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Inchiesta Prisma, la Corte di Giustizia Europea dà ragione alla Juventus: è una sentenza storica

La Corte Ue ha stabilito che non c’è più divisione tra giustizia sportiva e ordinaria: da ora in poi tutte le sanzioni sportive che riguardano libertà garantite dal diritto Ue devono essere sottoposte a un giudice.
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Nel tardo pomeriggio di giovedì 16 luglio, è arrivata la sentenza sull'Inchiesta Prisma relativa alle plusvalenze della Juventus con la Corte Ue che si è pronunciata stabilendo che un divieto di esercitare l’attività professionale esteso a tutti gli Stati membri, purché rispetti precisi requisiti di legittimità e proporzionalità, può essere compatibile con il diritto dell’Unione. Quindi, tutte le sanzioni sportive che incidono sulle libertà garantite dall'Ue devono poter essere sottoposte a un giudice con il potere di annullarle e di adottare misure provvisorie. Una svolta storica che cambia per sempre il rapporto tra giustizia sportiva e ordinaria.

L'inchiesta Prisma sulle plusvalenze e la sentenza storica della Corte Ue

Tutto ciò lo ha stabilito la Corte Ue nel caso di due ex dirigenti della Juventus, sanzionati nell'ambito del procedimento Figc sulle plusvalenze fittizie: Andrea Agnelli, ex presidente della Vecchia Signora, e Maurizio Arrivabene, ex ad del club bianconero. La vicenda trae origine dal procedimento disciplinare avviato il 1° aprile 2022 dalla Procura Federale della FIGC nei confronti di diversi club, tra cui, appunto,  la Juventus. L'accusa principale era di aver preso parte a un sistema di plusvalenze artificiali con l’obiettivo di incrementarne artificiosamente il valore contabile. Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene erano stati sanzionati con il divieto di svolgere attività in seno alla FIGC. Successivamente la FIFA aveva esteso tali provvedimenti a livello mondiale. Sanzioni sono poi state confermate dagli organi della giustizia sportiva italiana.

La Juve e i dirigenti coinvolti  non hanno mai smesso di lottare e la questione è arrivata fino al tribunale amministrativo italiano, che ha chiesto alla Corte di giustizia dell’Unione europea di chiarire il tutto arrivando ad una decisione storica: in sostanza, da ora in poi tutte le sanzioni sportive che riguardano libertà garantite dal diritto Ue devono essere sottoposte a un giudice, con la facoltà anche di poterle annullare. "Gli effetti saranno dirompenti" ha spiegato l'avvocato Spallone, uno dei massimi esperti di giustizia sportiva a Sportmediaset.

Perché è una sentenza storica e gli effetti imprevedibili che porterà nel mondo dello sport

Praticamente non c'è più la divisione che separava la giustizia sportiva da quella ordinaria e ciò significa che ogni provvedimento della prima può essere impugnato dalla seconda con risvolti ad oggi del tutto inediti e imprevisti. Tutti i tesserati potranno rivolgersi anche al Tar del Lazio, non solo per ottenere un risarcimento danni come accadeva già prima, ma soprattutto per richiedere l'annullamento e la sospensione delle sanzioni che sono state comminate in sede di giustizia sportiva.

Nel qual caso il giudice deciderà in un'unica istanza, senza secondo grado di giudizio. Comportando dei seri problemi di gestione: il primo è la durata. Se oggi uno dei criteri della giustizia sportiva sta nella brevità dei tempi per le decisioni finali, entrando nel panorama di quella ordinaria tutto potrebbe dilungarsi enormemente. In seconda analisi, l'altro aspetto sarà il cortocircuito che si creerà tra i due ambienti giudiziari portandoli sempre più spesso, e in questo caso in modo estremamente legittimo, in conflitto tra loro.

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