Sangue nei furgoni insieme al cibo nelle Marche, i consiglieri PD: “Nuovo scandalo, si lede il diritto alla salute”

La nuova inchiesta di Fanpage.it sul trasporto promiscuo di sacche di sangue e pasti caldi a Fermo ha innescato un nuovo terremoto politico all'interno del Consiglio regionale delle Marche. Ad andare duramente all'attacco della gestione della sanità pubblica sono i consiglieri regionali del Partito Democratico Antonio Mastrovincenzo e Fabrizio Cesetti – già protagonisti della battaglia sulle sacche di plasma buttate – che commentando la bufera che ha investito l'Azienda Sanitaria Territoriale di Fermo hanno parlato di un sistema ormai giunto al punto di rottura, che sta letteralmente ledendo il diritto alla salute garantito dalla Costituzione.
"Ancora una volta la sanità marchigiana finisce alla ribalta nazionale per uno scandalo che lascia sgomenti. La promiscuità documentata dall’inchiesta di Fanpage tra la logistica dei pasti e il trasporto di materiale biologico, con sacche di emoderivati stipate in furgoni non idonei, rappresenta una violazione intollerabile della sicurezza dei pazienti", dichiarano fermamente i due esponenti dem, ponendo l'accento sulla gravità di una prassi che vede sangue e provette viaggiare abitualmente insieme alle derrate alimentari destinate ai degenti ospedalieri e agli ospiti delle case di riposo.

I consiglieri si scagliano contro il mancato rispetto delle regole tecniche e di sicurezza più elementari: "Questa condizione – affermano Cesetti e Mastrovincenzo – viola palesemente le Linee Guida del Centro Nazionale Sangue (CNS), che impongono vani di carico sanificabili e il divieto assoluto di trasporto combinato con materiali contaminanti. A ciò si aggiunge la carenza di formazione del personale e l’assenza di sistemi certificati per il monitoraggio termico, fondamentali per preservare la qualità del materiale biologico".
Nel mirino dell'opposizione finisce anche il silenzio dei vertici istituzionali di fronte a un allarme che era già stato formalizzato per iscritto. "È grave che, nonostante un allarme formale inviato un mese fa da un’organizzazione sindacale ai vertici dell’Ast, non sia stato adottato alcun provvedimento risolutivo: il sindacato aveva già evidenziato l’inadeguatezza normativa e i gravi rischi legali e professionali a cui sono esposti gli autisti".
Il quadro complessivo che emerge dall'inchiesta è, secondo Cesetti e Mastrovincenzo, l'indice di un’inerzia amministrativa prolungata e non più giustificabile, che affonda le radici negli anni passati. I consiglieri ricordano infatti che "risale già al 2021 una segnalazione documentata su trasporti analoghi in mezzi inadeguati". Una consapevolezza del problema che avrebbe dovuto spingere l'azienda a correre subito ai ripari, soprattutto dopo la firma dei contratti per il rinnovo della flotta aziendale. "E dei veicoli speciali, il cui acquisto è stato formalizzato dall’Ast mesi fa, non c’è ancora traccia. Nel frattempo, si continua a operare in modo irregolare, ignorando i pericoli per l'integrità del materiale biologico".

L'affondo finale si sposta sulla gestione complessiva della sanità marchigiana da parte della giunta di centrodestra, accusata di aver ignorato i ripetuti allarmi sul collasso delle strutture e dei servizi territoriali. "Quello che sta accadendo nelle Marche – continuano i consiglieri del Pd – è il sintomo di un sistema che, a causa di inefficienze denunciate da anni dalle opposizioni e ignorate dalla maggioranza, si sta letteralmente accartocciando su sé stesso, ledendo il diritto alla salute garantito dalla Costituzione". Il richiamo ai recenti e dolorosi scandali che hanno colpito la regione è immediato e inevitabile. "Dopo il Plasmagate all’Ospedale di Torrette, questo nuovo caso rappresenta un ulteriore schiaffo ai donatori, un'offesa intollerabile alla loro generosità che rischia di causare un drastico calo delle donazioni di cui pagheranno le conseguenze i pazienti".
Per queste ragioni, i rappresentanti dem hanno annunciato il deposito immediato di un’interrogazione ispettiva rivolta alla Giunta regionale, pretendendo che l'assessorato alla salute risponda pubblicamente di quanto sta accadendo nei presidi della provincia di Fermo. "Vogliamo risposte immediate. Come è stato possibile permettere il perdurar di tali procedure nonostante gli avvertimenti e la nota carenza di mezzi idonei? È necessario fare piena luce, accertare le responsabilità e ripristinare immediatamente protocolli conformi".
Il direttore della Medicina Trasfusionale: "Nessuna unità di sangue o plasma è andata sprecata"
Sulla vicenda ha diffuso una nota anche il direttore della Medicina Trasfusionale dell'Ast Fermo, dottor Gianluca Riganello: "Tutti gli emocomponenti prelevati nelle sedi di raccolta del Fermano raggiungono in perfette condizioni il Servizio Trasfusionale. Nessuna unità di sangue o plasma è stata mai sprecata o mal gestita e tutte sono state correttamente inviate alla lavorazione".
"Le unità prelevate – aggiunge. Riganello – vengono trasportate in appositi contenitori primario, secondario e terziario. I contenitori sono dotati di stabilizzatori di temperatura con registratori della temperatura stessa (dispositivi elettronici utilizzati per acquisire e archiviare uno o più set di dati nel tempo). I contenitori sono dotati anche di sistema anti-sversamento. I dati relativi ad ogni trasporto vengono registrati su apposito supporto dopo attenta valutazione del personale. La procedura di trasporto è convalidata come previsto dal Sistema di Gestione della Qualità. E aggiungo che non abbiamo mai avuto segnalazioni di difformità dal Centro Unico di Lavorazione delle unità. Ricordo infine che tutte le nostre sedi sono autorizzate e in corso di accreditamento istituzionale secondo manuale Regione Marche".
L'Avis: "Non abbiamo rilevato anomalie"
"Le associazioni di volontariato per la donazione di sangue e plasma – ha dichiarato infine la presidente provinciale Avis del Fermano, Elena Simoni – non svolgono solo il compito di promozione del gesto più importante quale quello della donazione, che fa bene non solo a chi lo riceve, ma offre benefici concreti anche a chi lo compie. Il compito delle associazioni è anche quello di collaborazione e di verifica del buon fine della sacca donata fino al centro trasfusionale di riferimento. Ad oggi non abbiamo rilevato anomalie che hanno o avrebbero causato una non conformità a quanto trasferito dal braccio del donatore alla centralizzazione presso il centro di riferimento. I nostri donatori sanno che il loro contributo viene tracciato in tutto il suo percorso e di questo noi ne siamo garanti".