C'è un altro barcone alla deriva, con 20 persone che rischiano di morire e almeno altre 8 di cui si sono perse le tracce. La Alan Kurdi è ancora al largo di Malta con 64 persone a bordo, il cui destino non sembra contare più di tanto per l'opinione pubblica. Le notizie che arrivano dalla Libia, il place of safety secondo il governo italiano, non sono confortanti e non è da escludersi un aumento del numero di partenze nelle prossime settimane.
Ecco, anche mettendo da parte le considerazioni di carattere politico – ideologico, appare evidente come stiamo avendo a che fare con un grande emergenza umanitaria, che, per come stanno andando le cose, può solo peggiorare. Una emergenza, eloquentemente esemplificata dal rapporto tra le partenze e il numero dei morti in mare, di fronte alla quale il governo italiano e l'Unione Europea sono totalmente impreparati.

Il Movimento 5 Stelle e la Lega, dopo aver isolato politicamente l’Italia (non che prima fosse andata tanto meglio, eh…) e aver mandato Conte allo sbaraglio con un piano raffazzonato e poco realistico (ve lo ricordate lo European Multilevel Strategy for Migration, che qualcuno nel governo descriveva come la panacea di tutti i mali?), ora semplicemente stanno facendo finta di non vedere cosa sta accadendo e cosa potrebbe accadere.

La balla dei porti chiusi, la bufala degli "zero sbarchi" e la scemenza del “si sbarca in Italia solo chiedendo permesso” (che poi manco è vero, visto l’aumentare degli sbarchi fantasma dei tunisini…), nascondono il problema centrale: non abbiamo uno straccio di linea o di progetto di ampio respiro sulla gestione degli sbarchi. Ci limitiamo a gestire (si fa per dire) i casi che di volta in volta si presentano e non abbiamo la benché minima intenzione di mettere in campo misure ad ampio raggio, che affrontino le complessità del problema. È una gestione fatta di Tweet e lanci di agenzie, con pochissimi provvedimenti ufficiali (e scritti pure male).

Al momento, non ci facciamo più carico delle chiamate di soccorso che giungono in area SAR libica o maltese, non coordiniamo più i soccorsi, non diamo più supporto a Malta, abbiamo più che dimezzato il nostro impegno nella search and rescue a Lampedusa (come vi avevamo raccontato qui, la dotazione della nostra Guardia Costiera è stata ridotta in modo estremamente significativo), non indichiamo più place of safety e non autorizziamo il trasferimento in Italia dei migranti soccorsi dalle ONG (salvo decisioni casuali dopo estenuanti tira e molla sulla pelle deinnaufraghi), finiamo per scoraggiare anche la presenza di navi private o mercantili commerciali: insomma, siamo completamente in balìa degli eventi. Zero passi avanti nei rapporti bilaterali, cento passi indietro nella stabilizzazione della Libia, caos aumentato su permessi di asilo e rimpatri, decine e decine di appelli di UNHCR e ONG ignorati.

Dopo aver gettato le basi per la costruzione a tavolino di una vera e propria bomba sociale, grazie a un decreto sicurezza e immigrazione che avrà come unico effetto l'aumento degli irregolari e del caos burocratico, stiamo deliberatamente evitando di occuparci dell'emergenza umanitaria, derubricando a "scelta politica" un giochetto propagandistico sulla pelle delle persone.

Questa non è gestione, è cinico menefreghismo, che peraltro potrebbe avere conseguenze devastanti se la situazione in Libia dovesse peggiorare.