Flotilla, Israele libera Thiago Ávila e Saif Abukeshek: stop alla detenzione arbitraria dei due attivisti rapiti in acque internazionali

Dopo dieci giorni di una detenzione che ha sollevato un'ondata di indignazione mondiale, Saif Abukeshek e Thiago Ávila sono finalmente liberi. I due membri dello steering committee della Global Sumud Flotilla sono stati liberati da Israele oggi, 10 maggio 2026, mettendo fine a un sequestro illegale iniziato lo scorso 30 aprile, quando la Marina israeliana intercettò la loro imbarcazione, la Eros I (battente bandiera italiana), in acque internazionali al largo di Creta.
Mentre Saif Abukeshek, cittadino spagnolo di origini palestinesi, è già in volo verso la Spagna dopo uno scalo tecnico ad Atene (confermato ufficialmente dal ministro degli Esteri di Madrid, José Manuel Albares) il brasiliano Thiago Ávila è atteso al Cairo nelle prossime ore, come annunciato dai suoi legali.
Il castello di accuse senza prove e la strategia del fermo politico
Il Ministero degli Esteri israeliano ha accompagnato l'espulsione con il consueto lessico propagandistico, bollando i due attivisti come "provocatori professionisti" e ribadendo l'inviolabilità del blocco navale. Dietro la retorica dei presunti "legami terroristici" sbandierata dall'intelligence dello Shin Bet per blindare la detenzione, non è però mai emerso un solo elemento concreto. Il vuoto probatorio ha costretto così le autorità a chiudere il caso con un nulla di fatto, confermando come il prelievo in mare sia stato, a tutti gli effetti, un sequestro illegale eseguito in acque internazionali, eseguito a mille chilometri da Gaza, privo di qualsiasi copertura giuridica.
Questo modus operandi riflette una strategia che Tel Aviv applica sistematicamente non solo contro la solidarietà internazionale, ma soprattutto come pilastro dell'occupazione: l'uso della detenzione amministrativa e arbitraria per paralizzare ogni forma di dissenso. Si tratta di un meccanismo consolidato che Israele utilizza quotidianamente per incarcerare migliaia di palestinesi (inclusi minori e bambini) basandosi su dossier "segreti" inaccessibili persino agli avvocati. In questo sistema, il sospetto viene usato come condanna preventiva, permettendo allo Stato di isolare e trattenere a tempo indeterminato chiunque sia considerato una minaccia politica, salvo poi procedere all'espulsione degli stranieri un istante prima che un tribunale possa smontare formalmente le accuse. In questo modo, la carcerazione diventa uno strumento di censura e repressione strutturale, volto a spezzare la resistenza sul campo e a colpire chiunque tenti di bucare il muro del silenzio su Gaza.
Lo sciopero della fame e della sete nel carcere di Ashkelon
Proprio all'interno di questa cornice di pressione si colloca il trattamento subito nel centro di detenzione di Shikma, ad Ashkelon, dove la privazione della libertà è sfociata in condizioni che i legali di Adalah definiscono "disumane". Per dare forza alla propria protesta contro un fermo senza accuse, entrambi gli attivisti avevano intrapreso lo sciopero della fame dal momento del prelievo, con Abukeshek che dal 5 maggio aveva interrotto anche l'assunzione di liquidi. Le denunce dipingono un quadro di violenza psicologica estrema: isolamento totale, celle illuminate artificialmente 24 ore su 24 per impedire il riposo e l'obbligo di indossare bende sugli occhi durante ogni spostamento. Un regime detentivo durissimo che cercava di piegare la determinazione dei due, che però, appena riacquistata la libertà, hanno rilanciato la richiesta di non interrompere la mobilitazione per Gaza.
Mentre la Global Sumud Flotilla riprende la navigazione verso la Turchia, scortata dalla guardia costiera locale, la portavoce italiana Maria Elena Delia esprime un "sollievo infinito", sottolineando però che la vigilanza resta massima. La liberazione di Abukeshek e Ávila è vissuta come una vittoria simbolica delle pressioni internazionali (incluse quelle di Onu, Brasile e Spagna) contro quello che il deputato Arturo Scotto ha definito un vero e proprio "atto di pirateria internazionale" che ha calpestato il diritto del mare e la sovranità europea.