L’Argentina rischia sanzioni dopo aver esposto lo striscione sulle Falkland: il regolamento è chiaro

Al termine della semifinale dei Mondiali vinta dall'Argentina in rimonta sull'Inghilterra per 2-1, un paio di calciatori dell'Albiceleste – Giovani Lo Celso e Nicolas Otamendi – hanno esposto uno striscione con una scritta rivendicante la sovranità argentina sulle Isole Falkland, arcipelago che dalla guerra del 1982 è territorio del Regno Unito. "Le Malvinas sono argentine", era scritto sullo striscione che poi è stato steso sul campo del Mercedes-Benz Stadium di Atlanta, mentre tutti i giocatori della squadra di Scaloni saltavano e cantavano sotto la curva dei propri tifosi. Un comportamento che a termini di regolamento mette a rischio di sanzioni la squadra argentina.
La ferita ancora aperta della Guerra delle Falkland: l'Argentina ne rivendica la sovranità nei confronti dell'Inghilterra
Il gesto compiuto dai calciatori argentini ha riaperto un dibattito che va oltre lo sport. La sovranità delle isole in questione, che si trovano a circa 480 km al largo della costa orientale della terraferma argentina, rimane uno dei conflitti diplomatici più delicati tra il Paese sudamericano e il Regno Unito. Anche recentemente – nello scorso aprile – il presidente argentino Javier Milei ha ribadito con forza la sovranità "non negoziabile" dell'Argentina sulle isole con lo stesso slogan dello striscione: "Le Malvinas furono, sono e sempre saranno argentine".
Nessuna delle due parti in causa può tutt'oggi dimenticare il contributo in vite umane causato dalla guerra del 1982, quando il governo militare argentino invase le isole nel tentativo di strapparle alla Gran Bretagna. Il conflitto durò dal 2 aprile al 14 giugno e si concluse con la resa argentina. In totale, morirono tre civili, 255 britannici e 649 soldati argentini.
Cosa dice il regolamento della FIFA sull'esposizione dello striscione da parte dei calciatori argentini: le sanzioni
Da allora l'argomento è sempre stato molto sensibile nei rapporti tra i due stati e torna ora d'attualità col gesto compiuto dagli argentini su un palcoscenico di massima visibilità come i Mondiali di calcio. Il regolamento della FIFA proibisce l'utilizzo delle sue competizioni per diffondere messaggi politici, ideologici o di carattere simile. Il suo Codice Disciplinare prevede la possibilità di aprire un'indagine quando ritiene che sia stato violato questo principio. E nel caso in cui la FIFA ritenga che lo striscione costituisca una manifestazione politica, le sanzioni possono andare da un semplice avvertimento fino a multe economiche e persino squalifiche per i giocatori o i membri della federazione coinvolti.

I precedenti di gesti considerati politici: è probabile una multa per l'Argentina
La FIFA è già intervenuta in passato per gesti compiuti in campo e considerati di carattere politico. Ai Mondiali di Russia 2018, Granit Xhaka e Xherdan Shaqiri furono multati dopo aver celebrato i loro gol contro la Serbia con il gesto dell'aquila bicefala albanese, considerato un riferimento al conflitto tra Serbia e Kosovo. Un precedente che, nel caso in cui la FIFA decidesse di intervenire anche in questa occasione, dovrebbe suggerire che tutto si possa risolvere in una multa – a carico della Federazione argentina o dei giocatori stessi – senza punizioni sportive. Ovvero nessun calciatore argentino salterebbe la finale contro la Spagna di domenica prossima.
E del resto, fuori dal contesto dei Mondiali, un episodio simile a quello di mercoledì aveva visto protagonisti sempre alcuni calciatori argentini, quando nel 2014 si erano posizionati dietro uno striscione con la stessa scritta ("Le Malvinas sono argentine") prima dell'amichevole contro la Slovenia a La Plata. In quella occasione l'AFA fu multata di 30mila franchi svizzeri, pari a circa 32mila euro. Insomma, tutto sembra portare, in caso di apertura di un'indagine da parte dell'organo disciplinare della FIFA, a una sanzione economica per l'Argentina.