I legali degli attivisti della Flotilla a Fanpage: “Minacce di morte e torture psicologiche su Thiago e Saif”

Minacce di morte, privazione del sonno, interrogatori della durata di otto ore. Sono queste le condizioni a cui sono sottoposti gli attivisti Thiago Ávila e Saif Abu Keshek durante la detenzione all'interno del carcere di Shikma. I due facevano parte della Global Sumud Flotilla, la spedizione umanitaria diretta a Gaza per portare aiuti.
La notte del 30 aprile, le imbarcazioni su cui viaggiavano Ávila e Abu Keshek insieme a centinaia di altri attivisti sono state abbordate in acque internazionali, ma mentre tutti gli altri sono stati rilasciati a Creta il pomeriggio successivo, loro hanno affrontato due giorni di viaggio sulle navi della Marina israeliana per entrare nel centro di detenzione nella città di Ashkelon, dove resteranno almeno fino al 10 maggio.
Il Tribunale distrettuale di Beer Sheva ha respinto il ricorso presentato dagli avvocati dei due attivisti, e confermato la decisione dei giudici di primo grado di prorogare la loro detenzione fino a domenica.
"Nei loro confronti non ci sono accuse formali, sono detenuti in maniera illegale a scopo di interrogatorio", spiega a Fanpage.it l'avvocata Suhad Bishara, direttrice legale di Adalah, l'associazione che si sta occupando della difesa dei due attivisti sequestrati.
Di cosa si occupa la vostra organizzazione?
Adalah (“Giustizia” in arabo) è un’organizzazione indipendente per i diritti umani e un centro legale. La nostra missione è promuovere e difendere i diritti dei palestinesi che vivono in Israele e nei Territori palestinesi occupati. Questo mandato comprende la difesa dei diritti umani di qualsiasi individuo soggetto alla giurisdizione dello Stato di Israele e delle sue autorità. La rappresentanza da parte di Adalah dei partecipanti alla Flotilla diretta a Gaza è un'estensione di questo mandato.
Questi attivisti stanno affrontando gravi ripercussioni legali per aver sfidato il blocco marittimo illegale a Gaza, un blocco che ha causato immense sofferenze e privazioni sistematiche. Gli interrogatori in corso sono un tentativo di criminalizzare gli aiuti umanitari e di mettere a tacere coloro che sono solidali con la popolazione civile che attualmente sta affrontando la fame come conseguenza di una precisa politica di Stato.
Le vostre avvocate hanno incontrato Thiago Ávila e Saif Abu Keshek in carcere. Come stanno?
Le nostre avvocate, Hadeel Abu Salih e Lubna Tuma, li hanno incontrati oggi [ieri, martedì 5 maggio 2026 n.d.r.] in Tribunale in occasione della seconda udienza relativa alla loro detenzione. Entrambi gli attivisti stanno entrando nel settimo giorno di sciopero della fame per protestare contro il loro rapimento in acque internazionali.
Sono tenuti in isolamento in condizioni che possono essere descritte solo come tortura psicologica: le loro celle sono illuminate 24 ore su 24, 7 giorni su 7, con luci ad alta intensità, una pratica che l’Israel Prison Service [il Servizio Carcerario Israeliano n.d.r.] impiega spesso nei confronti dei palestinesi detenuti in Israele per indurre la privazione del sonno.
Thiago ha riferito di essere sottoposto a estenuanti interrogatori di otto ore, durante i quali gli è stato esplicitamente detto che sarebbe stato “ucciso” o avrebbe trascorso un secolo in prigione. Vengono tenuti bendati quando si spostano all'interno della prigione, anche durante le visite mediche.
Gli attivisti sono stati rapiti a oltre mille chilometri da Gaza e non sono cittadini israeliani, quindi il diritto penale israeliano non si applicherebbe al loro caso. Ciononostante restano in carcere. Com'è possibile?
Si tratta di un'operazione illegale. Inviare forze militari a mille chilometri di distanza per rapire, di fatto, degli attivisti costituisce un pericoloso abuso di potere e una violazione del diritto internazionale. Contestiamo ogni giorno sia le accuse dello Stato sia la stessa validità di questi procedimenti giudiziari ai sensi della legge israeliana. Lo Stato sta agendo in totale assenza di autorità legale. Come abbiamo affermato nel nostro ricorso, la polizia israeliana non ha il potere di effettuare arresti così lontani dai confini del Paese, pertanto non esiste alcuna base giuridica per la richiesta di detenzione.
Thiago Ávila è cittadino brasiliano, mentre Saif Abu Keshek è palestinese ma residente da anni a Barcellona. I loro procedimenti potrebbero prendere strade differenti?
Entrambi gli attivisti sono stati arrestati insieme e attualmente sono sottoposti alle stesse accuse e alle stesse condizioni di detenzione. Adalah li rappresenta nell’ambito di un unico procedimento per sequestro di persona, e chiediamo il rilascio immediato di entrambi.
Che accuse sono state formulate per trattenerli in carcere?
È importante chiarire che, in questa fase, non sono state formulate accuse formali. Questi uomini non sono stati incriminati: sono detenuti esclusivamente a scopo di interrogatorio. È prematuro fare ipotesi sulle pene detentive.
Rischiano la pena di morte?
Secondo la nuova legge israeliana sulla pena di morte, questa si applica alle condanne per reati specifici, come l'omicidio. E non sono contestati né ad Abu Keshek né ad Ávila. Nessuno dei due rischia la pena di morte.
Dal 7 ottobre 2023, Israele ha approvato un'ondata di leggi che stabiliscono una differenza di trattamento tra israeliani e palestinesi. La sua associazione si è opposta denunciandone l'iniquità. Pensate che ci sia un regime di apartheid?
Negli ultimi due anni e mezzo, la Knesset israeliana ha approvato decine di nuove leggi, il cui effetto complessivo è quello di consolidare e intensificare ulteriormente le politiche di apartheid e la repressione di Israele nei confronti di tutti i palestinesi sotto il suo controllo, sia in Israele che nei Territori palestinesi occupati. Nel nostro ultimo report abbiamo denunciato proprio questa ondata di leggi discriminatorie e oppressive.
