“Grida che lo vogliono uccidere”, la telefonata che chiedeva l’intervento della polizia per Fakir a Bologna

“Sono in via Italo Svevo numero 6, c’è una persona extracomunitaria che è arrivata di corsa dietro le autorimesse, sta urlando e scalciando tutti i basculanti, gridando aiuto che lo vogliono uccidere”. È quanto si sente nell’audio della telefonata arrivata due giorni fa alla polizia a Bologna da chi segnalava la presenza di Abderrahim Fakir, il 43enne poi deceduto al Pilastro nel corso di un intervento della polizia durante il quale era stato immobilizzato a terra e ammanettato.
Al passante che chiama la polizia una agente chiede una descrizione dell’uomo – la persona che ha chiamato era lì sul posto tanto da vedere Fakir e descrivere come era vestito e poi aggiungere che si era seduto su una scalinata -, poi la polizia promette un intervento. L’audio della telefonata è stato diffuso in esclusiva dal Tg1 nella serata di ieri, un giorno dopo la morte dell’uomo immortalata in un video e mentre a Bologna era in corso un presidio per l’uomo.
Una manifestazione durante la quale ci sono stati degli scontri della polizia e si registrano anche almeno undici feriti. Lanci di bottiglie, vetrine infrante, idranti e anche delle auto in fiamme hanno segnato il corteo. Tra le persone rimaste ferite ci sono sia agenti che manifestanti, il 118 ha curato 5 poliziotti e 4 manifestanti mentre un altro agente e un manifestante sono stati portati in ospedale con ferite non gravi.

La famiglia della vittima ha preso le distanze dalle violenze: "Quelli che si stanno comportando in modo criminale a Bologna sono amici di chi sta tentando di negare verità e giustizia per Fakir", ha commentato l'avvocato Fabio Anselmo, che assiste i parenti di Abderrahim Fakir. "Il dolore della sorella, soccorsa per un malore, è chiarissimo", ha aggiunto parlando di un episodio avvenuto durante il presidio. E ancora: "La strumentalizzazione becera e violenta, al termine della manifestazione, è un evento a orologeria che costituisce un attacco alla famiglia di Fakir, che ha chiesto più volte calma, educazione e rispetto".
La morte di Abderrahim Fakir a Bologna ha riaperto il dibattito sulla violenza delle forze dell'ordine tanto da far evocare il caso di George Floyd, l'uomo afroamericano morto a Minneapolis sei anni fa dopo essere stato immobilizzato a terra da un agente di polizia. Un confronto apparso anche sulla stampa americana: un articolo del New York Times parla proprio di paragoni emersi in Italia con l'uccisione di Floyd. Il riferimento a Floyd nasce soprattutto dalle analogie mostrate nei video girati dai residenti del fermo dell’uomo.