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OPINIONI
Elezioni amministrative 2026

Comunali, né termometro per le Politiche 2027 né terremoto elettorale: nessuno può dormire sonni tranquilli

Così come il referendum costituzionale, anche queste elezioni comunali non danno l’idea di un cambiamento degli umori dell’elettorato italiano a livello nazionale. Sbagliato dunque leggerle come un antipasto delle Politiche: il voto del 24 e 25 maggio non ha un significato nazionale. Il sondaggista Gigliuto a Fanpage.it: “È un voto territoriale, non è il segno di un rafforzamento del governo né un messaggio alle opposizioni”.
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Non è stata la svolta che il centrosinistra si aspettava, la conferma di uno spostamento del pendolo verso il fronte progressista dopo il test del referendum due mesi fa, ma nemmeno il boost di fiducia che la destra vuole far credere. Le elezioni amministrative, lo abbiamo detto in tante occasioni, non possono essere assimilate alle Politiche, e nemmeno hanno la capacità di anticiparne i trend. Non è cambiato il vento a favore del campo largo, ma nemmeno soffia per spingere le vele della maggioranza verso la sicura riconferma alle prossime elezioni nel 2027.

"Vincere al primo turno sarebbe un miracolo mondiale", era stato il primo commento di Giorgia Meloni guardando i primi risultati relativi alle comunali a Venezia, dove ha vinto Simone Venturini, con un distacco inaspettato rispetto al candidato del centrosinistra Andrea Martella. Le parole di Meloni, riportate dal senatore di FdI Raffaele Speranzon, raccontano di una premier sorpresa, per un quadro generale migliore rispetto alle previsioni. E mentre Donzelli, ai microfoni di Fanpage.it, ostenta una certa tranquillità – "eravamo sereni, determinati e tranquilli anche prima di questo voto" – Meloni usa l'ironia per esultare: "E anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani". È l'espressione di compiaciuta soddisfazione di chi probabilmente aveva paura di dover gestire qualcosa di peggio di un cambio di bandiera a Pistoia, strappata alla maggioranza da Giovanni Capecchi (54,4%), o di un ballottaggio ad Arezzo, dopo un decennio di governo di centrodestra.

Poi la presidente del Consiglio si diverte a punzecchiare la leader del centrosinistra Schlein, con uno stringato "a posto" scritto sotto a un post sui social de la Repubblica, che riportava una dichiarazione della segretaria dem in un articolo del 22 maggio, dal titolo "Venezia, Schlein chiude la campagna elettorale di Martella: ‘Da qui mandiamo a casa Meloni'". Gongola anche il forzista Maurizio Gasparri: "Dopo la vicenda referendaria la sinistra pensava a uno scenario differente, ma i risultati stanno raccontando altro".

La sensazione è che però il referendum costituzionale sulla Giustizia non sia paragonabile ai risultati di quest'ultima tornata elettorale prima della fine della legislatura. L'esito di queste comunali non sembra avere un significato nazionale; allo stesso modo il voto referendario, che ha mobilitato i cittadini a difesa della Costituzione, non andava letto frettolosamente come una semplice promozione o una bocciatura dei partiti.

Prova ne è il fatto che a Reggio Calabria aveva vinto il No al referendum costituzionale (57,26%) e solo una manciata di mesi dopo il candidato del centrodestra Cannizzaro ha sfiorato il 70%. Con questi dati ballerini in mano, come si fa a prevedere quale sarà l'orientamento del voto dei calabresi alle prossime elezioni? Difficile rispondere, perché il voto in questo caso è semplicemente espressione dei singoli territori, inutile fare considerazioni troppo generali. Anche perché per una Pistoia che passa al centrosinistra, c'è una Reggio Calabria che si sposta a destra. E se la maggioranza oggi si mostra baldanzosa per il responso delle urne, o è incauta o cerca solo di ostentare una sicumera di facciata.

Il centrosinistra però è chiamato comunque a fare sue alcune lezioni che arrivano dalle urne. Dovrà probabilmente puntare sui civici e su candidature giovani, e occuparsi di più di temi forse colpevolmente e sconsideratamente ignorati, come quello della sicurezza. Ma la lezione più importante riguarda ancora una volta la costruzione della coalizione del campo progressista: i leader dell'opposizione oggi come non mai devono compiere uno sforzo per cercare di tenere insieme tutti, perché dove questo non avviene l'esito si fa più incerto.

Come ha fatto a vincere Venturini: l'analisi del sondaggista Gigliuto

Come fa notare il presidente dell'istituto Piepoli, Livio Gigliuto, sentito da Fanpage.it, "Si è trattato di un voto territoriale, anche perché ogni comune impegnato in questa tornata elettorale ha una storia a sé. Il risultato delle amministrative insomma non è il segno di un rafforzamento del governo né un messaggio alle opposizioni".

In questi casi il risultato è determinato da una serie di concause. È innegabile che a Venezia nel centrosinistra aleggiava un certo ottimismo nei confronti di Martella. E il distacco tra i due candidati è largo, considerate le premesse: "L'attesa per l'esito del voto a Venezia era legata anche al fatto che Stefani, eletto da poco presidente del Veneto, era andato molto bene nella Regione, ma non nel capoluogo", sottolinea a Fanpage.it Livio Gigliuto. Nel comune infatti il leghista Stefani era arrivato alla parti con Manildo: 47,2 il primo contro il 47,7 del secondo.

Qui la vittoria del centrodestra può essere spiegata con una sommatoria di ragioni. Secondo il sondaggista, Venturini aveva dalla sua liste molto forti: "La lista più votata a Venezia non è una lista di partito, ma è quella civica che sosteneva Venturini, ‘Simone Venturini Sincaco', che ha preso il 30,2% circa. Venturini ha funzionato meglio di Martella in campagna elettorale, è un candidato di territorio ed è soprattutto un candidato giovane, 38 anni. In una Regione che ha appena eletto Stefani, 33 anni, proporre una candidatura generazionalmente in continuità ha avuto un impatto".

Reggio Calabria: un laboratorio per un'alleanza Calenda-centrodestra?

A Reggio Calabria alla vittoria del centrodestra con Cannizzaro ha contribuito anche la lista di Azione di Calenda, che porta a casa il 2,5% (mentre scriviamo lo spoglio non è completo). Il nome dell'azzurro Cannizzaro è stato quello indicato per la sfida con Battaglia, sindaco facente funzione dopo il passaggio di Giuseppe Falcomatà (Pd) in consiglio regionale. In questa partita Battaglia era sostenuto da Pd, M5s, Alleanza Verdi e Sinistra, e Casa Riformista. Cannizzaro era appoggiato dalla coalizione di governo e da Azione di Carlo Calenda. È un sodalizio che può funzionare anche per le prossime elezioni nazionali?

Per il sondaggista Gigliuto, la vittoria di Cannizzaro è stata talmente ampia (è intorno al 65%, mentre Battaglia è fermo poco sopra il 24%), che il centrodestra avrebbe tranquillamente potuto fare a meno di Azione: "Questo voto non ci dà un'indicazione su quanto possa essere determinante il posizionamento di Calenda negli equilibri tra centrodestra e centrosinistra. Ma ci dà comunque un segnale: Azione è aperta a un possibile collocamento nel centrodestra, che non è teoricamente il suo orizzonte nativo".

Più importante invece capire cosa succederà ad Arezzo, dove il candidato di Azione, Marco Donati, potrebbe essere cruciale per il ballottaggio del 7 e 8 giugno tra Comanducci e Ceccarelli: "Sarà interessante capire cosa farà Donati al secondo turno, per comprendere meglio che direzione vorrà dare Calenda al suo partito".

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Giornalista professionista dal 2014, a Fanpage.it mi occupo soprattutto di politica e dintorni. Sicula doc, ho lasciato Palermo per studiare a Roma. Poi la Capitale mi ha fagocitata. Dopo una laurea in Lettere Moderne e in Editoria e giornalismo ho frequentato il master in giornalismo dell'Università Lumsa. I primi articoli li ho scritti per la rivista della casa editrice 'il Palindromo'. Ho fatto stage a Repubblica.it e alla cronaca nazionale del TG3. Ho vinto il primo premio al concorso giornalistico nazionale 'Ilaria Rambaldi' con l'inchiesta 'Viaggio nell'isola dei petrolchimici', un lavoro sugli impianti industriali siciliani situati in zone ad alto rischio sismico, pubblicato da RE Le Inchieste di Repubblica.it. Come videomaker ho lavorato a La7, nel programma televisivo Tagadà.
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