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Plasma "buttato" nelle Marche

Plasma buttato nelle Marche, parla un dipendente: “Tutti sapevano. Le sacche per la ricerca all’ISS sono ancora qui”

Parla a Fanpage.it un dipendente della Medicina Trasfusionale delle Marche: “Le carenze di personale erano note da tempo. Eravamo esausti, avevamo paura di sbagliare e danneggiare i pazienti. Le sacche destinate all’ISS per la ricerca scientifica? Sono ancora qui e tutti si domandano se ci andranno mai…”.
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A due mesi dall'esplosione dello scandalo del plasma gettato nelle Marche il caso è tutt'altro che chiuso. Mentre la commissione di verifica interna della Regione, voluta dall’assessore alla Salute Paolo Calcinaro, ha provato a liquidare la vicenda parlando di "errori gestionali" ed escludendo tra le cause la carenza di personale nell'officina trasfusionale dell'ospedale Torrette di Ancona, la realtà nei laboratori racconta un'altra storia e proseguono le indagini della Procura della Repubblica e gli accertamenti della Corte dei Conti.

Fanpage.it ha raccolto la testimonianza esclusiva di un dipendente dell'azienda sanitaria in servizio presso la Struttura operativa dipartimentale di Medicina Trasfusionale. Il lavoratore, costretto a parlare protetto dall'anonimato per il timore di ritorsioni, scardina la tesi ufficiale e rivela una crisi strutturale nota a tutti da tempo ma mai affrontata: "Tutti sapevano e tutti vedevano", dice. Il dipendente parla anche delle motivazioni che avrebbero spinto la politica a non fermare la raccolta sangue quando il sistema era ormai in "tilt", ipotizzando la volontà di favorire precisi interessi a discapito della trasparenza. E aggiunge un dettaglio inquietante sulle migliaia di unità di plasma non correttamente conservato destinate alla "ricerca scientifica", ad oggi mai spedite: "Dopo due mesi le sacche destinate all'Istituto Superiore di Sanità sono ancora qui e tutti si domandano se ci andranno mai".

Nelle scorse settimane, la commissione di verifica interna nominata dall’assessore alla salute della Regione Marche Paolo Calcinaro sembra aver escluso che l’officina del sangue fosse stata a corto di personale quando è scoppiato il caso del plasma eliminato, puntando invece il dito su presunti errori gestionali. È una valutazione che sente di condividere, lavorando nel sistema trasfusionale?

La carenza di personale nell'officina trasfusionale è un problema noto da tempo, fin dall'inizio della sua attività. Negarlo è negare l’evidenza dei fatti, come dimostrato dal sindacato CGIL e dai documenti pubblicati sui giornali che hanno calcolato il reale fabbisogno di tecnici necessari a far funzionare il sistema.

Come dimostrano le mail interne – alcune delle quali pubblicate da Fanpage.it – per settimane il dottor Mauro Montanari (all'epoca ancora direttore del Dipartimento Regionale di Medicina Trasfusionale delle Marche e direttore dell'officina trasfusionale dell'Ospedale Torrette di Ancona) aveva evidenziato le difficoltà di lavorare il sangue all’interno dell'officina. Ci racconta cosa accadeva in quei giorni? Quali erano i ritmi di lavoro a cui eravate sottoposti?

Nei giorni più critici si viveva una situazione oserei dire drammatica. Praticamente si faceva quotidianamente il conto dei posti disponibili per gli scatoloni nei congelatori e sulla base di questi si decideva quanto plasma poteva essere congelato e quanto doveva essere lasciato in frigorifero. La cosa più frustrante era dovere affrontare tutto questo mentre chi doveva vigliare e impedire che insorgessero problemi sapeva e non faceva nulla, mentre giorno dopo giorno il numero degli scatoloni di plasma e di sangue nella cella frigorifera aumentava. Tutti lo sapevano nel reparto e tutti vedevano.

Eravate dunque "sommersi" da sacche di sangue da dover lavorare. Quali sono state le difficoltà operative?

Lavorare con personale ridotto significa non essere tranquilli, essere sempre stanchi, avere paura di sbagliare perché il rischio aumenta. C’è la paura di farsi male o magari di fare un errore su un prodotto che va poi ad un paziente. Si vive un clima di rabbia e di paura, si litiga per esasperazione anche perché poi ci sono anche i problemi a casa e magari non li puoi gestire al meglio, perché non ti vengono concessi le ferie o i permessi…

Perché crede che non sia stata ridotta o sospesa la raccolta di sangue ma invece sia stata data l’indicazione di continuare a pieno regime, nonostante le difficoltà?

Su questa domanda ho una mia idea personale che poi, parlando con tutti, è l'dea comune di quasi tutto il personale del reparto. Diciamo che si è deciso di non aiutare volontariamente una parte e di favorire gli interessi e gli obiettivi di un'altra. Di più non posso dire.

A due mesi dallo scoppio dello scandalo del plasma eliminato, qual'è oggi la situazione nell'officina trasfusionale?

La situazione in officina non è ancora sotto controllo. Infatti la direzione del DIRMT (Dipartimento Regionale di Medicina Trasfusionale, ndr) sta chiedendo una riduzione della raccolta per non metterla in difficoltà. Quindi si sta facendo ora quello che doveva essere fatto mesi fa. Perché allora non ci si pensò prima?

Oltre alle 323 sacche eliminate, ce ne sono migliaia di altre destinate alla "ricerca": sono state inviate all'Istituto Superiore di Sanità? Che ne è di quelle unità di plasma?

Le sacche destinate all'ISS sono ancora qui e tutti si domandano se ci andranno mai…

Cosa pensa della decisione della giunta regionale di non approvare una commissione d'inchiesta sullo scandalo plasma?

Non è stata fatta una commissione d'inchiesta ma una di verifica "interna" nominata dalla giunta regionale. La composizione di tale commissione ha subito suscitato in tutti molti dubbi e sospetti. Infatti è poi risultato chiaro dalle domande fatte, ma soprattutto da quelle non fatte, come l'unico obiettivo fosse quello di dimostrare una disorganizzazione nella gestione del personale. La cosa più triste della vicenda è che tutte le parti del sistema trasfusionale sapevano e chi aveva potere decisionale non ha fatto nulla per incompetenza o per interesse. Mi auguro che la verità venga fuori; solo con la verità si potranno prendere le misure giuste per non fare accadere più un fatto del genere.

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