Bologna, scatta lo scudo penale per gli agenti coinvolti nel caso Fakir sul modello 45 bis: cosa rischiano

Per la morte di Fakir Abderrahim, 43enne di origini marocchine, avvenuta domenica scorsa a Bologna, sono sei le persone su cui la procura di Bologna ha attivato verifiche. Sotto la lente l'operato dei due agenti che sono intervenuti e dei quattro sanitari del 118 chiamati perché l'uomo che è stato ammanettato aveva una crisi psichiatrica in corso: per tutti è scattata la nuova norma dello scudo penale con l'iscrizione in un registro separato, per omicidio colposo. È una delle prime applicazioni del ‘modello 45 bis' del dl Sicurezza previsto nei casi in cui un reato sia commesso da un cittadino in presenza di una causa di giustificazione.
Cosa dicono i ministri Piantedosi e Nordio sul cosiddetto scudo penale
Il ministro dell'Interno Piantedosi è intervenuto sulle indagini, e in un'intervista al Messaggero afferma che "la magistratura sta lavorando e avrà tutta la collaborazione delle istituzioni", ribadendo che "in Italia nessuno è al di sopra della legge". Il titolare del Viminale precisa poi che non esiste "nessuno scudo penale, neanche agli appartenenti alle forze di polizia, sostenere il contrario è una becera strumentalizzazione di una tragedia come questa" e aggiunge che "come ogni cittadino ha diritto alla presunzione di innocenza, lo stesso principio deve valere per chi indossa la divisa". Anche il ministro della Giustizia Nordio sottolinea oggi che "L'espressione scudo penale lascia intendere una immunità che non c'è. Si evita una automatica iscrizione nel registro degli indagati divenuta una sorta di condanna anticipata. Spetta ora alla magistratura valutare se esistano o meno le cause di giustificazione". Cosa cambia dunque esattamente con lo scudo penale per gli agenti, introdotto con ildecreto Sicurezza a febbraio?
Tra le misure del decreto, oltre al fermo preventivo per bloccare i violenti prima delle manifestazioni e alla stretta sui coltelli per i minorenni, è stato introdotto appunto il cosiddetto scudo', che non vale solo per la categoria delle forze dell'ordine ma è stato esteso per tutti i cittadini.
Cosa cambia con lo scudo penale per gli agenti: nessuna impunità
La vicenda di Bologna è una delle prime applicazioni del ‘modello 45 bis': non si parla di "registro degli indagati", ma di "annotazione preliminare". Viene considerato uno ‘scudo penale' per le forze dell'ordine perché se un possibile reato viene commesso con una causa di giustificazione, come legittima difesa o l'adempimento di un dovere, questo permette agli inquirenti di fare accertamenti, prima di un'eventuale iscrizione nel registro degli indagati vero e proprio. Non significa quindi che gli agenti e i sanitari saranno impuniti, ma il decreto Sicurezza consente una fase preliminare di verifica.
L'articolo 12 del decreto Sicurezza prevede infatti un nuovo comma nel corpo dell'articolo 335 codice di procedura penale: in pratica il nome dell'autore di un fatto che "appare evidente" sia stato commesso in presenza di una causa di giustificazione, comecome legittima difesa o uso legittimo delle armi, non viene più iscritto automaticamente nei registri esistenti, ma annotato in un modello ad hoc, all'interno del quale è oggetto non di iscrizione, ma appunto di "annotazione preliminare".
La legge stabilisce che se nel giro di trenta giorni non emergeranno elementi significativi a carico delle sei persone inserite nel fascicolo, il pm sarà costretto a chiederne l'archiviazione. Verranno comunque chieste diverse perizie, a partire dall'autopsia e dalle analisi tossicologiche sul corpo della vittima, e questo potrebbe portare ad allungare i tempi dell'indagine fino a 120 giorni. Verranno passati al setaccio anche i filmati che riprendono la scena e quelli delle bodycam degli agenti. Bisognerà stabilire se siano state violate dagli agenti le direttive del Viminale per i fermi delle "persone non collaborative", contenuti in una circolare del Dipartimento della pubblica sicurezza. In ogni caso il procuratore di Bologna, Paolo Guido, ha precisato che i fatti sono "più ampi rispetto al video diffuso in rete".
In tanto l'avvocato Fabio Anselmo, che assiste la famiglia e che in passato ha difeso i familiari di Stefano Cucchi e Federico Adrovandi, ha chiesto che le indagini vengano affidate a un corpo autonomo e non allo stesso a cui appartengono le persone coinvolte".