Plasma buttato nelle Marche: il vertice dell’11 marzo e il giallo del verbale non firmato dal dottor Montanari

C'è una data fondamentale nello scandalo del plasma eliminato nelle Marche: è mercoledì 11 marzo 2026, quando ad Ancona si riuniscono i vertici politici e dirigenziali della salute regionale. Tra gli altri – otto in tutto – vi sono anche l'assessore alla salute Paolo Calcinaro, il direttore del dipartimento Salute Antonio Draisci e il dottor Mauro Montanari, all'epoca ancora direttore del Dipartimento Regionale di Medicina Trasfusionale delle Marche e direttore dell'officina trasfusionale dell'Ospedale Torrette di Ancona.
Quella mattina, nelle stanze di Via Gentile da Fabriano, il clima è pesante. All'ordine del giorno della riunione, infatti, c'è la gestione della raccolta e lavorazione del sangue e del plasma nelle Marche, un sistema che ormai da alcune settimane sta pericolosamente scricchiolando a causa principalmente di due fattori: centinaia di sacche di emocomponenti che ogni giorno arrivano all'Officina Trasfusionale dell'Ospedale Torrette e un numero di tecnici ridotto ai minimi termini e stremato da turni massacranti.
Ebbene, Fanpage.it ha potuto visionare il verbale relativo a quella riunione dell'11 marzo. Secondo il documento, la cui data di redazione non è nota, al centro del dibattito sarebbe stata subito posta una mail inviata da Draisci il precedente 27 febbraio, comunicazione che – come rivelato proprio dalla nostra inchiesta – suonava come una decisa indicazione ad aumentare la raccolta sangue (temporaneamente rallentata) nonostante la cronica carenza di personale tecnico. "Giunge notizia – si leggeva nella mail di Draisci – che la raccolta di sangue è di fatto in riduzione… Contrariamente a ciò che avevo chiesto. Vi chiedo di adoperarvi affinché la situazione non riveste poi un carattere mediatico del quale non ne abbiamo bisogno". Secondo la versione riferita nel verbale, l'11 marzo Draisci prova a correggere il tiro, derubricando quella comunicazione a un semplice "invito" per evitare "effetti mediatici" e disagi ai donatori; non un ordine perentorio, dunque, bensì – testualmente – "un invito ai Direttori Generali a voler governare il processo di raccolta".
Ma andiamo avanti. Il verbale, seppur nella sua estrema sinteticità (è lungo poco più di una pagina, sebbene la riunione sia durata diverse ore), non riesce a nascondere il conflitto e la tensione del vertice dell'11 marzo. Si parla esplicitamente di "toni accesi" durante il faccia a faccia. Stando a quanto riporta il documento, quel giorno il dottor Montanari ricorda il suo formale dissenso rispetto alle indicazioni di Draisci e ribadisce che, senza l'assunzione di almeno due tecnici specializzati, la raccolta di sangue a pieno regime è insostenibile. Montanari denuncia una criticità operativa drammatica, aggravata da due maternità nel personale, che sta già compromettendo le consegne di plasma congelato alla multinazionale di plasma-derivazione. Nonostante l'allarme, la riunione si chiude con un piano d'emergenza che non prevede la riduzione della raccolta di sangue ma solo l'attivazione di figure tecniche a partire da metà marzo o aprile, ammettendo dunque implicitamente che vi era una carenza di personale (in seguito ripetutamente negata dai vertici regionali).
Ma è ciò che accade dopo la riunione dell'11 marzo a sollevare i maggiori interrogativi. Il verbale dell'incontro – documento che dovrebbe cristallizzare le responsabilità e le dichiarazioni di quella mattina – viene sottoposto alla firma di Montanari solo 19 giorni dopo, il 31 marzo 2026. Come mai? La reazione di Montanari è un muro invalicabile. In una mail inviata al Dipartimento Salute lo stesso 31 marzo, il medico mette nero su bianco il suo rifiuto di firmare adducendo motivazioni pesanti come macigni: non ha mai potuto visionare una bozza del documento prima della richiesta di firma definitiva e sono trascorsi ben 19 giorni dalla riunione, un tempo ritenuto inaccettabile data l'importanza delle decisioni discusse. Soprattutto, Montanari scrive chiaramente di non ritenere opportuno firmare "a posteriori", quando la vicenda è ormai diventata di dominio pubblico ed è oggetto di indagine.
Dalla lettura del verbale, ad ogni modo, non possono che emergere degli importanti interrogativi. Possibile che il dottor Montanari l’11 marzo non abbia detto nulla delle sacche che proprio a partire da quel giorno sarebbero state eliminate? Possibile che non abbia dato l'allarme in quella riunione, convocata proprio per affrontare la crisi? Perché i vertici regionali hanno atteso 20 giorni prima di formalizzare quanto discusso, senza permettere a uno dei protagonisti di verificare il contenuto del testo?
Il sospetto che aleggia è inquietante: forse Montanari non è andato a firmare il verbale perché sapeva che era incompleto e mancante di parti "scomode"? È possibile che in quel documento, redatto diversi giorni dopo l'esplosione dello scandalo, vi siano dunque delle omissioni volte a proteggere i livelli superiori della catena di comando?
Interpellato da Fanpage.it per chiarire questi punti d'ombra, il dottor Montanari ha scelto la linea del rigore: ha ribadito di non essere autorizzato a parlare, poiché sull'intera gestione del plasma nelle Marche è in corso un'approfondita indagine della Procura di Ancona, oltre che della Corte dei Conti. Mentre la magistratura scava tra le carte, restano le 323 sacche di plasma finite al macero, migliaia di altre dalla destinazione ancora ignota – e a quanto pare ancora stipate ad Ancona – e un verbale senza firma che pesa come un'accusa silenziosa.