Flotilla, Procura Roma indaga per sequestro di persona: “Ora Governo chieda rilascio immediato di Saif e Thiago”

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per sequestro di persona per l'abbordaggio di 22 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla. Nella notte del 29 aprile la Marina israeliana ha fermato le navi dirette a Gaza mentre si trovavano nelle acque internazionali al largo di Creta.
Durante quell'operazione vennero arrestati 175 attivisti, di cui 23 italiani, e trasportati a bordo delle navi israeliane. Tutti furono poi fatti sbarcare a Creta il giorno successivo, tranne il brasiliano Thiago Avila e il palestinese residente a Barcellona Saif Abukeshek. I due si trovano nel carcere di Shikma dove resteranno almeno fino a domani, martedì 5 maggio per decisione del Tribunale di Ashqelon.
L'ipotesi di sequestro di persona su cui indaga la Procura capitolina però non riguarda solo loro ma tutti gli attivisti fermati dall'esercito israeliano. All'attenzione dei giudici sono arrivati tre esposti, di cui due promossi dai legali della Global Sumud Italia proprio per Avila e Abukeshek, come spiega a Fanpage.it l'avvocata del team Tatiana Montella: "Ora il Governo italiano deve attivarsi anche per il rilascio dei due attivisti ancora detenuti".
Le avvocate della Flotilla: "Ora l'Italia attivi le sue Procure"
La decisione ha incontrato il favore delle avvocate italiane della Flotilla che, oltre a rivolgersi alle Procure italiane hanno attivato anche la Corte europea per i diritti dell'uomo. "Siamo soddisfatti – dice Montella – l'abbiamo sollecitata attraverso i nostri esposti, adesso ci auguriamo che l'Italia faccia il possibile anche attivando gli strumenti della Procura per richiedere l'immediato rilascio di Saif e Thiago".

L'avvocata del team Patrizia Corpina aggiunge: "Dopo il primo esposto ne abbiamo realizzato un altro in cui sono confluite le testimonianze degli attivisti che erano a bordo della stessa nave militare con Thiago e Saif. Si trovavano divisi in tre recinti con container circondati da filo spinato. Al momento dello sbarco non hanno fatto scendere i due, che già si trovavano in isolamento, e hanno malmenato chi ha provato a protestare".
Entrambi gli attivisti continuano lo sciopero della fame per protestare contro la loro detenzione illegale e i maltrattamenti subiti. La Procura di Roma, per il sequestro avvenuto lo scorso autunno di altri componenti della Flotilla, ha recentemente aperto un'indagine per il reato di tortura.
La lettera di Thiago alla figlia: "Non c'è pericolo peggiore di un mondo che accetta il genocidio"

Sabato mattina Avila e Abukeshek sono arrivati al centro di detenzione di Shikma, ad Ashkelon, dopo oltre due giorni sotto custodia navale. Thiago Avila ha riferito ai suoi legali di essere stato sottoposto a "estrema brutalità " da parte dell’esercito israeliano durante il sequestro delle imbarcazioni. Sarebbe stato trascinato a faccia in giù sul pavimento e picchiato così violentemente da perdere conoscenza due volte. "Presenta attualmente lividi visibili sul volto, inclusa l’area intorno all’occhio sinistro, e riferisce limitazioni nei movimenti e forti dolori alla mano", riferiscono dalla Flotilla.
Dal carcere, Avila ha inviato una lettera aperta alla figlia Teresa, invitandola a comprendere il perché della sua partenza. Inizia esponendole la situazione in cui vivono i bambini come lei in Palestina e termina con un appello a perdonarlo. Parole che raccontano non solo l'amore per la causa, ma anche il timore di non tornare a casa.
Cara Teresa, mi dispiace di non essere a casa con te in questo momento. Purtroppo tuo padre, tua madre, e tante altre persone in tutto il mondo hanno compreso il momento storico e responsabilità che abbiamo.
Oggi oltre un milione di bambini stanno subendo un genocidio, morendo di fame, subendo amputazioni senza anestesia e soffrendo a causa di idee orribili e piene di odio, pur non sapendo cosa siano il sionismo e l'imperialismo. Sono sicuro che anche voi sentite molto la mia mancanza e che tutte le madri e i padri dei bambini palestinesi sentono altrettanto la loro mancanza e darebbero qualsiasi cosa per vivere una vita di amore, felicità e gioia, che ogni essere umano merita, indipendentemente da razza, religione, etnia o qualsiasi altra caratteristica.
Il tuo mondo sarà più sicuro perché molti genitori hanno deciso di dare tutto per costruire un mondo migliore per te. Spero che un giorno tu capisca che, poiché ti amo così tanto, non c'era niente di più pericoloso per te e per gli altri bambini che vivere in un mondo che accetta il genocidio.
Ricorda tuo padre come la persona che ti cantava delle ninne nanne e suonava la chitarra per farti addormentare. E quando sarai grande, anche tua madre ti racconterà che tuo padre era un rivoluzionario e che, persino di fronte alle persone più orribili del mondo – Donald Trump, Benjamin Netanyahu e Itamar Ben-Gvir – è rimasto fermo nella sua convinzione di poter costruire un mondo migliore.