Caso Balogun, l’avvocato D’Onofrio: “Decisione FIFA senza motivazioni. Crea un precedente pericoloso”

La decisione della Commissione Disciplinare FIFA di congelare la squalifica di Folarin Balogun ha scatenato una bufera senza precedenti sui Mondiali 2026, trasformando un caso da moviola in un clamoroso intrigo politico-giuridico. Sfruttando le pieghe dell'articolo 27 del Codice Disciplinare, i vertici del calcio mondiale hanno concesso un fantomatico "periodo di prova" di un anno, una mossa che di fatto permette all'attaccante statunitense di scendere in campo nella fase cruciale del torneo nonostante il rosso diretto rimediato sul campo. Il Belgio non ci sta e si muove per presentare le proprie osservazioni, la Francia chiede già parità di trattamento per i propri diffidati e l'intera diplomazia sportiva trema di fronte a un precedente pericolosissimo.
Per fare chiarezza su i confini normativi di questo paradosso, l’avvocato Paco D’Onofrio, massimo esperto di diritto sportivo, a Fanpage.it ha analizzato i rischi di un effetto domino ormai fuori controllo.
Avvocato D'Onofrio, andiamo subito a caldo sulla vicenda del giorno ai Mondiali 2026: il congelamento della squalifica di Folarin Balogun. Dal punto di vista tecnico-giuridico, la FIFA poteva davvero fare una cosa del genere?
"Partiamo da un dato fondamentale: il provvedimento della FIFA è tecnicamente legittimo. Non siamo di fronte a un ricorso giudiziario ordinario, perché contro le decisioni di campo dell'arbitro non è ammesso reclamo. Si tratta invece di una decisione motu proprio, ovvero un'iniziativa autonoma della Commissione Disciplinare FIFA che ha applicato l'articolo 27 del Codice Disciplinare. Questo organo non ha annullato la sanzione, ne ha semplicemente sospeso temporaneamente l'efficacia, subordinandola a un ‘periodo di prova' di un anno".

Molti tifosi, osservatori e addetti ai lavori hanno visto questa mossa come uno schiaffo all'autorità dell'arbitro e del VAR che avevano decretato il rosso sul campo. È così?
"Tecnicamente no, i livelli vanno distinti. C’è il livello dell’accertamento della violazione e quello dell’esecuzione della sanzione. La Commissione non contesta l'operato dell'arbitro, che resta confermato. La sanzione rimane valida, ma la sua applicazione pratica viene congelata: se il giocatore commetterà una recidiva nell'arco dell'anno di prova, la sanzione diventerà materialmente effettiva. L'autorità arbitrale non viene demolita, ma l'efficacia immediata sul torneo viene indubbiamente azzerata".
La Federazione belga ha manifestato duramente il proprio dissenso e, stando a quanto riportato da The Athletic, ha ricevuto l’ok dalla FIFA per il diritto d’appello dove presenterà le proprie osservazioni. Possono impugnare questo provvedimento in qualche modo?
"Capisco perfettamente le ragioni del Belgio, ma stando alle carte federali non è previsto un meccanismo ad hoc di contestazione o un procedimento giudiziario sportivo in senso proprio, cioè con dibattimento ed ampia istruttoria. Si tratta di un precedente unico, un appello che non mi risulta in passato sia stato applicato in casi simili e quindi è difficile fare previsioni. Inoltre, non trascurerei l’elemento della tempestività, cioè quando arriverà l’eventuale decisione, se prima o dopo la partita USA-Belgio".

Qual è allora la vera anomalia di questa decisione, se la norma esiste ed è stata applicata alla lettera?
"Il vero problema di fondo è che il provvedimento non è motivato. La norma applicata è sintetica e non prevede l'obbligo di esplicitare le ragioni della sospensione. Di conseguenza, lascia un'enorme aleatorietà. Possiamo solo dedurre che la logica della norma sia quella di evitare che una sanzione corretta sul campo si porti dietro una conseguenza eccessivamente penalizzante rispetto alla gravità del fatto, specie in contesti di massima importanza come un Mondiale. Ma non essendoci una motivazione scritta, si apre la strada a molte interpretazioni".
Leggevo questa mattina che la Francia vorrebbe chiedere parità di trattamento per Olise per cancellare un'ammonizione ed evitare che salti eventuali prossime partite: c'è il rischio concreto che si crei un precedente pericoloso o una disparità di trattamento per il prosieguo del torneo?
"Il precedente ormai si è creato, è indubbio. Quando si introduce una novità di questo tipo in un torneo breve come un Mondiale, l'effetto domino è imprevedibile. Ogni nazione d'ora in poi cercherà di tirare questo precedente dalla propria parte. Se il criterio implicito diventa l'importanza della partita successiva, allora più si va avanti (dai quarti, alle semifinali, fino alla finale) e più chiunque si riterrà legittimato a chiedere lo stesso trattamento, creando tensioni non indifferenti sulla coerenza della giustizia sportiva da qui alla fine del torneo".