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Mondiali di calcio 2026

Carlo Ancelotti demolito in Brasile: “Se fosse brasiliano ora sarebbe nei guai. Noi non siamo europei”

Dopo l’eliminazione del Brasile contro la Norvegia, Carlo Ancelotti è stato attaccato duramente ma la CBF conferma la fiducia nel commissario tecnico italiano.
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L'eliminazione del Brasile dai Mondiali 2026 è fonte di fortissime polemiche e critiche per Carlo Ancelotti. La Seleção è stata battuta 2-1 dalla Norvegia, con una doppietta di Erling Haaland negli ultimi dieci minuti, e il rigore di Neymar nel recupero non ha cambiato l'esito finale: un ko che ha segnato la peggiore prestazione della nazionale verdeoro in un Mondiale dal 1990, quando venne eliminata agli ottavi dall'Argentina.

Nel mirino è finito soprattutto Carletto, arrivato sulla panchina brasiliana nel maggio 2025, capace di qualificare la squadra e di rinnovare il contratto fino al 2030 proprio alla vigilia della Coppa del Mondo: L'uscita anticipata ha, però, scatenato un'ondata di critiche durissime da parte dei media e dei tifosi.

Luxemburgo all'attacco di Carletto: "Ha sbagliato nella formazione, nelle decisioni e nella lettura della partita"

Tra le voci più severe c'è quella di Vanderlei Luxemburgo, che in un video pubblicato sui social ha contestato apertamente la gestione della squadra e in particolare quella di Neymar.

Utilizzare Neymar in una sola partita? Non abbiamo giocatori migliori di Neymar. Qualsiasi nazionale al mondo proteggerebbe un giocatore come lui. Un allenatore ha l'obbligo di ideare un sistema che favorisca il suo giocatore di punta, proprio come ha fatto la Norvegia con Haaland, aspettando una o due occasioni. Ma qui in Brasile è stato messo da parte.

Il riferimento è anche all'ingresso tardivo del numero 10 contro la Norvegia: Neymar è entrato soltanto al 22′  del secondo tempo, una scelta contestata da molti ex giocatori e commentatori brasiliani.

Le scelte contestate ad Ancelotti contro la Norvegia

Le critiche ad Ancelotti si sono concentrate soprattutto su alcune decisioni tattiche. La più discussa è stata quella di affidare il primo rigore della partita a Bruno Guimarães, che lo ha sbagliato pur avendo pochissima esperienza dal dischetto: molti ritenevano che dovesse tirarlo Vinícius Júnior o un altro attaccante.

Contestata anche la sostituzione dell'infortunato Lucas Paquetá con Gabriel Martinelli a centrocampo, una mossa che secondo gran parte degli analisti ha tolto creatività e equilibrio alla squadra. Molti media brasiliani hanno descritto il Brasile come una squadra passiva, lenta e senza identità. Secondo i critici, Ancelotti avrebbe lasciato il controllo del gioco alla Norvegia puntando soprattutto sulle ripartenze, senza riuscire a costruire un sistema offensivo riconoscibile e senza trovare contromisure per fermare Haaland nel finale.

Il settimanale Veja ha sintetizzato il malcontento con un titolo durissimo: "Addio, Ancelotti. Obrigado por nada", accusando il tecnico di non aver valorizzato una rosa ricca di talento.

L'affondo di Luxemburgo: "Se fosse un allenatore brasiliano, la stampa ne chiederebbe già le dimissioni"

Nel suo messaggio l'ex CT è andato oltre l'analisi tecnica, sostenendo che un allenatore brasiliano sarebbe stato trattato molto più severamente: "Ancelotti ha commesso un errore. Ha sbagliato nella formazione, nelle decisioni e nella lettura della partita; ed è così che abbiamo perso l'opportunità di vincere la sesta stella. Se si trattasse di un allenatore brasiliano, la stampa ne chiederebbe già le dimissioni, manderebbe in onda programmi speciali e dichiarerebbe il progetto un fallimento. Con uno straniero, invece, sembra esserci sempre una scusa, la volontà di chiudere un occhio e un livello di pazienza che non hanno mai dimostrato di avere noi".

Luxemburgo ha invocato un ritorno all'identità calcistica brasiliana: "Basta con questa sindrome che ci porta a pensare che tutto ciò che proviene dall'esterno sia migliore. Il calcio brasiliano ha bisogno di più Brasile. Più identità, più fiducia nelle nostre capacità e più rispetto per i nostri professionisti e per l'essenza del calcio brasiliano. Lasciateli parlare della Premier League, della Champions League o di qualsiasi altra cosa vogliano. Per me, il calcio è ancora sinonimo di maglia iconica, tribune colorate, scherzi e leggende, strade dipinte, bambini che guardano la propria nazionale diventare campione per la prima volta e, soprattutto, la passione che solo i brasiliani comprendono veramente".

Le parole di Ancelotti e le critiche dei tifosi: Romario durissimo con la Seleçao

Nonostante la bufera e le polemiche nei suoi confronti Ancelotti ha difeso il proprio lavoro nella conferenza stampa post-partita: "Abbiamo fatto un buon Mondiale, non spettacolare, ma buono. Oggi meritavamo di vincere".

"Questa sconfitta non è la fine, è l'inizio di un nuovo ciclo", così la CBF ha confermato la fiducia nel CT e il presidente Rodrigo Caetano ha ribadito che il contratto di Ancelotti resta valido fino al 2030. Intanto sui social brasiliani sono esplosi gli hashtag "Fora Ancelotti" e "culpa do Ancelotti", con critiche rivolte soprattutto alle sostituzioni, alla gestione di Neymar e al rigore affidato a Bruno Guimarães. Una parte dei tifosi continua a difendere l'allenatore, ma la narrazione dominante resta quella di una delusione enorme per un Mondiale che il Brasile sperava potesse portarlo alla conquista della sesta stella.

Alla protesta si è unito anche Romário, che ha commentato in maniera durissima l'eliminazione: "È stato impressionante… questa non è la Brasile che conosciamo. È colpa di tutti, dei giocatori e dell'allenatore allo stesso modo". Poche parole ma il concetto è chiarissimo.

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