Le telefonate di Trump a Infantino e gli avvocati della Casa Bianca, i retroscena dello scandalo Balogun

Dietro la clamorosa decisione della FIFA di sospendere la squalifica di Folarin Balogun, permettendogli di scendere in campo negli ottavi di finale contro il Belgio, ci sarebbe una fitta rete di contatti politici, telefonate ai massimi livelli e una strategia legale costruita direttamente attorno alla Casa Bianca. Una vicenda che, secondo le ricostruzioni da diversi media internazionali, rappresenta uno dei casi più controversi nella storia recente dei Mondiali.
Il caso nasce il primo luglio, durante i sedicesimi di finale tra Stati Uniti e Bosnia-Erzegovina a Santa Clara. Balogun, autore del gol che ha sbloccato la partita, è stato espulso nella ripresa dopo l'intervento del VAR: l'arbitro brasiliano Raphael Claus inizialmente ha lasciato correre ma, dopo la revisione al monitor, ha estratto il cartellino rosso diretto per un intervento giudicato da condotta violenta ai danni di Tarik Muharemović. La squalifica automatica di una giornata avrebbe dovuto impedirgli di giocare gli ottavi contro il Belgio.

La decisione presa dalla FIFA nelle scorse ore ha diviso, immediatamente, il mondo del calcio. Diversi ex arbitri, tra cui Mark Clattenburg, sostengono che il contatto fosse accidentale e criticano l'utilizzo delle immagini al rallentatore, ritenendo che abbiano alterato la percezione dell'intervento: il punto focale, però, è il congelamento della squalifica e la possibilità di poter giocare il match successivo alla sanzione.
Le telefonate di Trump a Infantino e gli avvocati della Casa Bianca
Secondo il New York Times, citando quattro persone a conoscenza diretta della vicenda, poche ore dopo la partita Donald Trump avrebbe telefonato personalmente al presidente della FIFA, Gianni Infantino, chiedendo di riconsiderare la squalifica.
L'ex presidente americano avrebbe chiesto spiegazioni sul cartellino rosso e avrebbe persino richiamato vecchie accuse di presunto match-fixing rivolte all'arbitro Raphael Claus. Accuse mai dimostrate né dalla FIFA né dalle autorità brasiliane, ma che Trump avrebbe comunque utilizzato durante il colloquio per sostenere la tesi di una decisione arbitrale discutibile.

Nel frattempo si sarebbe messa in moto anche la macchina politica americana. Secondo quanto anticipato dal giornalista Brian Schwartz del Wall Street Journal, Trump avrebbe incaricato il segretario al Commercio Howard Lutnick e Andrew Giuliani, direttore esecutivo della White House Task Force per il Mondiale 2026, di mettere insieme una squadra di avvocati — compresi legali esterni all'amministrazione — per aiutare la Federazione statunitense a ribaltare la squalifica.
L'obiettivo era individuare qualsiasi appiglio giuridico, nonostante il regolamento FIFA non consenta ricorsi contro un'espulsione diretta.
Il memorandum segreto e la decisione senza precedenti della FIFA
Gli avvocati vicini all'entourage di Trump avrebbero preparato un memorandum di tre pagine destinato alla federazione statunitense. Il documento individuava alcuni presunti vuoti regolamentari: l'utilizzo improprio dello slow motion nella revisione VAR, l'ambiguità delle norme FIFA sulle espulsioni e perfino la possibilità di rivolgersi al Tribunale Arbitrale dello Sport (CAS), sostenendo i "diritti degli Stati Uniti come nazione ospitante".

Una strategia che, almeno formalmente, non sarebbe mai stata utilizzata. Il 5 luglio arriva però il colpo di scena. Il Comitato Disciplinare FIFA decide di sospendere la squalifica applicando l‘articolo 27 del Codice Disciplinare: la giornata di stop viene congelata per un anno di prova e sarà eseguita soltanto in caso di una futura infrazione simile.
Una soluzione considerata eccezionale e che, secondo diverse ricostruzioni, non aveva precedenti ai Mondiali dal caso Garrincha del 1962 (con molte differenze regolamentari). La decisione permette così a Balogun di essere regolarmente in campo contro il Belgio.
La seconda chiamata di Trump a Infantino e la difesa della FIFA
Poche ore dopo il verdetto, Trump avrebbe nuovamente contattato Infantino. Sempre secondo il New York Times, il presidente americano avrebbe definito quella della FIFA "la decisione giusta". Nella stessa giornata avrebbe telefonato anche al commissario tecnico degli Stati Uniti, Mauricio Pochettino, per augurare buona fortuna alla squadra in vista dell'ottavo di finale. Lo stesso Pochettino, chiamato a commentare la vicenda in conferenza, ha dichiarato ai giornalisti: "Non siamo i cattivi".

La FIFA ha sempre respinto qualsiasi ipotesi di interferenza politica e ha ribadito a POLITICO che la decisione di sospendere la squalifica di una partita è stata presa da una commissione disciplinare indipendente.
Fonti dell'ente che governa il calcio a livello mondiale, come detto, hanno ribadito che la decisione è stata presa esclusivamente dal Comitato Disciplinare indipendente e che le eventuali pressioni esterne non avrebbero potuto influenzare il verdetto, proprio grazie all'autonomia garantita dall'articolo 27 del Codice Disciplinare. L'organizzazione, tuttavia, non ha mai smentito né confermato le telefonate tra Trump e Infantino.
Belgio furioso e polemiche a livello internazionale
La reazione più dura è arrivata dalla Federazione belga, che ha definito la decisione "sbalorditiva" e in contrasto con il regolamento illustrato alle squadre prima dell'inizio del torneo, annunciando di valutare tutte le possibili iniziative.
Anche numerosi osservatori internazionali parlano di un precedente destinato a lasciare il segno. Il rapporto privilegiato tra Trump e Infantino, costruito negli ultimi anni attraverso numerosi incontri alla Casa Bianca e iniziative comuni in vista del Mondiale organizzato negli Stati Uniti, è finito inevitabilmente (e nuovamente) sotto i riflettori.
Per molti critici, il caso Balogun rischia di diventare uno degli episodi più controversi della storia recente della FIFA, alimentando interrogativi sull'indipendenza delle decisioni disciplinari e sull'influenza che la politica può esercitare sul calcio internazionale.