norme sportive, invece, sono formulate attraverso clausole molto elastiche, come la lealtà, la correttezza e la probità. Si rischia di dover integralmente rivedere i codici e sistemi di giustizia Federali.
Passiamo al quarto senario che ci accennava. Qual è?
La differenza tra accertamenti penali e sportivi. La giustizia sportiva può arrivare a una condanna anche quando il procedimento penale si chiude con un’archiviazione o un’assoluzione, perché le regole, gli standard probatori e le finalità sono differenti. Tuttavia, dopo la sentenza europea, una decisione sportiva senza le caratteristiche di adeguatezza, proporzionalità e indipendenza del sistema giudiziario, potrà essere trasparenti impugnata davanti al giudice statale.
E l'ultimo scenario plausibile?
Un maggiore ricorso al diritto europeo. Società, dirigenti, calciatori e altri professionisti potrebbero richiamare sempre più spesso la libera circolazione, la libertà di prestazione dei servizi e il diritto a un ricorso effettivo per contestare tutte le sanzioni disciplinari sportive.